I sandali di Cesare Moreno contro le autorità inadempienti

Un premio letterario al “maestro coi sandali” per “la cultura”, che non è una categoria né un genere letterario, ma un modo di stare al mondo insieme agli altri

I sandali di Cesare Moreno contro le autorità inadempienti

Foto tratta dal profilo Facebook di Cesare Moreno

A dicembre, mentre da Napoli infierivano pessime notizie, ne ho ricevute alcune eccitanti. L’occasione è stata l’attribuzione di un premio importante, intitolato alla Fondazione premio Napoli, a Cesare Moreno. Per la prima volta il riconoscimento, che va ogni anno ad autori di narrativa, saggistica e poesia, è stato assegnato anche al “maestro coi sandali” per “la cultura”, che non è una categoria né un genere letterario, ma un modo di stare al mondo insieme agli altri. Moreno, e finché visse la sua mirabile compagna Carla Melazzini, sono maestri di strada, nome umile e insieme fierissimo. Un giorno, quasi dieci anni fa, Moreno decise che per testimoniare la propria protesta contro autorità che mancavano alla propria parola avrebbe camminato coi piedi nudi dentro sandali ordinari, con qualunque tempo. Non ha mai smesso, perché le autorità sono inadempienti per definizione e perché i suoi passi di dignitoso mendicante si fanno conoscere meglio di una bandiera. (“Benedetti i piedi del messaggero…”). Una delle ultime cose che ragazze e ragazzi “di strada” hanno realizzato a Napoli è una fatica di Sisifo. Nicola Laieta lesse il libro di Camus in cui Sisifo, dannato a spingere il suo masso verso la cima ed esserne eternamente rigettato al fondo, viene immaginato felice. Allora si sono messi tutti insieme, ragazzi, maestri, madri, artisti di Ati-Suffix, e hanno costruito un loro masso grave di tutti i pesi che vogliono schiacciare i giovani di periferia. Succede così che a Barra, a Ponticelli, a San Giovanni a Teduccio, e poi attraverso Napoli si vada rotolando un simil-masso di tre metri di diametro con una specie di felicità, spiegata da ciascuno a suo modo. Per esempio così: “Meglio spingere un sasso tutta la vita che affrontare la morte, cioè arrendersi”, o così: “Magari Sisifo era felice perché nello spingere ogni giorno, ha perfezionato la sua tecnica, scoprendo il modo per agevolarsi nel lavoro, delle scorciatoie magari. Forse non era il solo a spingere un masso: in una montagna accanto alla sua poteva esserci un altro uomo che faticava e sudava come lui che lo avrebbe aiutato a sentirsi meno solo”. (www.maestridistrada.it)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi