Fulminacci tra le macerie del pop, a Sanremo con un'elegante ironia. "Spero di arrivare quinto"

Raffaele Rossi

"Sfigato sì, ma faccio il lavoro piu bello del mondo". Il cantautore romano torna in gara all'Ariston con “Stupida sfortuna”. Nella serata delle cover canta Mina insieme a Francesca Fagnani, “lei rievoca quella tv italiana anni Sessanta e Settanta di alto livello”. A marzo il nuovo album “Calcinacci” e ad aprile il tour nei palasport

Per me la posizione ideale è arrivare quinto, ti risparmi tutti i problemi del podio, l'ansia della busta, la liturgia della vittoria. Così non dovrei fare nemmeno quel finto sorriso di gioia che si fa al vincitore quando invece dentro si prova una profonda tristezza”. Fulminacci racconta al Foglio il suo ritorno a Sanremo con il distacco di chi ha già capito che la gloria può essere un imprevisto e la sfortuna una compagna di banco. La ricomparsa all'Ariston del cantautore romano avviene a cinque anni di distanza da quel 2021 “spettrale”, in cui presentò “Santa Marinella” davanti a una sala riempita solo da palloncini e che ancora oggi definisce “la mia vera fobia”. Stavolta la scelta cade su un pezzo, “Stupida sfortuna”, nato da sé, “senza i soliti aggiustamenti da laboratorio. È un brano onesto, con un arrangiamento che respira bene con l'orchestra ma che non è stato pensato per il Festival”. In fondo, la tensione dell'artista verso la gara è inesistente: “Con la competizione non ho mai avuto un rapporto, non ne sono interessato. Il mio obiettivo è essere leggero e divertirmi. Sono dentro al calderone delle classifiche perché faccio musica pop ma per me il successo è vedere la gente contenta ai concerti che canta le mie canzoni”.

Nella serata delle cover duetterà con la giornalista e conduttrice Francesca Fagnani sulle note di “Parole parole” di Mina. Il cantante di casa Maciste Dischi cercava una figura “estranea alle dinamiche musicali. Ho scelto lei perché ha un aspetto sia austero che materno, capace di rievocare quella tv italiana anni Sessanta e Settanta che sapeva essere di alto livello”. Rivela poi un retroscena su Gazzelle: “Flavio mi aveva suggerito di chiamare Leonardo De Andreis, il cantante di Soltero diventato virale”. L'ironia, d'altronde, è la zona franca di Fulminacci, la protezione necessaria per chi non ambisce al Premio della Critica. Non me lo daranno, assicura, “sarà consegnato a chi presenta testi seri, mentre i sentimenti non meritano critica, si vivono e basta”.

La complessità della scrittura ha trovato maggior sfogo nelle altre tracce del suo nuovo album, il quarto, in uscita il 13 marzo. “Calcinacci” intreccia sonorità pop, dettagli elettronici e momenti acustici. È “un inventario di ciò che resta dopo il crollo di una lunga storia d'amore, la mia, e racconta la cronaca di un risveglio tra le macerie”. Un concept che lo vede “guardare i pezzi di intonaco a terra cercando di ricostruire una casa, tra canzoni allegre e momenti cupi”. La produzione (ad eccezione di “Nulla di stupefacente” affidata ad okgiorgio) è curata interamente da Golden Years che lo accompagnerà sul palco dell'Ariston in qualità di direttore d'orchestra. In questo cantiere aperto è entrato anche Franco Battiato, “capito tardi” ma diventato un punto di rottura rispetto al suo classico canone Dalla-Venditti-De Gregori, rubandogli il minimalismo anni Ottanta e una “certa preziosa ingenuità”. A completare il quadro, ci sono due speciali collaborazioni: il “sinergico” Franco126 in “Fantasia 2000” e Tutti Fenomeni, definito “un intellettuale del nostro tempo da ascoltare con estrema attenzione”, nel brano “Mitomani”. Il tutto sarà accompagnato da un corto cinematografico, una sperimentazione “radicale” che ripercorre le tappe dell'album, e vedrà anche la partecipazione dell'attore Pietro Sermonti. Dai calcinacci del disco si passa ai Palazzacci del tour. Si parte il 9 aprile dal Palazzo dello Sport di Roma per proseguire poi a Napoli, Milano e Firenze.

Non manca, infine, una riflessione generazionale, “quella di chi vede i rapporti cambiare e la prole sparire dall'orizzonte”. Forse siamo infantili, ammette, “ma sicuramente staremo un po' meglio di testa nell'affrontare la vita rispetto ai nostri genitori”. Anche l'ansia, che una volta gli paralizzò le mani durante uno show a Bologna, oggi sembra gestibile, complice un Festival pieno di amici. Compagna da sempre è invece la sfortuna, con cui ha un rapporto quotidiano e rassegnato: “Non trovo mai parcheggio, non ho mai vinto a tombola, nello sport non sono mai arrivato primo anzi sono stato spesso ultimo. Ho comprato la macchina nuova e il giorno dopo l'ho trovata graffiata. Sfigato sì, ma faccio il lavoro piu bello del mondo”.

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