Silvio Berlusconi, a destra (foto LaPresse)

Berlusconi e la solita giustizia politica

Redazione

La procura napoletana, anche se non è in grado di ottenere una condanna giudiziaria, insiste nel chiederne una “morale”, vuole che comunque la Corte d’appello sancisca la colpevolezza.

La procura napoletana, nel procedimento contro Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, accusati di aver corrotto il senatore Sergio De Gregorio per indebolire il governo di Romano Prodi, ha dovuto arrendersi e ammettere che il reato è prescritto. Però, anche se non è in grado di ottenere una condanna giudiziaria, insiste nel chiederne una “morale”, vuole che comunque la Corte d’appello sancisca la colpevolezza e, nelle parole del sostituto procuratore Simona Di Monte, usa tutti gli artifici della retorica per far apparire quella vicenda, in realtà del tutto secondaria e ininfluente, come una grave turbativa dell’ordine democratico, parla di “mercimonio della libertà di voto” e di altre orribili nequizie.

 

Tutti sanno che non fu certo il povero De Gregorio a mettere in crisi una maggioranza di centrosinistra che perdeva pezzi da tutte le parti (al punto che Fausto Bertinotti, allora presidente della Camera, parlò di “governo morente”). Siccome non ha la possibilità di arrivare a una sanzione del presunto reato, la requisitoria della procura ha solo un significato politico, una volontà di ottenere visibilità, insomma corrisponde a finalità diverse da quelle che dovrebbe perseguire la magistratura, compresa quella che gestisce l’accusa.

 

Si tratta di un vizio ormai epidemico, che nasce anche dalla spasmodica attenzione mediatica riservata alle accuse e che poi scompare carsicamente quando si tratta di dar conto di assoluzioni, proscioglimenti o nullità per prescrizione. Il caso più recente riguarda il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Quando fu avviata un’inchiesta a suo carico per il commissariamento della Popolare di Spoleto (in quel caso la procura era obbligata ad agire da una denuncia) la questione andò sulle prime pagine di tutti i giornali. Ora che la denuncia è stata ritenuta palesemente infondata e la causa archiviata, si trova la notizia in un trafiletto nella pagina dell’economia. E’ anche questo meccanismo mediatico asimmetrico a spingere la magistratura inquirente a comportamenti che spesso sembrano più adatti al palcoscenico di un teatro che all’aula di un tribunale.

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