cerca

Forse c’è un Osborne a Palazzo Chigi

Due ministri dell’Economia per Renzi. Cosa aspettarsi dal governo

26 Gennaio 2016 alle 06:03

Forse c’è un Osborne a Palazzo Chigi

Tommaso Nannicini

Abbiamo scritto per mesi che Matteo Renzi avrebbe fatto bene a cercare un suo cancelliere dello Scacchiere, un suo personale George Osborne, capace di prendere in mano con una buona dose di competenza i principali dossier economici italiani, alcuni dei quali, in questi primi due anni di governo, sono stati gestiti da Palazzo Chigi senza la necessaria incisività (dalla politica industriale, alla spending review, dalla grande partita della contrattazione aziendale fino al ddl concorrenza). Dopo averlo avuto per molti mesi come consigliere economico Matteo Renzi ha scelto come suo sottosegretario alla presidenza del Consiglio l’economista Tommaso Nannicini, toscano anche lui, naturalmente, quarantenne come Renzi, ovviamente, e la scelta di Nannicini, che ha tutte le caratteristiche per essere l’Osborne italiano, apre una nuova fase nel governo per almeno due ragioni. La prima ragione riguarda una concentrazione sempre più sostanziale dei dossier economici del governo a Palazzo Chigi e il fatto che Nannicini stia lavorando a una nutrita squadra di economisti lascia intendere che Renzi proverà sempre di più a trasferire alla presidenza del Consiglio alcune competenze che oggi spettano a ministeri chiave come quello dello Sviluppo, del Lavoro e naturalmente dell’Economia. Finora il modello del “governo dello staff” non ha creato traumi nei rapporti con i ministeri depotenziati, anche grazie al basso profilo di alcuni ministri, ed è ovvio che il vero tema delle prossime settimane è se funzionerà non solo il rapporto tra Renzi e Nannicini ma anche il rapporto tra il ministro dell’Economia Padoan e il delegato all’Economia di Palazzo Chigi, ovvero Nannicini.

 

Fino a oggi Padoan ha interpretato bene il ruolo di ambasciatore del renzismo tra le burocrazie europee (la flessibilità Renzi l’ha ottenuta grazie al lavoro del Mef) e ha sempre accettato che i dossier di politica economica avessero origine più a Palazzo Chigi che al Mef. Il rafforzamento di Nannicini creerà oggettivamente un ministero dell’Economia ombra a Palazzo Chigi e Renzi dovrà essere bravo a mantenere un rapporto equilibrato con il suo ministro, ma l’impressione è che l’arrivo di Nannicini non serva a togliere potere a Padoan bensì a indebolire la burocrazia del Mef e a circoscrivere il raggio d’azione del burocrate più temuto del renzismo: Roberto Garofoli, capo della segreteria del ministro. La nuova geografia del potere economico renziano promette di creare nuovi equilibri ma la triangolazione Padoan-Renzi-Nannicini sembra avere le caratteristiche giuste per permettere al governo un, come si dice, cambio di passo sull’economia. Politica industriale, spending review, contrattazione aziendale, ddl Concorrenza, produttività. Tutto il potere è a Palazzo Chigi. E non essendoci concorrenti in campo, mai come oggi vale quello che questo giornale sostiene da tempo: l’unico nemico di Matteo Renzi, oggi, si chiama Matteo Renzi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi