Matteo Renzi parla dal palco del Meeting di Rimini (foto LaPresse)

A Rimini Renzi prova a fare il leader idealista

Redazione
Nell'intervento del premier al Meeting di Comunione e liberazione poca politica, poca economia e nessun riferimento alle unioni civili

Matteo Renzi accolto dagli applausi della platea del Meeting di Rimini lo ha chiarito subito, per mettere a tacere le polemiche che avevano preceduto la sua partecipazione all'evento di Comunione e liberazione: "Vengo qui lieto e grato", ha detto per citare Graziano Grazzini, il suo vecchio rivale e leader forzista ai tempi della sua presidenza alla Provincia di Firenze. "Non volevo venire", ha ammesso, "per evitare i titoli dei giornali del giorno dopo, e che domani ci saranno lo stesso, a questo punto: ma esiste una dimensione che prescinde dalla politica".

 

E così sia, poca politica, poca economia, nessun riferimento alle unioni civili, come qualcuno si attendeva. Ed ecco allora il Renzi leader idealista, che incalzato dall'introduzione di Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà a rispondere sulle grandi tematiche del Mediterraneo, dell'immigrazione, dell'Europa, risponde driblando accuratamente qualsiasi dettaglio, ma ripercorrendo lo spirito del suo mandato di governo. La parola "libertà" è forse quella che il premier ripete più volte. Come quando ha illustrato alla platea perché sia necessario ridurre le tasse, "non per prendere qualche voto in più ma per liberare le potenzialità del paese, per creare giustizia sociale". E ancora: "L'Italia deve liberarsi per tornare a investire su se stessa. E per farlo, deve uscire dalla rissa ideologica permanente in cui si è trasformata con la Seconda Repubblica, sempre su questioni sterili e interne. Il berlusconismo", ha aggiunto, "ha impantanato il paese". Il ruolo dell'Italia nell'Europa "strabica, che si è allargata dimenticandosi del Mediterraneo, dei Balcani, di Srebrenica", deve essere allora quello di "portatore di dialogo" con la Russia, con il mondo arabo. Ma, puntualizza il premier, "la nostra stella polare sono gli Stati Uniti" e tra dialogare e "pensare di costruire l'Europa in funzione anti russa", ne corre e anzi sarebbe "un errore tragico".

 

Il terrorismo internazionale rischia di affossare le potenzialità dell'Europa, costringendola "alla logica dei muri, alla paura". Basti vedere gli ultimi attentati in cui, ha continuato il premier, gli integralisti hanno colpito spesso luoghi culturali e religiosi (una scuola a Peshawar, una sinagoga a Bruxelles, una redazione giornalistica a Parigi, un istituto di cultura al Cairo, sono stati quelli citati dal presidente del Consiglio). "Non potendo farci morire come vogliono, cercano di farci vivere come vogliono loro: nella paura", ha detto Renzi ribadendo la sua vicinanza a chi si batte contro l'integralismo nel mondo arabo, come il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

 

[**Video_box_2**]La medicina per il paese, allora, è quella di guardare oltre i confini geografici e ideologici che "le precedenti legislature" hanno autoimposto all'Italia, spiega Renzi. "Prendete la globalizzazione", dice, "ci hanno raccontato che è il nostro incubo, il nostro problema. Ma la verità è che è invece il nostro asset principale, che alcuni di quei paesi emergenti viaggiano a una tale velocità da richiedere, loro per primi, la nostra bellezza". Quindi, scrollandosi di dosso quella che Renzi ha definito "la negatività" che avvolge e appesantisce il nostro paese, la chiusa sulla meraviglia e la citazione di Chesterton: "L'Italia non finirà per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia".