Elogio della musica passionale. Sal Da Vinci e la grammatica del “sì” a Sanremo

Raffaele Rossi

Il cantautore e attore torna al Festival dopo 17 anni con “Per sempre sì”. Nella serata delle cover canterà con Michele Zarrillo. “Sembra che chiunque venga da Napoli debba essere etichettato come neomelodico, non bisogna ghettizzare nessuno”

“Cosa vuol dire neomelodico? È un termine che serve a contaminare oppure a ghettizzare? Sembra che chiunque venga da Napoli debba essere etichettato così, non me ne capacito. Ogni città ha la sua cultura e il suo dialetto e noi abbiamo il dovere di recuperarli nelle nuove generazioni”. Sal Da Vinci lo racconta al Foglio con il distacco di chi conosce le trappole del pregiudizio linguistico e le smonta con un curriculum che non ammette repliche. Mentre l'Ariston consuma la sua liturgia frenetica tra televoti e dirette social, il cantante va dritto al punto, con la schiettezza di chi non deve più dimostrare nulla. Per lui, cittadino americano che guarda al jazz “non come musica di nicchia ma come espressione popolare nata nelle strade di New Orleans”, la distinzione tra serie A e serie B non ha senso. “Nella musica italiana ci sono stati gli urlatori, poi ci sono stati i tenori che hanno portato la canzone napoletana in giro per il mondo. Altra cosa ancora è la musica passionale. Non bisogna ghettizzare nessuno”.

Il ritorno a Sanremo con “Per sempre sì”, una canzone che “racconta del giorno più bello che uno possa vivere, cioè quando incontri l'amore”, arriva a diciassette anni dalla sua ultima partecipazione con “Non riesco a farti innamorare”. Quello del 2009, racconta, “fu un Festival rocambolesco, venni eliminato e poi ripescato, arrivai sul podio grazie al voto popolare”. Una “ricompensa gioiosa verso una carriera lunghissima”. Nato a New York nel 1969, Sal Da Vinci festeggia proprio in questi giorni 50 anni dalla sua prima volta sul palco. “È un cerchio che si chiude”, dice. L'artista ha debuttato a soli sette anni, nel 1976, iniziando un cammino da bambino prodigio tra cinema e teatro. “Non si può ignorare il background di un artista, non sono nato con Rossetto e caffè”.

Protagonista di film popolari degli anni Ottanta, come “Il motorino”, Salvatore Michael Sorrentino era già una stella prima di cambiare rotta. La svolta arrivò quando James Senese, storico batterista di Showmen e Napoli Centrale, decise di scrivergli una canzone, il retro di un 45 giri con il testo di Peppe Lanzetti. Da lì è partito un viaggio “fatto di gavetta e cadute”. Oggi il successo gli è tornato incontro grazie alla Gen Z e ai numeri digitali: “Quando è nata Rossetto e caffè venivo dai musical. Mi sono ritrovato incredulo, con un Disco d'Oro in tasca. Noi che veniamo dal Sud dobbiamo faticare di più, ma io non ho mai pensato ai numeri, solo a raccontare storie”.

Per la serata delle cover duetterà con Michele Zarrillo in “Cinque giorni”, un'idea nata “dopo un tour insieme negli Stati Uniti”. Un fatto scaramantico, perché “gli amori possono cadere ma devono sapersi rialzare”. È la stessa filosofia del nuovo album in uscita nei prossimi mesi, che anticiperà i due eventi speciali all'Arena Flegrea di Napoli il 25 e 26 settembre e il lungo tour teatrale in partenza il 7 ottobre. Il bilancio di una vita, però, non si misura solo in Dischi d'Oro, ma nei momenti in cui si è avuto il coraggio di pronunciare un sì. Da Vinci riflette su quello che definisce il “sì più difficile”, cioè “accettare la morte di mio padre”, una rassegnazione necessaria che però, col tempo, si è trasformata in un dono fatto di memoria e di luce che lo accompagna sul palco. C'è poi il “sì più felice”, quello legato alla “promessa d'amore fatta a mia moglie”. È a lei, infatti, che l'artista attribuisce gran parte del suo equilibrio, citando una saggezza antica ma sempre attuale: “È a femmena che fa l'omm”, ovvero è la donna, con la sua forza silenziosa e la sua capacità di visione, a far crescere l'uomo e a permettergli di diventare ciò che è veramente.

Tra il rifiuto per le melodie “senza cuore” create dall'intelligenza artificiale, Sal Da Vinci si gode questo Festival con la pienezza di chi ha saputo rimanere fedele alla propria musica. Dopotutto, essere un artista passionale significa proprio questo: non tradire mai il legame tra la gola e il cuore. Come ama ripetere con un sorriso: “La mente ti spiega cos'è la vita, ma è solo con il cuore che vale la pena di viverla”.

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