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Il sindaco preferito di Salvini va in trincea, con l'AK-47

Difende la legittima difesa, attacca le pari opportunità. Chi è Susanna Ceccardi, alla guida di Cascina dal 2016

16 Maggio 2017 alle 14:47

Il sindaco preferito di Salvini va in trincea, con l'AK-47

Foto LaPresse

Roma. “Il Popolo della Lega ha parlato. E’ il Popolo di Salvini”. Segue foto, via Facebook, di abbraccio con Matteo Le Pen, meglio noto come il Capitano. Susanna Ceccardi, classe 1987, dal 2016 alla guida del Comune di Cascina, provincia di Pisa, è il prototipo della giovane classe dirigente su cui punta il segretario della Lega; ha vinto in una zona rossa, è pop, va in tv, usa i social e brandisce una pistola. “Mi chiami sindaco, non sindaca, per favore”, disse lei appena eletta. “Sindaca mi sembra un retaggio vetero femminista e quello non ha portato a nessuna emancipazione”.

 

La pistola, si diceva. “La difesa è SEMPRE legittima. Ma se non impari a sparare, è inutile qualsiasi legge”, dice lei, divertita, mentre si esercita al tiro a segno di Navacchio e riceve consigli di chi la sa lunga: “Prova la 92FS”; “Quando vuoi fare una gara chiamami così tolgo un po’ di ruggine alle mie”; “Susanna usala contro i Pidioti!”; “Tutti buoni con la calibro 22! Ci vuole la 9x21!”. Il sindaco, a quel punto, interviene nella discussione in punta di baionetta sulla sua bacheca Facebook e pubblica la foto di un AK47, cosiddetto Kalashnikov: “Meglio questo”, assicura. Il consigliere comunale leghista Daniele Funel, allenatore personale, che ha appena regalato una motosega professionale agli operai del Comune, le fa i complimenti: “Grande il nostro sindaco anche se era già da un po’ che non si esercitava… Passeremo a calibri più consistenti. Anche se non è andata male con AK47”. Non fosse chiaro da che parte sta il sindaco, qualche giorno fa la sua giunta ha approvato un fondo per il patrocinio legale a sostegno dei cascinesi vittime della criminalità, destinato, si legge nella delibera, “ad assicurare la compartecipazione delle spese del patrocinio a carico del Comune nei procedimenti penali per la difesa dei cittadini di Cascina residenti nel territorio comunale che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona e perpetrato nel territorio comunale di Cascina, siano accusati di eccesso colposo di legittima difesa o di omicidio colposo per aver difeso se stessi, la propria attività, la famiglia o i beni, da un pericolo attuale di un’offesa ingiusta”. 

 

“Chi si difende in casa propria è una VITTIMA, non può essere IMPUTATO”, dice il sindaco, reduce da un duello a La Zanzara, dove ha spiegato perché va al tiro a segno a sparare e perché “studia” per avere una pistola a casa: “Per difesa personale, della propria casa e dei propri famigliari. In un paese come questo, dove la giustizia – lo stato purtroppo – non garantisce la sicurezza dei cittadini ancora siamo costretti a volte a difenderci da soli. Ancora non ho l’arma perché non la so usare bene; una volta che imparerò a usarla bene saprò anche come difendermi in casa mia”, dice il sindaco. “Invito i cittadini onesti a difendersi: i cittadini onesti devono potersi difendere”.

 

Qualche mese fa, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulla donna, il sindaco leghista se l’era presa con le manifestazioni in giro per l’Italia, Cascina compresa: “Sinceramente penso che le scarpette rosse, i foulard, le sedie rosse, le marce e le manifestazioni contro la violenza sulle donne servano a poco. Di violenze ne subiamo tutti, ogni giorno. E magari, seppur involontariamente, le compiamo. La violenza è parte dell’uomo (e della donna), è parte della natura. A tutte sarà capitato di conoscere uomini e donne prepotenti, anche sul piano psicologico. La difesa più forte è lavorare su noi stessi, avere stima di sé, non dipendere da nessuno. Altro che scarpette rosse, alle donne vittime di violenza insegnate prima di tutto a non fare le prede”. A gennaio, la maggioranza in Consiglio comunale ha presentato una mozione per abolire la consulta per le pari opportunità, “uno strumento di propaganda dell’ideologia gender ed è anacronistico”. Ceccardi non si è lasciata sfuggire l’occasione: “Le pari opportunità non passano dalle consulte, dalle nomine o dalle seggioline rosse. Ma si conquistano sul campo. Cosa hanno fatto le signore della commissione in questi anni? Sono superate, il nostro modello è diverso. La consulta è stata sicuramente uno strumento di propaganda gender e io ritengo che riporti le donne ad una condizione di debolezza”.

 

Prima di essere eletta, a gennaio dell’anno scorso, aveva criticato il suo predecessore per aver fatto cantare ai bambini delle scuole di Cascina “Imagine” di John Lennon. “Idea del sindaco. Cosa dice la canzone? Dice immagina… Immagina un mondo senza religione, senza paradiso, senza proprietà privata. Qualcuno lo ha immaginato davvero questo mondo, e lo ha realizzato. Si chiama Comunismo e ha fatto milioni di morti. La musica sarà anche carina, ma le parole sono aberranti. Un mondo senza fede, senza valori, senza proprietà privata guadagnata col frutto del proprio lavoro è un mondo non umano. Andrebbe spiegato ai bambini che sono stati usati per questa ennesima pagliacciata”. In attesa del porto d’armi, prosegue il tiro al piccione.

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