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"Luiginarie" e Rousseau: i due nuovi ricorsi dell'avvocato Borrè

L’avvocato che è ormai l’incubo dei vertici del M5s e il punto di riferimento su scala nazionale di tutti i dissidenti e gli espulsi grillini in cerca di riscatto, stavolta ha due bersagli davvero grossi

22 Ottobre 2017 alle 06:03

"Luiginarie" e Rousseau: i due nuovi ricorsi dell'avvocato Borrè

Beppe Grillo (foto LaPresse)

Roma. Tutto, per ora, è in fase preliminare: le carte verranno depositate al tribunale di Roma la settimana prossima, e poi bisognerà attendere il responso dei giudici. E insomma ci vorranno grosso modo due mesi per capire se i ricorsi verranno accettati: ma vedendo chi è che li presenta, viene da pensare che Beppe Grillo e Davide Casaleggio non vivranno l’attesa con troppa serenità. Ad occuparsi del dossier è infatti Lorenzo Borrè, sempre lui, l’avvocato che è ormai l’incubo dei vertici del M5s e il punto di riferimento su scala nazionale di tutti i dissidenti e gli espulsi grillini in cerca di riscatto. Stavolta, però, il bersaglio è davvero grosso. Anzi, i bersagli. 

     

I ricorsi sono infatti due. Il più consistente riguarda le primarie online di fine settembre che hanno incoronato Luigi Di Maio candidato premier del M5s: viziate, a giudizio dei ricorrenti, da una duplice irregolarità. Innanzitutto, una presunta disparità di trattamento: aver ristretto la possibilità di candidarsi ai soli portavoce che avessero già ricoperto un incarico istituzionale sembra costituire una violazione del principio di parità dei soci. Il mantra dell’uno vale uno, dunque, sarebbe stato calpestato dalle norme elaborate dal sacro blog: e in particolare da quella che ammetteva alla competizione online solo gli iscritti che avessero “esperito un mandato”. Ma non è finita qui. Secondo il contenuto del ricorso, è la stessa candidabilità di Di Maio ad essere irregolare, in quanto in contrasto con il Regolamento interno: quello, cioè, che annovera tra i “requisiti essenziali ed inderogabili per candidarsi sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle” il “non aver riportato sentenze o provvedimenti di condanna penale, anche se non definitivi”.

     

Lo staff della Casaleggio ha tentato di aggirare il divieto, con una norma ad hoc inserita nel regolamento delle primarie online pubblicate sul “Blog delle stelle”, così da riammettere Di Maio (che ha a suo carico due indagini per diffamazione), ma lo avrebbe fatto in modo illecito. Lo statuto – anzi, il Non statuto – consente infatti al capo politico del Movimento, di indire le consultazioni in rete e stabilire le procedure di voto, ma non di modificare i requisiti necessari per la candidabilità. Grillo, in sostanza, non avrebbe potuto, secondo Borrè, inserire il comma “salva-Di Maio”. C’è poi l’altro ricorso, anche questo assai rilevante, che mira a Rousseau, il sistema operativo del Movimento gestito da Davide Casaleggio e da due suoi fedelissimi, l’europarlamentare veneto David Borrelli e il consigliere comunale bolognese Max Bugani. I ricorrenti contestano, in particolare, il travaso dei dati personali degli iscritti al M5s: dati sensibili e riservati, trasferiti tutti automaticamente nella nuova piattaforma senza alcun consenso da parte dei diretti interessati.

   

“Possibilità che i ricorsi vengano accolti? Vedremo, attendiamo sereni il verdetto del tribunale”, commentava ieri pomeriggio Borrè, al termine dell’incontro decisivo avvenuto nel suo studio romano di Prati. E’ lì che sono stati messi a punto gli ultimi dettagli. Da un lato della scrivania l’avvocato, dall’altro Riccardo Di Martiis, dissidente veneto del M5s e presidente del neonato “Rinascimento Pentastellato”, un comitato – con domicilio in via Germanico 107, stessa sede degli uffici di Borrè – che raccoglie delusi a cinque stelle di varie città d’Italia e che è stato registrato a Roma il 21 settembre scorso, a pochi passi da Piazza del Popolo, presso lo studio del notaio Valerio Vanghetti. Chi era presente, alla firma di quell’atto di costituzione, non si sbilancia sulle prospettive del comitato. Ma ci tiene a precisare che “non c’erano né i famigliari né i ragionieri del capo, a siglare le carte”. Il che, evidentemente, rappresenta forse già un passo in avanti rispetto all’associazione “Movimento 5 stelle”, che Grillo fondò insieme a suo nipote e al suo commercialista di fiducia. Non è molto, per ora, ma è già qualcosa.

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