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Sindacato y partido? No podemos

Tutte le giravolte del media-man Landini fino all'ultima contraddizione dell'accrocchio movimentista. Il sindacato è altra cosa. Le proposte di Marco Bentivogli (Fim-Cisl).

14 Marzo 2015 alle 14:35

Sindacato y partido? No podemos

Marco Bentivogli durante una manifestazione (foto tratta dal suo profilo Twitter @BentivogliMarco)

Al direttore - Mettere insieme tutto il dissenso anti-Renzi?

Ma è lo stesso Landini che era partito in luna di miele con il premier, l’unico a incontrarlo, ripetutamente in solitaria? Vero che con l’estate cambiò il registro, il Premier rappresentava i disonesti e lui gli onesti.

E scatenò una sequela di fatue smentite talvolta imbarazzanti. “Occuperò le fabbriche” ma ripiegò sulle tv. Scendo in politica. Anzi no, resto. E da oggi: faccio politica, ma non fondo un partito.

 

Tieni la posizione, sii ambiguo

Ha scelto, di non scegliere: tenere il piede in due scarpe, non so questo se farà bene alla politica ma di certo farà male, molto male alla credibilità del sindacato.  La doppia casacca crea diffidenza verso chiunque. Annunciare la volontà di non fare un partito e poi citare come modello: da un lato il Partito Laburista, dall’altro il sindacato americano l’AFL-CIO che finanzia il Partito Democratico americano, chiarisce tutto. Il progetto è oggi solo pre-politico per lo scarso coraggio a prendere definitivamente una decisione e tenere, appunto, il piede in due staffe. Non si sa mai. Chissà che il 16,5% di peso oggi in Cgil, grazie all’ibernazione di Corso Italia, non diventi il 51% e poi, il 2018 è lontano, e intanto, verificare il gradimento, un passo alla volta.  Quando Sergio D’Antoni annunciò il progetto de “il sociale in politica”, la Cisl difese con nettezza il proprio progetto sindacale separandolo dalla prospettiva politica di D’Antoni, che lasciò la Segreteria Generale.

 

Podemos organizza i cittadini, Landini le elite radical

Podemos si autodefinisce un “partito senza vergogna”, la versione italiana è curiosa: Landini vuole fare come Podemos, ma si vergogna di dire che sta preparando un partito.

Podemos organizza i cittadini contro le elite, il progetto di Landini è fatto di sole elite, di cartelli di personalità, comprese quelle del mondo dell’informazione che hanno fatto diventare “personaggi da talk” lui e Salvini accrescendo la loro popolarità. Altro rivolta dal basso. Il paradosso è che in questo schema ovunque accendi tv o sfogli un giornale: il ciclostile mediatico ti inonda di Salvini e Landini.

 

La costruzione del personaggio da intrattenimento

Per il Segretario Fiom, i dati Rai e Agcom testimoniano che la creazione del personaggio è avvenuta scientemente in monologhi senza contraddittorio sindacale (che ricordano gli effetti dell’editto bulgaro) in tutte le reti (tra Fiom e Fim il rapporto di visibilità Tv è 20 a 0),  con la sola eccezione di Cartoonito, in barba ai profeti del “servizio pubblico”.

 

La realtà è altrove

Tutto lontano dalla realtà, e dalla gente, con la Fiom, a Pomigliano hanno scioperato in 5, a Melfi in 22, pochi di più a Ferrara, ieri a Torino alla manifestazione annunciata con tanto spazio su La Repubblica da Airaudo c’erano 200 persone, funzionari inclusi. A Milano Giovedì la Fim ha portato 3.000 metalmeccanici. Lo avete letto da qualche parte? Non importa, le persone conoscono sempre di più i meccanismi della disinformazione e mistificazione.

