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Marco Pannella contro l’asse retorico Berluskoni-Komunisti

Il leader radicale risponde agli esponenti di Libertà e Giustizia che avevano ironizzato sul ritorno dei radicali nella coalizione di centrosinistra.

9 Marzo 2006 alle 13:10

Con riferimento alle dichiarazioni di molti – fra i quali gli amici Arnoldo Foà e Umberto Eco – di scelta dell’“esilio” nel ’94, dichiarazioni che con ironia, sarcasmo, avevo definito “stronzate”, lo scorso anno ho detto che se “questo Prodi” e “questa sinistra” avessero prevalso me ne sarei andato anche io in “esilio”, all’estero. Eravamo nelle settimane successive alla vicenda piuttosto ignobile che aveva portato l’Unione di allora a condizionare l’accordo per la nostra “ospitalità” alle regionali con la cancellazione del nome di Luca Coscioni nelle liste Radicali - Luca Coscioni che intendevamo presentare. Si trattò di un rifiuto-anatema, di un vade retro nei confronti del presidente di Radicali italiani e dell’Associazione Luca Coscioni, di stampo chiaramente esorcistico. Ma in occasione della morte di Luca, due settimane fa, da ogni parte anche dell’Unione sono venute dichiarazioni se non proprio compensative certo di tono e di sostanza ben diversi. Leggendo ora il documento stilato dai Garanti di Libertà e giustizia mi urge chiedere loro se i fini che li animano possono essere con una qualche forza effettivamente perseguiti con il combinato disposto della solita, spaventevole demonizzazione di Berlusconi e dell’esortazione agli scontenti della sinistra a non disertare il momento della prova definitiva contro quello che purtroppo da cinque anni almeno è indicato come il Maligno. Per la verità io stesso ho almeno dalla scorsa estate espresso la convinzione che sarebbe disastroso il proseguirsi per un altro quinquennio del potere berlusconiano. Ho motivato questo giudizio come motivai nel ’94 la mia opposizione al proseguirsi del potere di governo della Quercia e dei suoi alleati. Purtroppo gli amici di Libertà e giustizia confermano la loro vecchia presa di posizione, precisando che essi ritengono gli scontenti della Casa della libertà come irrecuperabili, dannati per sempre a una sorte infame, mentre gli scontenti del centrosinistra sarebbero pienamente recuperabili, in nome del persistente e aggravato incombere in loro del richiamo di Belzebù.

 

Per fortuna e qualche merito radicale e socialista, liberale e laico, l’Unione non è più quella di “questo Prodi”, di “questo centrosinistra”. Tutti o quasi sono oggi d’accordo nel ritenere la Rosa nel pugno l’unico fatto nuovo di questo momento politico ed elettorale, sicché l’ignorarlo porta necessariamente a chiedere agli scontenti il ritorno di sapore etnico nella vecchia sinistra, quella dalla quale si sono allontanati o stanno per farlo. Per nostro conto, invece, riteniamo di poterci rivolgere con pari fiducia e pari sincero calore sia agli scontenti di destra sia a quelli di sinistra, che non di rado appaiono nel profondo uniti dall’insoddisfazione per la carenza laica, liberale, socialista, democratica sull’uno ma anche sull’altro fronte.

 

Lo schieramento prodiano oggi è manifestamente un fatto nuovo: il contenitore di una dialettica e di un confronto-scontro fra chi sembra accontentarsi dell’obiettivo dell’alternanza fra i due motori immobili della oligarchia italiana e coloro che avvertono invece l’alternanza come passaggio obbligato e urgente a una radicale alternativa, a una Riforma riformatrice e non meramente riformistica, laica, liberale e socialista. La determinazione, la linearità con la quale i socialisti dello Sdi e il movimento radicale italiano hanno proceduto alla costituzione e al rapido connotarsi della Rosa nel pugno come soggetto non meramente elettorale, ma strategico e alternativo, e oggi connotato dell’Unione tanto quanto gli altri suoi maggiori titolari, agita nel profondo l’Unione e solo indirettamente è riuscita a rianimare una qualche sia pur minima virtualità e vitalità moderna, attuale dello schieramento berlusconiano. Dinanzi a questa evidenza noi siamo certi che l’obiettivo degli amici di Libertà e giustizia è troppo modesto, troppo consunto per potere essere raggiunto. Un centrosinistra o una sinistra rinnovata e ricca di una sua propria, laica e piena alternativa costituisce la sola occasione di convertire in speranza in motivazione alta e concreta per un rinnovato impegno (“unitario”, direbbero forse nel loro linguaggio gli amici suddetti) degli “scontenti” e, forse, di nuove fette dell’attuale società italiana.           

 

Possiamo andare dal mondo – che esiste – dei Vasco Rossi a quello degli Umberto Veronesi (sì, proprio di lui, proprio lo scimmione di Giuliano). Ma io spererei perfino in quello che mi sembra troppo lontano dalla speranza e dalla positività degli amici “Garanti” di Libertà e giustizia. Mancano quattro settimane al momento decisivo, il tempo comincia a mancare. La Rosa nel pugno è oggi presumibilmente quella del 17-18 per cento dei lettori acculturati esistenti fra i 6-8 milioni di lettori di quotidiani. Ma forse appena dello 0,5 per cento del resto dell’elettorato, degli elettori che al 75-80 per cento dichiarano di determinare il proprio voto attraverso i media radio-televisivi. Se si restasse a questo dato o se si contraesse, com’è probabile grazie ai congiunti calcoli e disponibilità dei Berlusconi e dei Diliberto e compagni verde-rossi, no global, e pacifisti, Berlusconi potrà vincere il 9 e 10 aprile, e “costruire”, perfezionare il suo decennio distruttivo.

 

Mi sorprende che persone così culturalmente attrezzate, come Eco, dimostrino di dover ricorrere a una situazione nella quale gridano – come me ma anche non come me – “al lupo, al lupo”, o “attenzione, attenzione” perché sfugge loro una realtà che riguarda tutti i delusi. Perché nelle due aree la delusione è profonda. Loro dicono “al lupo, al lupo”, lo dicono da cinque anni, da dieci, da quindici, da venti, da cinquanta: c’è sempre un lupo. Certe volte non si accorgono che gridano “al lupo” guardandosi allo specchio. Non oggi, ma è accaduto in passato.

 

Credenti in altro

La Rosa nel pugno sta già dimostrando di essere forza possibile e grande di aggregazione di gran parte dei credenti in altro che nel potere, nell’oro, nell’etica disperante dell’etos. Non vi è precedente nell’intero mondo della democrazia liberale, socialista e laica di centinaia di scienziati, ricercatori di scienza, conoscenza  e di plurali verità che si siano candidati alla condizione di non essere eletti per dare il loro apporto alla sua battaglia. I Lanfranco Turci, i Salvatore Buglio, tanta parte dell’intellettualità socialista, gli operai di Nichelino i cui rappresentanti vengono in questi giorni espulsi come ai bei tempi da un sindaco-federale del partito: tutto questo rischia di fare, grazie all’oligarchia del monopartitismo imperfetto, del regime italiano, anche meno del tre per cento. L’asse Berluskoni-Komunisti, come accadde per i referendum liberali, liberisti, riformatori dei Radicali può essere a un pelo dalla “vittoria”. Non abbiamo troppe ragioni di speranza. Ma riscontriamo che per non pochi speranza lo siamo. Va bene così, fai quello che devi, accada quello che può.

 

di Marco Pannella

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