A Christmas Carol (1999)

Guai ai poveri. Due notizie dickensiane

Adriano Sofri

Direte che l’accostamento è demagogico. Ma no, piantatela

Ieri ho letto due cose. La prima sul Post, che l’ha letta a sua volta su Bloomberg e riassume così: “Le 500 persone più ricche del pianeta hanno aumentato il loro patrimonio del 23 per cento rispetto all’anno scorso”. La seconda sul New York Times, un editoriale che il titolo riassume a sua volta così: “Sessions Says to Courts: Go Ahead, Jail People Because They’re Poor”. Sessions (ministro della Giustizia degli Stati Uniti) ai tribunali: avanti così, mettete in galera la gente perché è povera. La materia è il ripristino della pratica di sbattere in galera i debitori insolventi per povertà, che negli anni di Obama era stata limitata ricorrendo a misure alternative, fondi di assistenza eccetera. Con un ritardo di appena tre giorni, le due notizie compongono un meraviglioso canto di Natale dickensiano. (Consiglio di lettura: Elisabetta Grande, “Guai ai poveri. La faccia triste dell’America”, ed. Gruppo Abele 2017, 14 euro).

   

Direte che l’accostamento è demagogico. Ma no, piantatela. Io vado pazzo per i ricchi estremi, gli estremisti della ricchezza, in particolare per quel Warren Buffett che Carlo Marx avrebbe abbracciato commosso se l’avesse sentito: “Certo che c’è la guerra di classe. C’è, e l’abbiamo vinta noi”. La demagogia è sempre in agguato, e abbiamo appena scavalcato senza troppi danni il centenario della rivoluzione russa. Però, in fondo al cuore degli esseri umani, gli idraulici, intendo, le ferroviere, le casalinghe e i badanti, resiste un castigato impulso a immaginare il giorno di Carnevale in cui le galere si vuotano degli abituali e si riempiono dei 500 più ricchi del pianeta. Anzi, non si riempiono affatto. È lì il bello dell’essere tanto ricchi in tanto pochi, che il superaffollamento delle carceri sarebbe, per un giorno, risolto.

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