Ansa
Perché Saverio è a Sanremo
A Sanremo si è tutti fin troppo seri e allora beccatevi questo scoop: Carlo Conti vota No
Il Festival di quest’anno non è poi così diverso da quelli precedenti, è il pubblico a casa che si è stancato. Dal titolo di Ditonellapiaga contestato al sondaggio di Youtrend, qui ci si prende ancora un po’ troppo sul serio. E fatevi una risata!
Un mercoledì mattina di fine febbraio 2026, Sanremo si sveglia con il cielo grigio e due milioni e mezzo di telespettatori in meno. Ma Carlo Conti in conferenza stampa l’aveva previsto, anzi dice che temeva peggio e che “il Festival è in salute”; della serie “il paziente ha superato la notte, ma la prognosi resta riservata”. Del resto nelle stesse ore il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro ogni evidenza fattuale, si è autocelebrato in un discorso delirante sullo stato dell’Unione della durata fantozziana di 108 minuti; quindi non vedo perché anche la Rai non possa farlo, del resto la prima serata del Festival ha pur sempre fatto il 58 per cento di share, al contrario di Trump a loro i dati danno ancora un po’ ragione.
Ma allora se il Festival “sta bene” (cit.), perché lo guarda meno gente rispetto agli anni scorsi? Ci viene spiegato che è cambiata la platea televisiva. In una parola: la colpa è dell’inverno demografico. In effetti sono anni che diciamo che la platea televisiva sta invecchiando; e a forza d’invecchiare, è morta. Non arrivano mica tutti a 105 anni come la signora Gianna Pratesi o Patty Pravo, entrambe per altro sul palco dell’Ariston e non sul divano di casa a guardare Rai 1. Azzardo inoltre una mia modesta analisi: in questi ultimi anni il Festival di Sanremo ha goduto di una sorta di “effetto long Covid”, con un autoindotto stato di lockdown da parte della popolazione in occasione della pandemica gara canora.
Ma ora è come se fossimo tutti vaccinati, come se avessimo sviluppato degli anticorpi, e siamo tutti molto meno sedotti da questa grande giostra televisiva. Sì perché lasciate che ve lo dica da qui, e con un minimo d’esperienza accumulata sul campo dal 2015 a oggi: il Festival di Sanremo di quest’anno non è poi così diverso da quelli precedenti; è il pubblico a casa (quello ancora vivo) che si è stancato. Inutile dare la colpa ai cantanti di quest’anno: non è che ci fosse tutto ’sto star system manco gli anni scorsi. Il fatto è che, come abbiamo visto con il capitalismo, la crescita arriva a un punto in cui non è più strutturalmente sostenibile; e il Festival era arrivato a quel punto. Ma se decrescita sarà, che sia felice, o quanto meno allegra; perché qui purtroppo ci si prende ancora un po’ troppo sul serio. Ne sa qualcosa Ditonellapiaga, alla quale viene contestato il titolo del nuovo album, “Miss Italia”, dal celebre concorso di bellezza. Poi c’è Youtrend che ha fatto un sondaggio “politico” sul gradimento degli italiani fra Amadeus e Carlo Conti, come fossero Elly Schlein e Giorgia Meloni, e Sanremo un mandato istituzionale. E in questo clima poco ironico persino il sottoscritto, di professione cretino, vengo ripreso per aver scritto su questo giornale nelle mie cronache beffarde e irridenti che qui a Sanremo la festa di Tv Sorrisi e Canzoni era andata un po’ deserta. Falso, e rettifico: c’erano 500 persone. Ma a me non mi hanno invitato, come facevo a saperlo?!
Della serie: io sto scherzando e scrivo dichiaratamente cazzate, ma qui in questi giorni si vive in una realtà parallela nella quale persino un coglione come me viene preso sul serio. Colpa mia, faccio ammenda e chiedo scusa; anzi, rilancio: comincerò anche io a prendere sul serio le cose che succedono a Sanremo. A cominciare dalle dichiarazioni di Carlo Conti, che ieri in conferenza stampa, a chi proponeva di sorteggiare l’ordine d’uscita dei cantanti per non penalizzarne alcuni, si è dichiarato, testuali parole, “contrario al sorteggio”. Carlo Conti dunque si è chiaramente espresso per il No al referendum sulla riforma Nordio. E adesso prendete sul serio anche questo.
Tormento ed Estasi una settimana sanremese