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Roccella: "Pannella ci ha insegnato il rispetto di noi stessi e delle nostre convinzioni"

La deputata del gruppo Idea ricorda in aula il leader radicale scomparso e il suo passato nella compagine pannelliana.

25 Maggio 2016 alle 11:32

Grazie, Presidente. È difficile per tutti concentrare un ricordo di Marco Pannella in due minuti e lo è tanto più per me, perché ha fatto parte della storia della mia famiglia – non solo della mia storia personale – e io ho fatto parte della storia della sua famiglia e non posso non ricordarlo anche su questo fronte. Io non posso non ricordare, per esempio, il suo fascino personale; non ricordarlo quando negli anni dell'isolamento, negli anni in cui aveva pochi seguaci e pochissimi soldi, veniva a mangiare da noi perché, appunto, non aveva neanche i soldi per mangiare e mia madre gli cucinava le bistecche. È una specie di contrappasso per tutti i digiuni successivi.

 

Lui per andare in televisione la prima volta, oggi che tutti lo acclamano e oggi che le televisioni hanno mandato per giorni la sua immagine e le sue immagini, dovette fare un durissimo digiuno e la «traversata nel deserto» di quegli anni portò poi alle grandi battaglie che oggi tutti celebrano. Ma quelle grandi battaglie non erano soltanto battaglie singole. Infatti, ognuno di noi oggi potrebbe scegliere una di quelle battaglie: da quella per Israele, che ha giustamente ricordato l'onorevole Brunetta, alla battaglia contro l'antifascismo degli anni Settanta, per esempio, e Giachetti ha letto un brano di "Underground: a pugno chiuso!" in cui c'era, appunto, un pezzo molto bello che Pasolini valorizzò moltissimo proprio contro quel genere di antifascismo dell'odio che andava all'epoca. Dunque, ognuno potrebbe scegliere una battaglia, ma in realtà tutto questo faceva parte di un progetto politico, soprattutto negli anni Settanta, che lui definiva liberale, laico, libertario e liberista, ma che era anche un progetto molto preciso, per esempio all'epoca contro il compromesso storico. Le battaglie referendarie, che facemmo all'epoca, erano bombe contro il compromesso storico per l'alternanza, per l'alternativa e anche la sua posizione per un sistema elettorale uninominale e comunque bipolare.

 

In tutto questo quello che vorrei sottolineare è anche che lui ha lasciato a tutti noi e a chi ha condiviso, per lungo tempo o anche per brevissimo tempo, la sua storia e la sua avventura personale, che coincideva con la sua battaglia politica, un'enorme lezione di metodo: prima di tutto la lezione che la politica non è legata alle convenienze, ma è legata alle convinzioni, profondamente legata alle convinzioni, e questa è la bella politica che lui faceva e che ha insegnato a tutti noi; poi, ci sono mille e mille insegnamenti appunto sul metodo: cioè, per esempio, la forza dell'iniziativa politica rispetto anche al numero, rispetto agli insediamenti sociali, rispetto alla capacità di incidere all'interno delle istituzioni e, prima di tutto, la forza dell'iniziativa politica e la capacità di rilanciarla sempre.

 

L'ultima cosa che vorrei dire è che per chiunque di noi sia passato da quella storia, anche per cinque minuti e poi abbia preso un'altra strada (e sono tanti), nessuno di questi – nessuno! – è mai stato sfiorato da un sospetto di corruzione e di interesse privato, nessuno mai! Questo io penso che sia stato perché siamo passati da lì, perché lui ci ha insegnato prima di tutto questo e non come rispetto della legalità ma proprio rispetto di noi stessi e delle nostre convinzioni.

 

Eugenia Roccella, deputata del gruppo Idea

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