Piccola Posta

Il grande esempio del "papa" yazida contro la pratica del ripudio

Adriano Sofri

L'addio a Baba Sheikh, capo religioso della comunità degli yazidi. La persecuzione dell'Isis sulle loro donne e lo slancio di Sheikh verso quelle scampate alla prigionia 

È morto giovedì a Erbil, dov’era stato ricoverato, Baba Sheikh, il capo spirituale e religioso – il “papa”, scrivevamo nei reportage per dare un’idea della sua carica – della comunità degli yazidi. È stato sepolto a Sheikhan, il paesone del governatorato curdo di Niniva vicino al quale si trova la cittadella sacra yazida di Lalish. Baba Sheikh Khurto Haji Ismail, questo il suo intero nome, aveva 87 anni, e occupava quel posto dal 2007.

 

Aveva dovuto fronteggiare una tragedia: la persecuzione genocida della sua gente da parte degli invasati di Daesh, lo Stato Islamico, dall’agosto del 2014. Il cuore della persecuzione, costata la vita a migliaia di ragazzi e uomini, era nel destino delle donne, fin dalle bambine, rapite e trasformate in schiave sessuali e smerciate fra i jihadisti dell’Isis, e spesso rese forzatamente madri. La cultura endogamica e patriarcale yazida annoverava una storia inaudita di persecuzioni genocide (73, ne contavano), ma non era pronta ad affrontare la violenza fatta alle sue donne.

 

Erano forti i sentimenti di oltraggio e i propositi di ripudio nei confronti delle ragazze e delle donne che riuscivano avventurosamente a sfuggire ai loro padroni o venivano riscattate dalla cura tenace di loro connazionali e volontari stranieri. Baba Sheikh nel febbraio 2015 mise in gioco risolutamente la propria autorità per dichiarare in un editto che le bambine, le ragazze e le donne adulte scampate alla prigionia erano figlie, sorelle e madri benvenute della comunità. Il problema si è drammaticamente riproposto quando, sconfitto l’Isis sul campo, le donne yazide liberate hanno dovuto a volte scegliere fra tornare alle loro origini o restare con i figli nati in cattività e rifiutati dalle famiglie.

 

Nadia Murad, la giovane rapita, liberata e premiata dal Nobel per la pace, l’ha salutato così: “Baba Sheikh ha guidato la comunità con l’esempio e ha trattato le superstiti yazide con amore e rispetto. Sentiremo in eterno il suo rimpianto”. Baba Sheikh aveva partecipato nell’ottobre 2011 all’incontro interreligioso di Assisi, e vi aveva incontrato Benedetto XVI. Gli yazidi hanno una guida spirituale e una laica. La seconda, il “mir”, il principe Tahseen Said Ali, è morta lo scorso gennaio, a 85 anni, in Germania, dove si curava da una lunga malattia e dove risiede la più numerosa comunità della diaspora yazida. Il suo posto è stato preso, secondo la tradizione, da suo figlio Hazem.

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