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Sami&Boldrini, gemelle smarrite dell’umanitarismo da Candide

Quando il migliore dei mondi possibili è impossibile. La strage di Parigi, l’accoltellatore del metrò di Londra, i raid in Siria, il dossier Libia, i barconi, gli scafisti e il duo Marine-Marion Le Pen che stravince in Francia: sono giorni duri per i portavoce Onu, i pacifisti non dubitanti e gli attivisti umanitari.

8 Dicembre 2015 alle 10:47

Sami&Boldrini, gemelle smarrite dell’umanitarismo da Candide

Il presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini (foto LaPresse)

Roma. La strage di Parigi, l’accoltellatore del metrò di Londra, i raid in Siria, il dossier Libia, i barconi, gli scafisti e il duo Marine-Marion Le Pen che stravince in Francia: sono giorni duri per i portavoce Onu, i pacifisti non dubitanti e gli attivisti umanitari. E infatti Laura Boldrini, presidente della Camera ed ex portavoce Unhcr (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati), ieri sulla Stampa rilasciava un’intervista dal tono accorato e dalla linea politica non-interventista (contenuto: no all’opzione militare; le bombe “rafforzano il Califfato; “togliamo loro armi, denaro e web”; “questa non è una guerra convenzionale” e “non c’è pace senza giustizia”). E sono giorni duri, questi, anche per Carlotta Sami, subentrata a Boldrini all’Unhcr (per il Sud Europa) e diventata il volto mediatico dell’emergenza profughi e della gestione flussi-migratori in tempi di Isis e terrorismo (ma sempre nel solco tracciato da Boldrini e con lessico e stili boldriniani). A inizio mandato Sami compariva ancora saltuariamente, da moli ventosi e polverose tendopoli, con sguardo fermo, piglio gestionale e giri di parole strettamente onusiani (anche intervistata da Gad Lerner, molto stimato in area Boldrini). E però oggi il mantra buono per le più varie stagioni dell’emergenza (“dietro i numeri ci sono storie di uomini e donne”) non riesce più a contenere la complessità del tutto. Come gestire dunque la sovraesposizione quando non ci si può più affidare, come fino a poco tempo fa poteva fare la portavoce di Unhcr, al retweet di una frase ecumenica del cantante Mika, alla diffusione capillare dello slogan per la raccolta-fondi o all’entusiastica promozione on line della nuova testimonial Elisa Sednaui, attrice?

 

E si capisce che per Sami (come per Boldrini, oggi dilaniata tra un “sì a Putin” e un “no ad Assad”) doveva essere più facile prima, quando ci si poteva cullare nel sogno dell’Europa-città-aperta, del “tutti insieme appassionatamente”, del “multiculti” di avveniristica armonia e dei confini spariti per incanto dalla carta geografica – al massimo poteva capitare, come è capitato a Sami la primavera scorsa, di litigare con Massimo Cacciari a “Piazzapulita”, su La7 (argomento: gli sbarchi, con il filosofo che a un certo punto sbottava: “Il blocco navale non rientra nella nostra cultura? L’Onu in Africa ci ha fatto le guerre e adesso ci dite che non si possono fare blocchi navali? Ma ci prendete per cretini?”). Sami ribadiva, Cacciari si inalberava, ma poi la portavoce per i rifugiati poteva tornare tutto sommato a proporre a oltranza “visti umanitari”, “carte blu”, implementazione dei ricongiungimenti familiari e “monitoraggi costanti”. Solo che oggi tocca adeguare l’eloquio d’alta astratezza e da portavoce Onu alle più terrigne esigenze della lotta all’Isis. E insomma, a quadro internazionale cambiato, Sami&Boldrini mediaticamente tribolano, e si spencolano sull’orlo del baratro dell’umanitarismo da Candide. Tuttavia procedono, una sui social l’altra sui giornali, una in tv e l’altra a un convegno, gemelle smarrite, ma gemelle per impostazione culturale e aspetto (simile pure il trucco-non trucco sul volto, la camicia in seta da studio tv e il giubbotto a più tasche da viaggio umanitario).

 


Carlotta Sami


 

[**Video_box_2**]E pochi giorni fa Carlotta Sami, già vertice di Amnesty International, già dirigente a Save The Children, già dottore di ricerca in Teoria Generale del Diritto alla Statale di Milano (a quando una candidatura a sindaco?), già cooperante internazionale con lunga esperienza nei campi profughi palestinesi, si è trovata, sempre a “Piazzapulita”, a dover rispondere alla domanda “ma come si fa, oggi, a difendere una politica di apertura totale”? Risposta: “Identificazione” e “accoglienza”, “accoglienza” e “identificazione”. E il coordinamento delle varie intelligence? E le città europee chiuse per guerra?, le chiedevano ospiti e conduttore. E Sami alla fine concedeva che sì, c’era stato in Europa qualche problema a livello di politiche di integrazione, ma lo sgomento nei suoi occhi era quello di chi si trova di fronte al seguente dubbio: non è che il migliore dei mondi possibili che abbiamo disegnato a parole oggi è vagamente impossibile?

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