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Giorgia Dreaming

Metti che Meloni si presentasse davvero all'Ariston, allora sì che sarebbe Sanremo-Super Bowl

Stefano Pistolini

Un gesto fuori dal protocollo, fuori dalle logiche prudenti della politica. Sognare la scossa a un festival dal basso profilo immaginando la premier in platea: tormento ed estasi alla settimana sanremese

Sanremo, ore 21.17. In platea entra Giorgia Meloni, fieramente stringendo nel pugno il biglietto appena acquistato. No, non preoccupatevi: questo è un racconto di fantascienza, come hanno ribadito a destra e a manca. Oppure è una visione: Giorgia, non annunciata, fa capolino al Festival… allora sì che il paese si sarebbe sollevato, inerpicandosi su due barricate contrapposte! Perché Meloni è la prima linea, mica è un Mattarella qualsiasi che tra le sue disposizioni d’ufficio può infilarci un’improvvisata al Sanremo 2023, accolta quasi solo da affetto e simpatia. Macché.

Quando Giorgia, dopo il conciliabolo con gli spin doctor sulla sobrietà della toilette da indossare, fosse transitata per la porta a vetri che conduce al foyer dell’Italia popolare – quella normale, nervosa, sempre ansiosa – se avesse deciso che perché no, perché rinunciare a un passaggio tv di questa portata, magari con un telegrafico messaggio da sussurrare ai giornalisti all’uscita, qualcosa di lieve ma enigmatico attorno al desiderio di sentirsi un’italiana come le altre, come le coetanee che sognano una volta nella vita una serata all’Ariston, allora davvero il Festival si sarebbe rivestito di eccezionalità. In un baleno sarebbero finite in soffitta le polemiche sulla restaurazione canterina, sul baudismo di ritorno e sui suoi misteri, sulla quantità dei cantanti che non ripaga della qualità, per non parlare delle diatribe sui comici che non ci sono per evitare le gaffes (attenzione: Lillo c’è, e che mai si sottovaluti Lillo).

                          

Dicevamo, entra Giorgia (ripetiamo: puro FantaFestival, garantisce lei stessa) ed è come se la rossa sala dell’Ariston diventasse più rossa: la platea sussulta, gli agenti dei servizi si dispongono a schiera, le famiglie italiane, in piena digestione, si riscuotono, si agitano, già cominciano ad accapigliarsi tra genitori e figli, prima ancora che Carlo Conti, allibito (sarà autentica sorpresa, o il suo proverbiale mestieraccio?) balbetti al microfono, “Diamo il nostro benvenuto….”, soggiungendo: “Vi giuro che non sapevo niente! Sono commosso… in questa mia ultima edizione…”. Lei, Giorgia, è là, nel corridoio centrale, l’applauso scroscia, dal loggione arrivano strepiti nemici, perché questa è la democrazia baby, ci sta che qualcuno invochi i mille luoghi dov’è legittimo attendersi che in quel momento si trovi il primo ministro, mentre lei no, ha fatto la mossa situazionista, ha seguito l’istinto, è andata dove la portava il cuore. Si guarda attorno, accenna un sorriso, siede, qualche cenno di saluto e si predispone per la serata, le canzoni, i cantanti. Dopo una mezzora, in coincidenza con una raffica di spot, se ne va, richiamata dai famosi impegni. E lascia indietro il paese a litigare. Con il brivido imprevisto, perché Sanremo è Sanremo: e questa è rilevanza, per ciò che sembra essere rilevante nel 2026. Un gesto fuori dal protocollo, fuori dalle logiche prudenze della politica, vicino alle scelte che noi, una volta nella vita, ci sentiremmo autorizzati a fare, un desiderio onesto, ma destinato a essere malvisto. Ma state tranquilli, niente di tutto ciò accadrà. Abbiamo invece La Russa che invoca il ritorno del comico Pucci, Conti che dice che di conduttori indipendenti come lui s’è perduto lo stampo e l’avvincente polemica sui troppi “figli di…” nel novero dei partecipanti. Sbobba festivaliera, niente flash, niente clash. L’avevano detto che sarebbe il Festival dei nervi distesi. Eppure quell’istante speciale… Quello sì che sarebbe stato il Sanremo-Superbowl invocato da Rossi, l’ad della Rai. Perché Trump, lui sì, a vedere la finale ci va. Sempre che nell’intervallo non gli sistemino un altro Bad Bunny, tutto fomentato a cantargliele chiare in spagnolo. (Le note sulla serata sono sul sito del Foglio).