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Non esistono i martiri della Tv

“Molti di voi avrebbero preferito un martire prima dell’ora di cena, invece avete un direttore che se ne va in un paese libero, e al massimo vi toccherà una striscia con Michele”. L’editoriale che sogniamo di Bianca Berlinguer – di Giuliano Ferrara

5 Agosto 2016 alle 20:10

Non esistono i martiri della Tv

Bianca Berlinguer (foto LaPresse)

Mi hanno anticipato l’editoriale di Bianca Berlinguer, direttore uscente del Tg3. Ecco il testo.

 

“Cari telespettatori, ho diretto questo telegiornale per sette anni. L’ho diretto con Berlusconi, con Monti, con Letta, con Renzi. Nessuno mi ha mai dato fastidio, in senso politico. Presidenti e direttori generali della Rai hanno fatto il loro lavoro e io il mio. Ho parlato attraverso mille servizi, collegamenti, show, notiziari vari, delle lotte sociali, dell’economia, dell’industria, dei migranti, del terrorismo, di come va il mondo, delle guerre, degli americani, dei califfi, dei papi, delle battaglie parlamentari, dei cambi di governo, dei tycoon, dei tecnocrati, del fenomeno Royal Baby, sempre dicendo con compostezza e spero anche con grazia più o meno quel che pensavo si dovesse dire sul momento. Ho scelto i miei collaboratori con un grado notevole di autonomia. Ho realizzato la mia linea editoriale, curato personalmente i servizi, i commenti, le ospitate. Ho le mie idee, le mie simpatie, le mie connessioni, dentro e fuori il Pd, nell’azienda in cui lavoro e nel mondo della politica, ma non ho fatto di tutto questo un palloccoloso collante di potere e di magheggi. Ho occupato direttamente la scena, perché mi piace andare in video e credo di saperlo fare, e si è visto sempre dove stavo nel campo del conflitto politico tra amico e nemico. Nessuno ne ha fatto particolare scandalo, salvo qualche episodio di intolleranza o di partigianeria o di faziosità, ma robetta. Succede anche alla Bbc, dove per la verità succede perfino di peggio (oltre che di meglio, ovvio).

 

Ora lascio la direzione, il che è appena normale, e mi viene proposta una striscia quotidiana di mezz’ora a ridosso del Tg3, mi avvarrò della competenza e dell’esperienza di Michele Santoro, un tipetto che conoscete da anni e che non è precisamente la figura del secondino incaricato di imprigionarmi nella linea governativa e renzianamente corretta. Anzi, è più tribuno di quanto lo sia io, dovrò cercare di moderarlo. Spazio ce ne sarà, infatti alla striscia il dg della Rai ha aggiunto per me due seconde serate che raccordate all’intervento informativo quotidiano promettono bene. Potremo parlare senza problemi del referendum sulle riforme costituzionali e giocare sul ‘sì’ e sul ‘no’ con una certa libertà. Faremo gli ambientalisti e i socialisti quanto ci pare. Daremo peso all’Italia in cui ci riconosciamo e castigheremo l’Italia e il mondo che non ci piacciono, anche senza necessariamente abusare dei nostri ruoli di servizio pubblico.

 

Ma, insomma, cari telespettatori, abbiamo esperienza, è da anni che parliamo in tv di quanto poco ci facciano parlare in tv, da anni che esercitiamo piena libertà politica e ovviamente proclamiamo che la libertà ci viene negata, è da molti anni che facciamo se necessario i fatti nostri, e quando ci va coltiviamo pregiudizi e sentimenti malmostosi di rivalsa e di vendetta verso quelli che consideriamo i nostri nemici, magari facendo l’apologia del perdono e della riconciliazione, bè , mica siamo perfetti, ma neanche gli altri sono perfetti. Ecco, cari amici vicini e lontani, come vedete non sto a fare la martire, non ce n’è di che, sarebbe ridicolo da parte mia. Pensate a come stanno messi i giornalisti turchi, e ditemi voi se in Italia, dove facciamo il bello e il cattivo tempo, possiamo permetterci il lusso morale di considerarci vittime della brutalità censoria dello stato. Sì, lo so, molti di voi avrebbero preferito un martire prima dell’ora di cena, invece avete un direttore che se ne va in un paese libero, e al massimo prima di cena vi toccherà d’ora in avanti la mia striscia con Michele. Baci”.

 

Ma che brava Bianca, non capisco perché Laura Cesaretti la sfotta chiamandola sempre Biancaneve.

 

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