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Addio Dolores O'Riordan, voce unica e triste

Morta a Londra la cantante dei Cranberries. Aveva da poco riunito la band

16 Gennaio 2018 alle 06:00

Dolores O'Riordan

LaPresse/AFP

A dispetto della voce morbida e flautata, che sapeva dispiegarsi magnificamente e ricordava gli strumenti tradizionali della natia Irlanda, Dolores O’Riordan era una ragazza col fuoco dentro. Per 27 dei 46 anni che ha vissuto ha fatto la cantante in una band, i Cranberries che, contro i pronostici e le aspettative, seppero aprirsi la strada che dai piccoli pub della loro Limerick li portò sulla ribalta internazionale, dove, con oltre 40 milioni di dischi venduti, hanno occupato la seconda piazza delle esportazioni musicali irlandesi, alle spalle dei coevi U2. Dolores è morta improvvisamente in un albergo di Londra, dove si trovava per una breve sessione di registrazioni. Da anni, aveva lasciato il Regno Unito per mettere su casa in Canada, con le due figlie nate dal lungo matrimonio con Don Burton, storico manager dei Duran Duran, da cui si era separata di recente. La notizia del decesso ha colto tutti di sorpresa e inizialmente non trapelano particolari, al di là dello sbigottimento dell’entourage. Dolores aveva accettato di partecipare a una nuova reunion dei Cranberries, in coincidenza con l’uscita di un album di rivisitazioni acustiche dei successi della band (“Something Else”), evento a cui avrebbe dovuto far seguito anche una tournée, a più riprese annullata per problemi di salute di Dolores.

  

  

Addio Dolores O'Riordan, il “folletto” dei Cranberries

La cantante irlandese aveva 46 anni. Ignote le cause della morte. Nel 1994 aveva conquistato tutti con la sua voce sulle note di Zombie

   

Tutto comunque era cominciato nel 1989, quando a soli 17 anni la O’Riordan aveva risposto all’annuncio messo su un giornale locale dai fratelli Noel e Mike Hogan che cercavano la voce femminile giusta per il progetto musicale che avevano in mente, una declinazione pop dei caratteristici struggimenti irlandese, con qualche graffio elettrico orecchiato dalla new wave londinese, di cui laggiù a malapena si ascoltavano gli echi. Dolores si rivelò ben più dell’ugola perfetta: lei, a dispetto delle origini umilissimi e di un’adolescenza da brividi, tra povertà, malattia e una storia di abusi sessuali domestici che la segnerà per sempre, si rivela la vera moneymaker. Le canzoni le girano nella testa e suoi musicisti riescono a intercettarle e a declinarle in hit internazionali (“Zombie”, “Linger”, “Dreams”), con quel canto sussurato e modulato e quegli inconfondibili accenti irlandesi che la trasformano in una popstar naturale. Il successo dura una decina d’anni, poi si affievolisce fino a scomparire, ma il benessere non ha ammorbidito il carattere di Dolores e la sua vocazione di cacciaguai in miniatura. Ancora tre anni fa la O’Riordan viene arrestata in aeroporto a Shannon, dopo aver aggredito a calci una hostess che le aveva chiesto di rimanere al suo posto. La critica intanto le ha voltato le spalle; in fondo il suono dei Cranberries, semplice e romantico al limite della banalità, aveva fatto il suo tempo e i due album con cui Dolores aveva tentato la carriera solista (2007-2009) erano passati sotto silenzio. Ma la base dei fan era grande e fedele, e l’annuncio del ritorno dei Cranberries era stato salutato con entusiasmo da platee di quarantenni che pregustavano serate passate a cantare vecchi pezzi con YouTube a portata di mano. Nelle interviste Dolores, si era detta contenta e vogliosa di rimettersi in gioco, qualunque cosa volesse dire quel tentativo di ricominciare. Era una ruspante e selvaggia ragazza rock della verde Irlanda. Pronta a tutto, piuttosto che rifare la giurata in “The Voice” (versione irish), come le era capitato qualche anno fa, con un’aria infelice che si vedeva lontano un chilometro.

  

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