Quel Sanremo con Tony Pitony. Ditonellapiaga e il gusto del fastidio

Raffaele Rossi

Quattro anni dopo “Chimica” con Donatella Rettore,torna in gara all'Ariston con “Che fastidio!”, una riflessione sulla socialità moderna tra pilates e perbenismo. Sul cantante mascherato: “Non potevo portare persona migliore alla serata delle cover: ironico e con una voce incredibile”

Il mio percorso a Sanremo è all'insegna dell'irriverenza, della follia e della teatralità. E per farlo non potevo avere persona migliore al mio fianco di Tony Pitony, è un maestro”. Ditonellapiaga spiega al Foglio come la serata delle cover, in cui porterà “The lady is a tramp” insieme al cantante mascherato, non sarà una formalità ma un corpo a corpo vocale e scenico. “Preparatevi, perché la sua voce è incredibile”, dice in riferimento al compagno di duetto. “Avevo l'esigenza di fare qualcosa di poliedrico, in netto contrasto con il mio brano dance in gara. Conoscere e lavorare con Tony mi ha fatto bene, ci siamo trovati complici e mi ha spronata a migliorare”. E sulle critiche al cantante siciliano con la maschera da Elvis sa “quanto qualcuno possa non apprezzare i suoi testi, ma trovo la sua produzione ironica, da considerare al pari di quella di Checco Zalone”.

Con questa stessa attitudine, sospesa tra il colto e il dissacrante, a quattro anni da “Chimica” con Donatella Rettore, l'artista romana è tornata all'Ariston con “Che fastidio!”, una riflessione sulla socialità moderna. La canzone è stata accolta dalla stampa con un entusiasmo definito da lei “inaspettato, nonostante i numerosi riferimenti scomodi”. Quando ha letto le pagelle, ammette, “ho pensato a un cortocircuito. Credevo fosse un brano divisivo, non pensavo venisse percepito in modo così positivo”. Il “fastidio” di cui canta è una lente d'ingrandimento puntata sui tic del presente, una satira degli usi e costumi degli ultimi anni. “È un brano simpatico, un po' come quella zia incontrata a Natale. È fastidiosa, ma le vuoi bene, anche se dice sempre quella parola in più che era meglio tenere per sé”. Il testo punge chiunque: dai “giornalisti perbenisti”, ovvero quelli che “non prendono mai posizione”, alla moda dei “corsi di pilates abbinati al pranzo salutare a tutti i costi”.  “Che fastidio!” rappresenta anche la rivendicazione di un'identità non etichettabile. “Il mio cammino è difficile, mi sento sempre fuori posto. Sono troppo pop per l'underground e troppo underground per il pop. All'inizio questo non essere catalogabile sembrava un problema, oggi lo vedo come un tesoro da custodire. Quando le strade diventano due, io scelgo con fatica di costruirne una terza”. Sentire che Carlo Conti ha scelto il suo pezzo per questo Festival, le fa dire: “Che coraggio! Ma è la prova di come la determinazione premi. Non mi sono snaturata per essere adatta al contesto”. Perfino l'appellativo scelto, un tempo oggetto di discussione, oggi è un manifesto politico. “A un certo punto avevo considerato di lasciarmi alle spalle il nome Ditonellapiaga per aderire a un modello più educato. Ma questo mi faceva stare male. L'immagine della ragazza carina e sorridente non funzionava con un nome percepito come respingente per una donna. Io non sono una punk, porto solo una proposta non ben pettinata”. Da qui la scelta del titolo del nuovo disco, “Miss Italia”, in uscita il 10 aprile. “Parla del rapporto con i canoni e con le aspettative altrui in grado di paralizzarmi. Non è un album incentrato sull'amore, ma sul rapporto con me stessa, sui miei fallimenti e sulle mie crisi”, rivela. L'autunno segnerà poi il suo ritorno nei club con due date: il 27 novembre all'Atlantico di Roma e il 30 al Fabrique di Milano.

Tra esercizi vocali e il supporto nella chat di famiglia, Ditonellapiaga custodisce i ricordi delle grandi icone della musica italiana, come Ornella Vanoni. “Quando sono andata a cena con lei, mi ha raccontato di quando portò il figlio a vedere l'abbattimento del muro di Berlino perché non poteva perdersi quel pezzo di storia. Ci metterei la firma ad arrivare alla sua età con quella lucidità”. Sospesa tra il rigore dello studio e l'ironia di chi non si prende troppo sul serio, Margherita Carducci si prepara a vivere nuovamente le contraddizioni del Festival. Sotto la maschera da “baddie irriverente” resta la sostanza di una cantante ormai lontana dal cercare l'approvazione del salotto buono. In fondo, il fastidio più grande Ditonellapiaga lo dà a chi vorrebbe le donne del pop tutte uguali, pettinate e silenziose. Lei, invece, preferisce stare lì, nel mezzo, a godersi il rumore. Senza chiedere scusa.