Luca Zaia sta serenissimo. E forse per Salvini è un problema

In Veneto successo (previsto) per il referendum per l'autonomia. Il governatore si prepara a trattare per Roma, ma in molti pensano che questo sia l'inizio della sua ascesa. In Lombardia invece Maroni deve fare i conti con il flop del voto elettronico   

23 Ottobre 2017 alle 10:52

Luca Zaia sta serenissimo. E forse per Salvini è un problema

Luca Zaia (foto LaPresse)

Alla fine è andata, più o meno, come previsto. Il sì ha vinto nettamente nel referendum consultivo per l'autonomia indetto da Lombardia e Veneto. Ma a pesare, come scritto dal Foglio ieri, non è certo questo risultato. Perché anche se nessuno lo ammette pubblicamente, il referendum per l'autonomia era anche una sfida tutta interna alla Lega, tra Roberto Maroni e Luca Zaia. E tra loro e Matteo Salvini.

 

Ebbene il governatore veneto, non c'è dubbio, ha stravinto la sfida. Non è una cosa inattesa visto che il Veneto ha sempre avuto un'anima "indipendentista" più marcata di altre regioni. Ma Zaia è riuscito a portare alle urne il 57,2% degli elettori (2.328.949). Quorum ampiamente superato. Notizia che, in tempi di astensionismi record, non era affatto scontata. Il 98,1% ha scelto di votare sì. E anche se si tratta di elettori che appartengono ai vari partiti in modo trasversale, è chiaro che il governatore leghista, rieletto solo due anni fa con il 50,08% dei voti, ha ricevuto una nuova e più forte legittimazione.

 

Diversa la situazione lombarda. Dove era difficile aspettarsi un plebiscito autonomista e dove Maroni, con diverse difficoltà in più, è riuscito ad arrivare al 38% di affluenza portando alle urne circa 3 milioni di cittadini. In realtà il dato ufficiale è arrivato molte ore dopo la chiusura delle urne. Con la Regione Lombardia costretta ad ammettere che il voto con i tablet ha avuto "qualche criticità”. E anche questa, a suo modo, è una sconfitta visto che il governatore, alla vigilia del referendum, era stato duramente criticato per l'acquisto dei tablet.

  

Il dato, però, resta comunque e inequivocabilmente politico. L'autonomia, qualunque cosa questo significhi, sarà oggetto di trattativa con il governo. Il ministro Maurizio Martina, intervistato da Repubblica, spiega che “le materie fiscali e anche le altre come la sicurezza, non sono e non possono essere materia di trattativa” (parole cui Zaia replica netto: “L'interlocutore è Gentiloni”). Poi, con un po' di malizia, il vicesegretario del Pd sottolinea che "il dato del Veneto è sicuramente un messaggio chiaro: è un mandato degli elettori ad aprire una trattativa. Ma per quanto riguarda la Lombardia parlerei, al contrario, di una sconfitta. Nello specifico di una sconfitta di Maroni". 

 

È chiaro che, a questo punto, in molti proveranno a giocare su questa dicotomia Zaia-Maroni, nella speranza che questo produca una spaccatura interna alla Lega. L'altro fronte riguarda invece le ambizioni politiche del governatore veneto. Lo scorso febbraio Silvio Berlusconi, parlando del futuro leader del centrodestra, aveva fatto una mezza investitura: “Se non potrò tornare in campo, il centrodestra dovrà trovare qualcuno al suo interno. Il governatore del Veneto Luca Zaia si sta comportando molto bene. Dico Zaia o qualcun altro in grado di emergere e convincere tutti”.

Il governatore non aveva gradito e nemmeno Matteo Salvini che aveva replicato: “Se qualcuno pensa di mettere zizzania nella Lega facendo nomi, ha sbagliato a capire. Perché, a differenza degli altri, noi siamo una squadra”. Ora il problema si ripropone. L'impressione è che poco sia cambiato. Difficilmente Zaia potrà aspirare ad un ruolo nazionale in contrapposizione a Salvini. E quasi sicuramente la Lega non si spaccherà prima del voto. Ma il governatore ha ancora poco più di due anni di mandato. Un tempo politico in cui può succedere di tutto e in cui si può anche provare a costruire una candidatura che, al momento, difficilmente riuscirebbe a sfondare nel Centro-Sud. 

