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Canne mozze

Cantone, intervistato ieri da Radio Radicale, ha modificato la sua impostazione originaria sulla legalizzazione delle droghe “leggere”. Da una posizione nettamente proibizionista è passato a una possibilista. Ma il dibattito è solo istituzionale.

18 Agosto 2016 alle 19:39

Canne mozze

Raffaele Cantone, intervistato ieri da Radio Radicale, ha modificato la sua impostazione originaria sulla legalizzazione delle droghe “leggere”. Da una posizione nettamente proibizionista è passato a una possibilista, perché ritiene che consentire di coltivare o acquistare marijuana legalmente, evita il contatto di milioni di consumatori con il mondo della criminalità organizzata. Però non condivide l’opinione, popolarizzata soprattutto da Roberto Saviano, secondo cui con la legalizzazione si darebbe un colpo importante agli affari delle mafie, visto che considera assolutamente marginale l’introito dovuto allo spaccio delle droghe leggere. D’altra parte il giudizio di Cantone su Saviano è sempre stato agrodolce. In una recente intervista concessa al Fatto quotidiano Cantone aveva criticato il “nichilismo” dello scrittore campano, rimarcando che le ricostruzioni delle vicende di camorra presentate nei suoi romanzi non corrispondono affatto ai dati emersi dall’analisi della realtà criminale e sono solo “prodotto di fantasia”.

 

Quello che colpisce nella discussione sulla liberalizzazione delle droghe leggere in atto è come oramai questo sia confinato nelle stanze istituzionali, mentre è assolutamente assente qualsiasi impulso di base, di piazza, insomma popolare. Persino i Radicali pensano ad altro e lasciano il tema all’azione parlamentare. Anche se si possono registrare interventi imprevisti, come quello di Paolo Mieli che rivendica la legalizzazione come “diritto civile”, il tema resta confinato nell’ambito di un confronto interno alle élite politiche, giudiziarie e giornalistiche. Questo dovrebbe far prevalere un esame non emotivo e settario, argomenti di merito e non esaltazioni retoriche, ma non è proprio così. Forse sullo sfondo c’è anche l’idea di creare difficoltà al governo, in cui coabitano settori del Pd favorevoli, moderati e contrari alla legalizzazione.

 


Raffaele Cantone (foto LaPresse)


 

Anche l’esame delle esperienze internazionali risulta controverso: Della Vedova parla dell’esperienza americana di liberalizzazione come di un esempio luminoso, mentre negli Stati Uniti si è constatato che dove c’è stata la liberalizzazione della marijuana è aumentato il consumo di droghe pesanti. Si ha l’impressione che questo tema sia diventato un terreno per una sorta di esibizionismo istituzionale e politico, in cui si misurano i muscoli della comunicazione a detrimento della serietà di analisi. Se si va avanti così, tutto finirà in una bolla di sapone, perché è tipico dell’esibizionismo non curarsi dell’effetto concreto ma concentrarsi soltano sugli effetti di visibilità mediatica. Forse non è un male: finché si sviluppano dibattiti solipsistici destinati a produrre una somma zero, si evitano danni.    

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