(foto di AleRaho)

Musica dal sottosuolo

Alla scoperta di Dischi Sotterranei, l'etichetta invidiata dalle major: “Facciamo funzionare ciò che ci piace”

Luca Roberto

Hanno scoperto tra gli artisti più interessanti della scena musicale italiana, da Coca Puma ai Post Nebbia. Forza di un approccio imprenditoriale, dello scouting e di una Festa iconica. "Il nostro obietivo? Continuare a produrre musica che di cui siamo fan", racconta il ceo Francesco Aneloni

Carlobianchi e Doriano, accompagnati dal giovane Giulio, vanno a una festa universitaria, a Venezia. In un locale del centro c’è un gruppo post-punk che suona: sono i Laguna Bollente. In una delle scene successive delle “Città di Pianura”, il film di Francesco Sossai di cui si è molto parlato in queste settimane, ci sono i tre che tirano avanti in cerca dell’ultima bevuta. Mentre parlottano a un tavolo, dietro di loro si staglia sul muro un manifesto che svetta sugli altri e che annuncia la Festa di Dischi Sotterranei. Quella festa e quell’etichetta non sono frutto dell’immaginazione del regista: esistono davvero. A poca distanza da Venezia, a Padova. E da qualche anno a questa parte sono diventati un esempio di cosa voglia dire fare “musica non elementare” (ribaltando la canzone degli Scisma) in Italia. Se avete ascoltato qualcosa di artisti come Post Nebbia, Coca Puma, Laguna Bollente, Planet Opal, Jesse The Faccio, Gazebo Penguins, Visconti, ma anche i nuovissimi Santantango o gli A/lpaca, dal rock psichedelico padano allo shoegaze, lo dovete a un gruppo di lavoro che si è messo in testa di dare vita a un progetto come nessun altro nel panorama nazionale.

Tutto nasce nel 2013, durante gli anni dell’università. Eravamo un gruppo di band, di artisti e musicisti della città che cercavano di trovare degli spazi in cui suonare e non riuscivano a farlo. Quindi ci siamo messi insieme come collettivo e abbiamo iniziato a organizzare dei concerti in un sotterraneo del Metropolis, un bar abbastanza malfamato vicino alla stazione di Padova”, racconta al Foglio Francesco Aneloni, ceo di Big Maff, la holding che ha al suo interno, tra le varie attività, l’etichetta Dischi Sotterranei. E’ stato l’innesco a un processo che è proceduto per gradi. “Quando quel posto è stato chiuso, abbiamo iniziato a collaborare con un altro locale dove passava tutta la scena underground a Padova: il Mame”, prosegue ancora Aneloni. “La svolta c’è stata nel 2014, quando abbiamo creato un’associazione culturale che esiste ancora oggi e che si chiama ‘Il Coccodrillo’ con la quale abbiamo organizzato il nostro primo festival, il Subcultfest, che è stato il primo evento dentro il Parco d’Europa. Il concetto non era molto distante da quello del Metropolis: chiamavamo delle band che ci piacevano e poi cercavamo di infilare ogni tanto qualche gruppo dei nostri. L’etichetta in realtà è nata poi l’anno successivo, nel 2015”. Il primissimo disco pubblicato è stato quello del cantautore bresciano Pietro Berselli. Tra i primi finanziatori figurava Alfred Tisacco di Cramps Records. Ma all’inizio l’etichetta operava come mero distributore digitale, senza alcun tipo di supporto fisico. “Nel 2015, a 25 anni, dopo essermi laureato in filosofia, ho deciso di mettere tutte le mie energie in questa cosa”, spiega ancora Aneloni. “In Italia è molto difficile trovare delle realtà davvero indipendenti che facciano di questo un lavoro a tutti gli effetti, e con lavoro intendo dire non quello delle associazioni che prendono i soldi, un po’ li dichiarano, un po’ no, usano il personale come volontario per non pagarlo. Ecco, io invece volevo costruire un’impresa culturale in cui le persone sono assunte in regola e con uno sviluppo imprenditoriale sano. Quello era il mio, il nostro obiettivo”.


