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Bene ma non benissimo

La recensione del film di Francesco Mandelli, con Francesca Giordano, Yan Shevchenko, Gioele Dix

5 Aprile 2019 alle 20:13

Hanno i telefonini, ascoltano Shade (che gentilmente fornisce il titolo, fiero di fungere da rapper presentabile in un film patrocinato dall’associazione antibullismo MABASTA). Dovrebbe essere ambientato oggi. Ma allora com’è che i siciliani emigrano a Torino per lavorare nelle pizzerie con la tovaglia a quadretti, e dormono con la figlia in una branda, posizionata nel magazzino accanto ai barattoli di pomodoro? E com’è che abbiamo ancora una volta il bambino ricco e triste, che abita in villa però sta sempre solo anche con i genitori vivi? Tale e quale al bambino ricco nel film di Walter Veltroni “C’è tempo” – le generazioni cambiano, i luoghi comuni restano. La ragazzina grassa venuta dal sud sa difendersi bene, e in segno d’amicizia porta a scuola la parmigiana di melanzane. Con un paio di abili mosse riesce a sbaragliare i bulli, per sé e per Jacopo il secchione indifeso, campioncino di pattinaggio artistico. Lunga gita istruttiva al Museo Egizio, bel piazzamento di prodotto. Per constatare che in materia di mummie e imbalsamazione tutti quanti ricordano un solo dettaglio: “Per prima cosa estraevano il cervello dal naso con un uncino”.

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