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Superare l'ansia
A Londra musica da compagnia per animali domestici
La ricerca mostra come la musica classica migliori il comportamento animale e abbassi il cortisolo. Un rimedio antico che oggi parla anche agli esseri umani, sempre più soli accanto ai loro "pet"
Ascoltando musica classica, le mucche del Wisconsin producono più latte, mentre i cani di Londra riescono a superare l’ansia. Almeno Margot, cagnolina di tre anni nata da un incrocio di pitbull. La proprietaria è Serenity Strull, photo editor, che racconta sul sito di BBC News la storia della bestiola. Margot soffre d’ansia e ha difficoltà a relazionarsi con gli altri animali. La piccola è docile con bambini e adulti, ma stranamente ondivaga con i suoi simili. Tra le cause scatenanti c’è la solitudine, capace di renderla ipercinetica e particolarmente instabile. Gli esperti consultati non sono riusciti a risolvere il problema e la soluzione farmacologica è sembrata l’unica strada percorribile. Si sa: il Prozac è il miglior amico degli ansiosi e, evidentemente, anche dei cani. Ma con Margot non ha avuto effetto.
Ormai priva di speranze, la Strull (il nome Serenity fa un po’ sorridere, vista la situazione) incontra un addestratore che le consiglia una playlist di composizioni lente, prevalentemente per pianoforte, pensate per ridurre lo stress negli amici a quattro zampe. E’ stata creata da Joshua Leeds, esperto di psicoacustica, e da Susan Wagner, neurologa veterinaria, che hanno analizzato gli effetti di questa musica sui cani. L’osservazione, condotta su 150 animali in case private e canili, ha dimostrato che oltre il 70 per cento dei cani nei rifugi e l’80 per cento di quelli che vivono in casa mostravano meno sintomi di ansia (movimenti incontrollati, tremore e respiro affannoso) dopo aver ascoltato principalmente musica per pianoforte.
La fotografa è testimone di un cambiamento insperato. Le telecamere di sicurezza del suo appartamento riprendono Margot che dorme beatamente anche da sola, con Brahms o Beethoven in sottofondo. Sono scomparsi i movimenti nevrotici e l’abbaiare incessante che disturbava i vicini. Studiando il suo caso, la Strull incrocia anche una ricerca della Queen’s University di Belfast, che documenta come la musica classica abbia sugli animali un notevole effetto calmante in “situazioni di forte stress”. Non tutta la musica, però, è adatta: sono da preferire brani non troppo veloci, strumenti come il pianoforte e pochi elementi percussivi. Tutto ciò riduce il cortisolo nell’animale e riesce a dialogare con alcuni aspetti istintivi.
Questo tipo di ricerca richiama le numerose sperimentazioni che da anni avvengono anche sugli uomini. La musica è utilizzata per curare persone con disabilità cognitive ed emotive. In alcune città del mondo sono stati avviati progetti che studiano il rapporto tra la diffusione della musica classica e la diminuzione di reati come vandalismo, risse per futili motivi o piccoli furti. Per lunghi periodi, nella metropolitana di Londra e in alcune stazioni giapponesi, sono state diffuse partiture di Mozart e Beethoven, riscontrando un clima più ordinato e un calo dei reati.
Della funzione catartica della musica parlava già Aristotele; qui non è opportuno approfondire l’argomento. Certo, in un mondo popolato da “gente che vive coi cani, li tratta come esseri umani e ci dorme insieme, mentre siamo tutti più soli”, forse la musica classica serve più agli uomini che agli animali. Tra mucche più produttive e cani finalmente sereni, la musica classica resta, per noi, uno dei modi per non rimanere soli “con” il cane.