Aneloni, amministratore unico e tra i fondatori dell’etichetta: “Abbiamo iniziato nel 2013 come collettivo in un bar di Padova”


Un ulteriore punto di svolta c’è stato nel 2018. Dopo gli anni di Subcultfest, l’etichetta, mettendo a frutto la frequentazione con i promoter e le agenzie di booking, tenta di organizzare una serie di concerti di musica classica all’Anfiteatro del Venda, sui Colli Euganei. “Volevamo suonare Chopin in alta quota. All’inizio la risposta fu molto negativa, ma poi vendemmo 10 mila biglietti senza mettere in programma grossi pianisti. Furono entrate che ci permisero di fare investimenti”, racconta sempre Aneloni. Nel 2018 il Subcultfest si trasferisce all’interno del Parco Milcovich, nel quartiere dell’Arcella, a nord della stazione di Padova. Nonostante una tromba d’aria che dimezza il numero dei giorni, gli organizzatori tengono botta e l’anno dopo l’associazione si trasforma in azienda: oltre ad Aneloni ci sono altri tre soci, Alberto Tessariol, Francesco De Sandre e Marco Sorgato. L’ingresso nel Parco Milcovich darà il via a un processo che Aneloni chiama di “rigenerazione urbana”. “Nel quartiere più multietnico di Padova e tra i più multietnici d’Europa abbiamo preso in gestione dal comune quel parco che stava diventando sempre più insicuro e abbiamo dato il via al festival ‘Arcella Bella’: 30 giorni di musica unendo tutto quello che avevamo fatto fino a quel punto”. Nel 2020, l’anno del Covid, una fortuita casualità: uno dei pochi posti in cui si poteva uscire liberamente erano i parchi. E allora Parco Milcovich, dove Big Maff acquisisce anche le licenze di somministrazione all’interno della Casetta Zebrina, diventa un veicolo per dare sostentamento alla struttura discografica (all’interno dell’azienda opera anche un’agenzia di comunicazione che si chiama Fortissimo studio). “Potrei riassumere tutto il nostro percorso come una sorta di grande volontà di finanziare la musica e i dischi, perché Dischi Sotterranei è il primo progetto che è nato, e su quello tutto il resto poi si è costruito, nel tentativo di finanziarlo”, dice Aneloni che ha vissuto in primissima persona tutte queste diverse tappe. “Non volevamo diventare una web agency o che lavora solo in digitale in un mondo in cui la musica viaggia praticamente solo lì, ma dare uno spazio fisico per l’incontro della musica e delle persone, per creare una scena vera e propria. Quindi l’attività sul parco e tutto quello che è nato intorno è sempre stato un tentativo di far incontrare le persone fisicamente  e per creare qualcosa che rimanesse”.


L’approccio imprenditoriale: “Dischi Sotterranei è il primo progetto che è nato. Tutto il resto è stato costruito per finanziarlo”