Abbiamo molte vertenze aperte e il Contratto nazionale da rinnovare. E molto di più: rifondare e rilanciare il sindacato 2020 verso nuovi lavoratori e nuovi lavori che sono lontani dal sindacato, dare risposte a chi non ha lavoro e chi non lo ha più. Modernizzare, de-burocratizzare e internazionalizzare il sindacato. Questa è l’inclusione da praticare e non la restituzione dei seggi agli avanzi di magazzino della sinistra radical, mascherata dal sociale.

 

Per condizionare il Governo, più autonomia, più sindacato

Gli errori del governo, assente sulle politiche industriali e sordo sul mercato del lavoro, meritano un sindacato 100 per cento, non un ibrido movimentista senza movimento, ma un sindacato ancora più radicato tra i lavoratori.

Claudio Sabattini nel ’96 sostenne l’insufficienza dell’autonomia sindacale verso la necessità di “indipendenza” dalla politica che lui proponeva al resto dei metalmeccanici e ai sindacati Confederali. Ed ora si mette in sordina, finanche il valore più moderno, l’autonomia.

Troppi dirigenti sindacali, arrivati alla vigilia della loro scadenza di mandato hanno iniziato a costruirsi il futuro da dentro il Sindacato. Non merita Landini, la stessa parabola della Polverini, anche se entrambi proprio nei talk hanno avuto il medesimo lancio.

Per prima, negli anni 70, la Fim sostenne dentro la Cisl la regola delle incompatibilità tra incarichi politici e sindacali, oggi patrimonio spesso solo formale del resto del sindacato.

Il Segretario Fiom  che cita sempre il suo Statuto per marcare le divisioni tra le organizzazioni, negli art. 5 e 6 parla di autonomia e incompatibilità da partiti ma anche da “qualsiasi formazione politica”.

 

Addio unità dei metalmeccanici

Questo progetto distruggerà definitivamente ogni spazio di ricomposizione tra i metalmeccanici. I rapporti sono già difficili, sia chiaro: saremo distanti e distinti non solo da chi confonderà la propria organizzazione con il cantiere della sinistra sociale ma da qualsiasi progetto pre-politico di qualsiasi orientamento politico.

La tentazione di spiegare ai propri iscritti per chi votare è sempre stata fallimentare.

 

Il cartello delle personalità per confortare le élite radical

Nel merito, per quel che leggo, questo cantiere della sinistra, colma un vuoto, quello della rappresentanza politica del mondo radical, a corto di personale politico spendibile, non di certo il voto operaio, saccheggiato dalla destra populista e xenofoba, molto più competitiva sul terreno della demagogia e delle felpe.

La Fim si batterà per tenere i lavoratori e il loro sindacato, lontani da qualsiasi matrice populista.  Per ora, la coalizione sociale si compone di associazioni in cui militano anche nostri militanti e dirigenti e che non sono in Fim-Cisl per caso, come non sono in quelle associazioni allo scopo di allargare l’apprendistato pre-politico del segretario Fiom. Non credo che Libera, Emergency e l’Anpi, riducano il loro ruolo contro le mafie, la guerra e per la memoria. Sarebbe un peccato. Don Ciotti è quanto più distante ci sia dalla deriva gastro-mediatico populista in cui è prigioniero il segretario Fiom. Ho letto parole di Don Ciotti sul Jobs Act più vicine alla posizione dalla Cisl. Ma allora quale merito tiene insieme questa coalizione?

 

La politica ha perso le persone, per noi si aprirà un autostrada di opportunità

Una cosa è certa, la politica ha perso le persone, per questo il sociale e il sindacato realmente autonomo dai partiti, hanno un ruolo formidabile. Rimettere insieme le persone, sottrarle all’indignazione televisiva e rassegnata e riportarle all’impegno, quello vero all’attivismo civile e sociale.

Per questo, penso che il sindacato debba tornare a incarnare un grande, formidabile progetto educativo collettivo e di iniziativa, questo torneranno a essere i metalmeccanici, insieme alle centinaia di migliaia di giovani che faremo di tutto perché si impadroniscano delle organizzazioni sindacali, altro che pre-politica.

 

Marco Bentivogli è segretario generale metalmeccanini Fim-Cisl

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