"Il punto non è uscire dall'Europa ma contare in Europa", dice Tajani ai sovranisti

Il presidente del Parlamento europeo alla Festa del Foglio: "Uscire dall'Europa produce più danni che vantaggi. Ma adesso Bruxelles risponda a tre grandi temi: disoccupazione giovanile, terrorismo, immigrazione illegale"

22 Ottobre 2017 alle 14:18

"Il punto non è uscire dall'Europa ma contare in Europa", dice Tajani ai sovranisti

Alla festa del Foglio a Firenze arriva ultimo ma non ultimo, Antonio Tajani. Non solo per il suo ruolo ma perché permette di tornare all'inizio e riprendere diverse questioni aperte nella due giorni. A partire dalla questione di fondo che ha animato la kermesse fogliante. Insomma, siamo ottimisti verso l'Europa?

Europa. "Ottimisti è una parola grossa ma guardiamo con fiducia al futuro. Innanzitutto perché gli eventi degli ultimi anni hanno mostrato che uscire dall'Europa produce più danni che vantaggi", sostiene Tajani, in relazione al delicato e scottante tema della Brexit, i cui "negoziati non avanzano anche perché i britannici non hanno linea comune, univoca, che possa tutelarli. Non possiamo dire che tutto va bene, ci sono molte cose da cambiare, innanzitutto rendere più aperte le istituzioni" per ridurre le distanze tra Bruxelles e i popoli europei. "La prima cosa da fare è capire perché tanti cittadini votano per i movimenti populisti. La risposta che mi sono dato è che le risposte delle istituzioni europee non sono state soddisfacenti". Per il presidente dobbiamo rispondere rapidamente e bene a tre grandi temi: disoccupazione giovanile, terrorismo, immigrazione illegale. "L'ultimo eurobarometro ci dice comunque che la percezione è cambiata, il consenso nei confronti Parlamento europeo è cresciuto. La politica in Europa deve tornare centrale per ridare fiducia ai cittadini. Sto dedicando il mio mandato a rinverdire questa tendenza".

 

Sovranismo. Anche se i movimenti populisti come la Lega Nord e il Front national oggi dichiarano di non volere più uscire dall'Europa e dall'euro ma chiedono piuttosto una riforma dei trattati, l'euroscetticismo rimane una minaccia che Bruxelles non può prendere sotto gamba: "Se vogliamo difendono gli interessi dell'Italia l'obiettivo è avere un'Italia protagonista a livello europeo, tanto più in questo momento di crisi in cui i britannici si stanno separando. L'Italia deve contare di più a Bruxelles, non possiamo avere solo guida franco-tedesca: indebolirebbe l'Europa. Italia e Spagna giochino un ruolo da protagonisti per avere un'Europa più equilibrata. Nel 2050 quando competeremo con stati demograficamente enormi, come la Cina e l'India, gli stati europei da soli cosa potranno fare? Nulla. Non voglio che il futuro dei nostri figli sia marginale.

 

Il referendum in Catalogna e l'autonomia di Lombardia e Veneto. Tajani, che aveva alzato la voce con la Catalogna - "Nessun paese europeo riconoscerà l'indipendenza della Catalogna" -, ribadisce il concetto: "Non credo esistano piccole patrie. Esiste un attaccamento ad alcune identità. Oggi siamo a Firenze; ma essere fiorentini non significa non essere italiani". In Catalogna "non si tratta di autonomismo. Ma di una proclamazione d'indipendenza in spregio dello stato di diritto e contro la Costituzione spagnola: è frutto di un referendum illegale promosso in violazione delle regole dell'autonomia catalana. Ciò provoca un vulnus democratico. Anche perché i rappresentanti del referendum sono stati una minoranza rispetto alla popolazione catalana", ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo al Messaggero. Un concetto che torna anche sul palco fogliante, dove Tajani proclama ancora la sua contrarietà alle iniziative indipendentiste della Catalogna. 

   

Cristianesimo e identità europea. "Più si vuole essere aperti, più si deve riscoprire e difendere la propria identità. Accoglienza e rispetto degli altri non significa rinunciare alle proprie tradizioni. E' stata ad esempio una sciocchezza togliere i crocifissi dalle nostre scuole. Se non abbiamo il coraggio di difendere i nostri principi e i nostri valori, compreso il cristianesimo non possiamo costruire un dialogo forte con gli altri", sostiene Tajani, pur ammettendo che a lungo l'Europa e le sue istituzioni hanno tentato di mettere da parte l'identità cristiana del continente. "Ed è stato un errore. Essere agnostici, indifferenti non significa essere tolleranti". Parlare di patria npon significa fare scelte di estrema destra, dobbiamo ricordarci che valore ha. L'Europa, per combattere fenomeni da piccola patria, serve difendere autonomia, sussidiarietà. Non credo a stati che soffocano identità al proprio interno: siamo uniti nelle diversità.

 

Ministro unico delle finanze: Interpellato sulla visone europea del presidente francese Macron ("Ci sono tante sue  ricette che mi piacciono, altre meno", dice) Tajani ammette che l'idea del ministro unico europeo delle finanze sia interessante. "A patto che sia parte di un disegno complessivo di riforme, armonizzazione fiscale, unione bancaria. Si dovrebbe anche avere un ministro europeo dell'industria. Si può sostenere solo con una nuova e moderna politica industriale, con un forte sostegno all'economia reale.

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