Tra i primissimi a esplodere nel roster di “Dischi” ci sono stati i Post Nebbia, che abbiamo raccontato in una lunga intervista sul Foglio: evitiamo di racchiuderli in un unica categoria perché sono tra le band più interessanti che si sono ascoltate in giro negli ultimi anni. “Carlo Corbellini, il cantante dei Post Nebbia, era amico di famiglia di un membro della mia precedente band, con cui ho suonato per anni. Siamo stati persino in tour in India”, racconta Aneloni riandando con la mente a quella scoperta discografica. “Lui veniva ai nostri concerti, ha respirato quell’ambiente. Poi il resto l’hanno fatto il suo genio e il suo talento”. Tra gli altri nomi grossi dell’etichetta c’è Coca Puma, oramai ricercata da tutta la stampa di settore, che si porta dietro una storia su come funzioni lo scouting di Dischi Sotterranei. Una figura centrale nel funzionamento dell’etichetta è Michele Novak, il manager di Dischi che dal 2022 segue tutti gli artisti, ne cura i progetti discografici, ci suona persino assieme durante i concerti. E alla fine dei live si ferma al banco del merchandise con un vero approccio do it yourself. “Tutto quel che riceviamo per mail lo ascoltiamo, a differenza degli altri”, racconta Novak al termine di un concerto sold out che Coca Puma ha appena tenuto al Monk di Roma. “Nella gran parte dei casi sono cose che non ci interessano, ma rispondiamo sempre, diamo consigli”. Nel caso di Coca Puma, molto ha fatto anche la pigrizia dei competitor. Aveva iniziato a mandare proposte in giro, ma non ha mai ottenuto risposta. “Quando l’abbiamo sentita per la prima volta ci siamo detti: che figata, dobbiamo sbrigarci”, racconta Aneloni. Coca Puma e i Post Nebbia solo quest’anno sono stati ospiti nei principali festival italiani, dal Miami allo Spring Attitude. Ma ci sono anche altri nomi che stanno pian piano emergendo. “Anche i Planet Opal all’inizio ci hanno mandato una mail con del materiale, non avevano nemmeno un nome. Ci abbiamo lavorato su”, dice Aneloni. E anche loro, con le loro sonorità elettroniche, quest’anno hanno iniziato a calcare palchi importanti come quello di Spring Attitude. Per quel che riguarda i Laguna Bollente, invece, oltre all’apparizione cinematografica che ha dato loro un bel po’ di visibilità, a novembre hanno aperto le date dei Cani a Bologna e a Padova. Sia loro che gli altri, poi, settimana scorsa sono stati ospiti della prestigiosa “Milano Music Week” al cui interno si è tenuto un panel sulla storia di Dischi Sotterranei.


La forza dello scouting: “A differenza degli altri ascoltiamo tutto il materiale che riceviamo. Coca Puma l’abbiamo scoperta così”


C’è poi il non trascurabile capitolo Festa dell’etichetta, che quest’anno ha celebrato la sua settima edizione al Pedro di Padova. “Per noi è una specie di cena di Natale, dove accadono cose magiche”, sorride Aneloni. Quest’anno chi scrive ci è stato e  ha potuto tastare con mano cosa volesse dire: centinaia di persone provenienti da tutta Italia (e non solo) che in due serate assistono a circa 10 ore di musica dal vivo. A ogni edizione c’è anche un ospite segreto (l’anno scorso Marco Castello, quest’anno Okgiorgio). Un format che ricorda i migliori festival europei. E infatti alcuni ragazzi che incontriamo lo mettono sullo stesso livello del Primavera a Barcellona. Con tutti i distinguo del caso. “Rispetto alla prima edizione, quando c’erano a stento 300 persone, è migliorata incredibilmente la qualità delle performance. E nonostante per molti sia visto come l’obiettivo cui mirare, ci è dispiaciuto tantissimo fare sold out e lasciare fuori molte persone”, dice ancora l’amministratore unico di Big Maff. Anche questo per l’azienda è un momento di forti introiti che permette poi di programmare i nuovi investimenti discografici e le nuove uscite. “Ed è incredibile che artisti come Coca Puma, i Post Nebbia, i New Candies, che poi sono quelli che fanno vendere i biglietti, rinuncino al cachet perché vogliono che anche gli altri si possano esibire. Ti dice quanto ci si senta in famiglia”. Sono gli stessi artisti a voler condividere questi momenti con il pubblico. Quando incrociamo Carlo Corbellini l’emozione traspare dallo sguardo: “Sono le 9 e mezzo di sera, è sabato, piove, ma è già tutto pieno di gente”. L’idea della Festa peraltro è radicata sul territorio perché è sinceramente ispirata a quella della “Tempesta in Rivolta”, il festival che organizzava a Venezia l’etichetta guidata da Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi morti, e che dal 2005 in poi ha lanciato tra i principali gruppi del rock underground italiano: Il Teatro degli Orrori, gli Zen Circus, le Luci della Centrale Elettrica.
L’approccio imprenditoriale di Dischi Sotterranei, ad ogni modo, è stata quasi una strada obbligata per cercare di produrre musica che resistesse all’usura degli algoritmi e del consumo istantaneo. “Io sono laureato in filosofia e non è che nella vita, quando ho iniziato a studiare, pensavo avrei fatto l’imprenditore alla grande. Per me tutto quello stiamo facendo a livello di impresa, di sviluppo di business, è per andare avanti e raggiungere un obiettivo che nel nostro caso è quello di cercare di sviluppare davvero una scena alternativa, però facendolo in un modo solido. Vogliamo essere un’etichetta indipendente e siamo veramente duri e puri da tanti punti di vista, ma possiamo farlo solo costruendo una realtà stabile”, rivendica Aneloni. 

