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La parola a Pizzarotti

“L’ipocrisia del limite a due mandati verrà rimossa solo quando riguarderà Di Maio e Di Battista”

17 Ottobre 2017 alle 06:00

La parola a Pizzarotti

Foto LaPresse

Roma. Rumore di fondo, nulla di più. “Chiacchiericcio destinato a essere strozzato, ancora una volta, ancora per un po’”. Al solo sentirne accennare, alla eliminazione del limite dei due mandati per i portavoce del Movimento 5 stelle, Federico Pizzarotti si mette a ridere. Per il sindaco di Parma, la questione la si può liquidare in fretta: “Quella regola non verrà cambiata fintantoché non riguarderà in maniera diretta i vari Di Maio e Di Battista. O magari la Lombardi”, fresca candidata governatrice del Lazio, “una che nel Movimento ha fatto più danni di Attila”. Sarcastico, risoluto, Pizzarotti parla con la sicurezza di chi già ci ha provato, ad avanzare istanze di revisione del regolamento interno, e non ha ottenuto grandi risposte se non l’espulsione. “Inutile fare proclami: senza uno strumento strutturato per il confronto, continua a decidere Casaleggio, e gli sfoghi dei ribelli restano voci nel deserto”. Dunque per ora nessuna riforma. “Tanto più che le elezioni sono vicine”, per cui anche i parlamentari meno allineati ci pensano parecchio, prima di lasciare trapelare il loro malcontento.

 

In verità la questione è tornata d’attualità, dopo l’intervista rilasciata al Foglio da Fabio Fucci, il sindaco grillino di Pomezia in scadenza di mandato (il secondo, non a caso). Per giorni, nelle assemblee parlamentari dei Cinque stelle, l’argomento è stato snobbato, sopraffatto dalla canea sul Rosatellum. E però in disparte, nei conciliaboli più riservati, anche delle regole si è cominciato a parlare, ribadendo ad esempio la necessità di eliminare l’equiparazione tra gli incarichi: “Chi ha fatto il consigliere in un comune con mille abitanti non può essere trattato come un parlamentare”, è stato riaffermato. E poi riflessioni più recenti, a dar voce a paranoie avvalorate, nei mesi scorsi, anche da Alessandro Di Battista. “E se i partiti, per far fuori le figure più esperte del Movimento già al secondo mandato, scegliessero di far cadere il governo dopo appena qualche mese dall’avvio della nuova legislatura e ci mettessero al tappeto?”. La soluzione, allora, consisterebbe nello specificare che “non sui due mandati, va fissato il limite, ma sui dieci anni”.

 

Tutto, per ora, solo abbozzato. “A essere concreta – commenta Pizzarotti – è solo l’ipocrisia”. Quella di chi “dice che le regole sono sacre e inviolabili, ma poi accetta di cambiarle quando vanno a danno di qualche esponente di spicco”. Un esempio, in piccolo, già c’è stato. “In piccolo mica tanto, visto quanto il soggetto in questione sia vicino a Casaleggio”. Il soggetto in questione è Max Bugani, fedelissimo di Davide, che ha accettato controvoglia di candidarsi per la seconda volta a sindaco di Bologna, nel 2016, pur sapendo di non avere alcuna possibilità di vincere. “E pur sapendo – precisa Pizzarotti – che così si sarebbe precluso la via per il Parlamento. Ha accettato solo perché, altrimenti, tutti gli amministratori avrebbero rinunciato a bruciarsi imbarcandosi in un secondo incarico di ripiego, in attesa di candidature più prestigiose. E come ricompensa, però, Bugani ha ottenuto di entrare a far parte di Rousseau”, l’associazion di cui ora è uno dei tre soci insieme all’europarlamentare David Borrelli e Davide Casaleggio stesso. “Così, pur avendo esaurito i due mandati, resterà nella stanza dei bottoni”.

 

Obiettivo cui forse Fucci non potrà ambire. Meno remota, invece, l’idea che il sindaco grillino, alle comunali del 2018, finisca con l’emulare Pizzarotti, rompendo col M5s. “Effetto Pomezia? Suona bene”, scherzava nei giorni scorsi Fucci, augurandosi comunque “di non dover arrivare a tanto”. Non sarebbe, del resto, il solo a ispirarsi al “Pizza”. Chi gli è stato vicino, nei tre giorni di assemblea nazionale dell’Anci a Vicenza, la scorsa settimana, racconta di come “il sempre disponibile Federico” fosse molto ricercato: in tanti a stringergli la mano, in tanti a chiedergli un colloquio. Lui non nega, anzi: “Parma è un caso che suscita interesse, e questo per noi è importante, visto che siamo alla ricerca di un orizzonte comune, di una rete”. Un polo civico? Un “Effetto Italia” che parta dai territori? “Vedremo, ora è prematuro ipotizzare nomi e formule. Però è vero: tanti amministratori, espressione di liste civiche di qualsiasi colore politico, dalla Lega al Pd passando per i delusi di M5s, non si riconoscono più in nessuna forza politica nazionale, e cercano una collocazione e un’identità nuove”. E se anche Fucci, tra i tanti, chiamasse Pizzarotti? “Per ora aspetto la telefonata. Poi vedremo”.

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