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Depenalizzare va bene, ma poi?

Il reato di immigrazione clandestina e il possibile effetto boomerang. Il governo è alle prese con la questione lungamente discussa dell’abolizione della Bossi-Fini. Dispone di una delega parlamentare in merito, ma non ha le idee chiare su come agire.

8 Gennaio 2016 alle 06:04

Depenalizzare va bene, ma poi?

Il governo è alle prese con la questione lungamente discussa dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Dispone di una delega parlamentare in merito, ma non ha le idee chiare su come agire. Dal punto di vista dell’immagine e del messaggio politico, abolire una norma decisa per scoraggiare l’immigrazione illegale può rivelarsi un boomerang, proprio in un momento in cui le gesta degli extracomunitari a Colonia accentuano le preoccupazioni dei cittadini. Sul piano operativo, poi, trasformare l’immigrazione clandestina in illecito amministrativo provocherebbe un sovraccarico di lavoro alle prefetture, senza che sia stato approntato un meccanismo efficiente per smaltirlo.

 

Chi insiste sulla depenalizzazione sostiene che la legge Bossi-Fini non è stata efficace come disincentivo all’immigrazione, ma trascura di mettere nel conto il mutamento del quadro mediorientale e nordafricano. In realtà la legge è stata applicata pochissimo per una sorta di muro di gomma della magistratura, che ha opposto cavilli di ogni tipo, dal considerare lo “stato di necessità” un argomento per eludere la sanzione fino a negare che gli immigrati soccorsi in mare abbiano commesso il reato, perché l’ingresso nelle acque territoriali italiane sarebbe stato deciso dai soccorritori.

 

In queste condizioni, forse avrebbe senso cambiare la normativa in modo da escludere la discrezionalità usata dalla magistratura con effetti equivalenti a una depenalizzazione. Però stabilire che l’immigrazione clandestina è un illecito amministrativo dovrebbe avere la conseguenza che i decreti di espulsione vengano immediatamente applicati, non che si trasformino in pezzi di carta inefficaci. Oggi chi viene arrestato per non aver ottemperato all’ordine di espulsione può ricorrere alla magistratura, e così si torna sempre al problema di partenza – di difficile soluzione, come dimostra la difficoltà in cui si trova anche la Germania, il cui sistema amministrativo è sicuramente più efficiente del nostro. Il governo dovrebbe cercare di dare una risposta più efficace.

 

[**Video_box_2**]Bisognerebbe dotare le prefetture non solo del potere di contrastare l’immigrazione clandestina e di emettere i relativi decreti di espulsione, ma anche degli strumenti operativi per realizzare concretamente l’espulsione e il rimpatrio coatto (nei casi in cui è esclusa la condizione di rifugiato). Non è semplice, ma è necessario. Altrimenti, se ci si limita alla depenalizzazione senza introdurre misure alternative più stringenti, si decide di fatto di accettare l’immigrazione illegale – compreso il traffico di schiavi – senza governarla. 

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