 

Anche l’imperativo di ricerca vuole rimanere fedele a un principio che è sempre quello, dodici anni dopo: “Non siamo alla ricerca delle cose che funzionano, ma cerchiamo di far funzionare le cose che ci piacciono. Nel momento in cui si vuole l’hype istantaneo e il mercato discografico ricerca il fuoco di paglia, si buttano fuori cose che se non funzionano sono morte. Ecco, noi lavoriamo all’opposto. Cerchiamo dei progetti che hanno un’esigenza reale, qualcosa da dire davvero, che ci emozionano”, ragiona Aneloni. “La maggior parte delle persone adesso non ascolta i dischi, mette solo un pezzo come sottofondo e non sa nemmeno chi sta suonando. Non conosce il nome del brano,  della band. In questo modo si stanno creando artisti senza pubblico che fanno tantissimi ascolti su Spotify ma che quando vanno a suonare non portano un pagante. E visto che l’algoritmo funziona meglio del vendere dischi,  la musica che viene prodotta dalle multinazionali cerca di essere forte per quell’obiettivo lì. Nessuna demonizzazione per le major, Sony distribuisce alcune nostre edizioni. Ma noi abbiamo un obiettivo opposto, che porti le persone ad andarsene fuori di casa e a vedere il concerto. E’ un lavoro molto più lungo che secondo me ha un valore e credo anche che le etichette discografiche indipendenti abbiano una responsabilità sociale. Io come imprenditore della cultura sento di averla, quella responsabilità, perché se smettiamo di fare questo lavoro, non lo fa più nessuno”. 


La Festa dell’etichetta quest’anno sold out: “Ci è dispiaciuto lasciare gente fuori. Il futuro? Produrremo solo artisti di cui siamo fan”


Il modello sono omologhi internazionali, forse altisonanti, forse no, come “Matador Records”, etichetta nordamericana che pubblica nomi come Interpol, Spoon, Yo La Tengo, Car Seat Headrest, Darkside, il meglio del rock e della sperimentazione. E’ il segreto per cui i vostri artisti continuano a preferirvi alle major e le major, forse, invidiano la vostra libertà? “Ho sempre detto che per il rapporto personale che c’è, se qualcuno vuole andare a prendere un anticipo da 30 mila euro da una multinazionale gli strappo il contratto senza problemi. Se non se ne sono mai andati vorrà dire qualcosa”, conclude Aneloni. L’etichetta a forma di Coccodrillo cosa sarà tra dieci anni, chiediamo convinti che ci abbiano già pensato. “L’obiettivo è diventare un punto di riferimento sicuramente a livello nazionale, siamo ambiziosi. Vogliamo tirare fuori almeno un nome nuovo ogni anno. In sintesi, continueremo a produrre la musica che ci piace ascoltare, di cui siamo fan”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.