Gentiloni e mago Merlino contro le lezioni dell'Europa sull'immigrazione

Redazione

Il Consiglio d'Europa rimprovera all'Italia di fare pochi rimpatri ed espulsioni, ma il premier attacca: "Ci aiutino con più risorse nel nostro lavoro d'avanguardia"

“Il problema dell'immigrazione non lo cancella neanche mago Merlino. Non siamo i primi della classe ma non accettiamo lezioni”. Paolo Gentiloni replica duramente al Consiglio d'Europa, che aveva mosso pesanti critiche all'Italia: nel rapporto seguìto alla “missione ricognitiva” nel nostro paese tra il 16 e il 21 ottobre scorsi, Tomas Bocek, rappresentante speciale del Segretario generale del Consiglio d'Europa per le migrazioni, sottolineava come “le debolezze del sistema di rimpatri volontari o espulsioni forzate rischiano di incoraggiare l’afflusso di un sempre maggior numero di migranti economici irregolari”.

Il premier è intervenuto in Senato in vista del Consiglio europeo, e ha attaccato la “rigidità distratta” delle istituzioni europee, troppo attente alle “virgole” in materia di bilanci e non solo: affrontare con la giusta sinergia il problema dell'immigrazione non è una “pretesa”, ma anche “l’obiettivo dell'Unione e spero che a Bruxelles si facciano passi in più, soprattutto in termini di risorse, per aiutare l'Italia nel lavoro di avanguardia che sta facendo sulla rotta centrale del Mediterraneo”. In sostanza, secondo il presidente del Consiglio, “è possibile sostituire l'immigrazione clandestina irregolare, micidiale per i migranti, con flussi e canali” regolari.


Gentiloni, tra le altre cose, rivendica la sua eterogenea attività di governo, “dall’immigrazione alla pubblica amministrazione, dal processo penale alla sicurezza urbana, dalla legge sulla povertà al ddl sulla concorrenza: sfido chiunque a indicare un altro governo e un altro parlamento in Europa impegnati su un complesso di riforme come quello su cui siamo impegnati in Italia. Sia chiaro da subito a Bruxelles che qui le riforme non solo non si sono fermate ma non hanno minimamente rallentato il loro corso”.

Sulla possibilità di un'Europa a due velocità, il premier si è detto possibilista: “Noi siamo favorevoli a considerare il percorso di integrazione con livelli differenziati: c'è il riconoscimento di uno stato di fatto, ossia che lo slogan che da sempre campeggia sull'edificio dell'Ue - l'Europa deve muoversi verso un'integrazione sempre maggiore - è una prospettiva molto difficile da realizzarsi in un'Europa a 28. Non è un progetto contro qualcuno ma è una realtà di fatto”.