Il Foglio della Moda

"Il Mercosur è decisivo per la filiera", ci scrive il dg di Confindustria Moda

Gianfranco Di Natale

"Questo accordo - scrive Gianfranco Di Natale - non è una concessione ideologica al libero scambio, ma uno strumento pragmatico, necessario e urgente". Secondo le ultime ricerche il Brasile è il paese del mondo con la più elevata propensione di crescita di consumi di lusso

L'autore dell'articolo è il direttore generale di Confindustria Moda

 


 

C’è un punto in cui la politica commerciale smette di essere materia per addetti ai lavori e diventa una questione economica concreta e di politica industriale. L’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur è esattamente questo per il settore tessile-abbigliamento-moda italiano. Dopo oltre vent’anni di negoziati, il dossier è maturo. Rinviarlo ancora significherebbe non cogliere una leva strategica in una fase in cui la competitività della manifattura europea è sotto pressione. Il sistema moda italiano – quasi 90 miliardi di fatturato, oltre 500mila addetti, una filiera diffusa fatta in larga parte di piccole e medie imprese – vive di export, posizionamento alto di gamma e capacità di presidiare i mercati. Ma i mercati non sono tutti uguali, soprattutto quando le barriere tariffarie diventano un freno strutturale. Nei Paesi del Mercosur, e in particolare in Brasile, i dazi sull’abbigliamento, tra imposizione dirette ed indirette, possono superare il 50 per cento: un livello che penalizza i prodotti europei e riduce lo spazio competitivo del Made in Italy, nonostante la forte domanda potenziale. L’accordo Ue–Mercosur non è una concessione ideologica al libero scambio, ma uno strumento pragmatico necessario e urgente. Prevede l’eliminazione progressiva dei dazi su oltre il 90 per cento dei beni esportati dall’Unione Europea, con un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro l’anno. Tradotto per la moda: prezzi più competitivi, recupero di marginalità, maggiore capacità di investimento e una presenza più stabile in mercati ad alto potenziale. I numeri aiutano a chiarire la posta in gioco.  Il Brasile, secondo ultime ricerche di quotate società internazionali di ricerca economica e consulenza, risulta essere uno dei Paesi al mondo con la più elevata propensione di crescita di consumi di lusso. Ma il vero valore dell’accordo va oltre il dato immediato: riduzione delle barriere non tariffarie, procedure doganali più semplici, maggiore tutela della proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche, possibilità di ricavi da materie prime di alta qualità. Tutti elementi decisivi per un settore che basa il proprio valore su qualità, marchi e filiere riconoscibili.

Per l’Italia, già secondo esportatore europeo verso il Mercosur con oltre 7 miliardi di euro di vendite e migliaia di imprese presenti nell’area, l’accordo rappresenta una scelta di politica industriale coerente. Aprire in modo strutturato il commercio tra due grandi blocchi economici significa costruire un mercato integrato da oltre 750 milioni di consumatori e rafforzare la resilienza delle catene del valore europee, in una fase di forte instabilità globale.

La moda italiana chiede regole e accesso equo ai mercati. In un contesto in cui altri attori globali stringono accordi e consolidano le proprie posizioni, l’Europa non può permettersi l’immobilismo. Il Mercosur è un banco di prova: decidere ora significa dare alle imprese strumenti concreti per competere. Rinviare ancora vorrebbe dire accettare un progressivo ridimensionamento del secondo sistema industriale del Paese.

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