Molto dipende anche da come Maroni e Zaia, a questo punto, giocheranno le loro carte. Il rischio che si riproponga anche in Italia un effetto Brexit, con una trattativa in stallo e promesse non mantenute, è dietro l'angolo.

 

Nel frattempo, certamente, Berlusconi può leggere soddisfatto le parole di Giorgia Meloni che commentando il referendum, prosegue la “polemica” con la Lega: “È evidente che i quesiti referendari non hanno affascinato i 14 milioni di cittadini chiamati al voto. Meno della metà di loro si è recata ai seggi respingendo di fatto questa impostazione plebiscitaria”. I toni, certo, non sono eccessivi, ma il malessere e le divisioni all'interno del fronte sovranista del centrodestra ci sono. E questo non può che far piacere al leader di Forza Italia.  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    23 Ottobre 2017 - 18:06

    Francamente per ora non è che Zaia si sia distinto in maniera significativa da Salvini: stessa angusta, patetica visione protezionista/sovranista, decrescista, magari su scala veneta anziché nazionale, anti-mercato, anti-EU, anti-trattati internazionali, anti-vax...Per carità.

    Report

    Rispondi

  • vekkto

    23 Ottobre 2017 - 14:02

    Forse il Foglio e molte altre testate nazionali continuano a sottovalutare il fatto più evidente…non è Zaia o la sua rappresentanza politica ad avere dato un segnale forte ma il popolo…Chiaro che in questo momento Zaia è il rappresentante ufficiale di questo sentimento popolare veneto ma se dovesse deludere ne abbiamo dieci al giorno di Zaia pronti a prenderne il posto. Quello che conta è che i Veneti ne hanno le palle piene di questa politica italiana. Saremo anche polentoni ma ora non ci ferma più nessuno. La Lombardia non ha nulla a che vedere con noi.

    Report

    Rispondi

    • Lou Canova

      23 Ottobre 2017 - 18:06

      Direi che la chiusura del suo commento spiega sin troppo bene i termini reali della questione.

      Report

      Rispondi

  • Giovanni Attinà

    23 Ottobre 2017 - 13:01

    Fra poco Zaia sarà incoronato come leader per un referendum inutile. LO stesso dicasi per quello della Lombardia. Capisco che il mondo dell'informazione viva di enfasi alla Vincenzo Mollica, ma cerchiamo di stare con i piedi per terra. Non è che cambierà molto per i rapporti tra Stato e regioni e poi sono curioso di vedere le riforme costituzionali che si proporranno, dopo le prossime elezioni politiche. Infatti in sei mesi si doveva cambiare la Costituzione, dopo il Referendum, ma poi i vari D'Alema e Berlusconi, evidentemente si sono dimenticati delle promesse.

    Report

    Rispondi

    • vekkto

      23 Ottobre 2017 - 14:02

      Vieni qui in Veneto e capirai. Forse soppeserai tutto in modo differente

      Report

      Rispondi

      • Giovanni Attinà

        23 Ottobre 2017 - 19:07

        Non c'è bisogno di venire in Veneto: ognuno vuole coltivare il proprio orticello. Quanto poi a coloro che - il riferimento è al mondo dell'informazione- ci ricordano la Repubblica Veneta bisognerebbe cessare di fare questi riferimenti. Infatti tra poco questi signori scopriranno le Repubbliche Marinare, il Regno delle Due Sicilie e magari l'Impero Romano. Quanto all'area di centrodestra, magari "Il Foglio" potrebbe dedicare un numero del lunedì per ricordare i cosiddetti "Ipse dixit" di tanti esponenti, dimenticati per l'occasione.

        Report

        Rispondi

Servizi