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Copia originale

La recensione del film di Marielle Heller, con Melissa McCarthy, Richard E. Grant, Anna Deavere Smith, Dolly Wells

22 Febbraio 2019 alle 15:39

Può essere che non troviate i falsari interessanti, nel dubbio evitatelo. Aggravante: si parla di biografie, di scrittori e delle loro lettere, abilmente imitate da una scontrosa signora che si chiamava Lee Israel. Al cinema non vengono mai benissimo, chi scrive a macchina non fa spettacolo. Ma se i falsi vi interessano almeno un po’, e assieme ai falsi vi interessano i motivi che spingono il falsari a coltivare l’arte, e se vi interessa la vita degli scrittori ancillari, che per mestiere scrivono biografie (e non confessano neppure a se stessi la smania divorante di scrivere qualcosa in proprio) scavalcate il titolo respingente e andate a vedere il film. “Copia originale” vanta una sceneggiatura scritta dalla perfida Nicole Holofcener con Jeff Whitty, entrambi candidati all’Oscar come i magnifici attori Melissa McCarthy e Richard E. Grant: la falsaria e l’amico gay che le dà una mano a spacciare le lettere appena falsificate. Lee Israel cadde in disgrazia per una biografia non autorizzata di Estée Lauder (prima era nelle classifiche dei bestseller). Si ritrovò senza lavoro, in un appartamento dove non voleva entrare neppure il disinfestatore, per compagnia una vecchia gatta malata (e niente soldi per farla curare). Alle feste rubava la carta igienica, la sua agente le diceva: “Non sei abbastanza famosa per essere tanto stronza”. Voleva scrivere una biografia di Fanny Brice, la cantante e attrice servita da modello per “Funny Girl” con Barbra Streisand. In mancanza di anticipi, rubò una lettera di Fanny e cominciò a frequentare le librerie antiquarie. Ma non c’è business che non possa essere migliorato. Un compratore si lascia scappare “si vendono meglio le lettere più personali e piccanti”. E Lee Israel aggiunge i suoi Ps alle lettere rubate: “Il mio nipotino ha il naso uguale al mio. Pensi che debba risarcirlo?” Poi si dedica a Noël Coward e a Dorothy Parker. Dotata del loro stesso umorismo caustico, le lettere le venivano benissimo, e per dare una patina di vecchio c’era il forno. Inciampa, come capita spesso ai falsari, lasciandosi sfuggire un’anacronismo. E i collezionisti truffati allertano l’Fbi.

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