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Italia impreparata nella settimana chiave per la formazione di una coalizione anti terrorista

Tutte le principali cancellerie sono all’opera nel tentativo di costruire (o magari sotto sotto rallentare) un’ampia coalizione in grado di contrastare efficacemente il sedicente califfato islamico. Si apre una fase particolare nelle relazioni internazionali e diplomatiche.

23 Novembre 2015 alle 14:33

Italia impreparata nella settimana chiave per la formazione di una coalizione anti terrorista

Terrorismo, misure di sicurezza rafforzate a Roma (foto LaPresse)

Tutte le principali cancellerie sono all’opera nel tentativo di costruire (o magari sotto sotto rallentare) un’ampia coalizione in grado di contrastare efficacemente il sedicente califfato islamico. Si apre una fase particolare nelle relazioni internazionali e diplomatiche, che si potrebbe chiamare una fase di movimento che segue un’altra lunga fase caratterizzata dal puro posizionamento. Per effetto delle tragiche vicende di Parigi e del Mali si determinano repentini cambiamenti di atteggiamento, tra i quali uno dei più vistosi è la “dichiarazione dello stato di guerra” da parte del presidente francese, che è anche uno dei leader fondamentali della sinistra europea. In questa nuova situazione l’Italia, che intrattiene buone relazioni con molti soggetti cruciali, dalla Russia alla Turchia all’Egitto senza dimenticare Israele, ha tutte le carte in regola per esercitare una funzione rilevante.

 

Anche se gli sforzi diplomatici italiani puntavano su una diversa scala di priorità che si apriva con la crisi libica, la rete di relazioni che è stata intessuta negli anni, a cominciare dalla riunione della Nato con la Russia a Pratica di mare per merito di Silvio Berlusconi, possono essere sfruttati per ottenere un ruolo adeguato e costruttivo nella coalizione anti-Isis. Pur nell’avvicendarsi di governi di diverso orientamento politico, la sostanza di questa posizione equilibrata è stata mantenuta come segno di un interesse nazionale (e di una condizione per cercare di evitare le interpretazioni asimmetriche dell’interdipendenza). Matteo Renzi ha il merito di aver perseguito questa linea di sostanziale continuità, la cui espressione più recente è l’impegno per riconoscere il ruolo indispensabile della Russia nella coalizione antiterrorista. Però tutte queste circostanze favorevoli rischiano di essere sprecate se il governo continua a negare i ipocritamente il carattere anche militare e quindi bellico della coalizione de costruire.

 

[**Video_box_2**]D’altra parte l’idea di mettere insieme una cinquantina di paesi solo per fare una predica ai fanatici islamisti sarebbe ridicolo e Renzi lo sa benissimo. Se però continua ad attribuire a fattori emozionali la scelta di Francois Hollande di usare solennemente e ripetutamente il termine “guerra”, trattando il presidente francese come un poveretto troppo impressionabile, dà l’impressione di non aver compreso come i fatti, non le impressioni, di Parigi abbiano cambiato l’agenda politica globale. Naturalmente a iniziative militari sarà bene arrivare quando saranno state pianificate sia sul piano dell’esecuzione sia su quello delle previsioni sulle conseguenze, ma tenersi fuori da questa ricerca che è il nucleo della coalizione vuol dire mettersi in una condizione di irrilevanza.

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