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Per l'Ue le città 30 sono la via migliore per incrementare la sicurezza stradale
La distanza della riforma del Codice della strada in Italia dalle indicazioni europee per far diminuire le quasi 20.000 vittime in incidenti stradali in Europa
E' da anni che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, sottolinea come nel nostro paese servano norme più stringenti per garantire sicurezza agli italiani. Che i dati ufficiali dicano che in Italia i crimini continuino a diminuire da tempo non sembra però rassicurarlo. E così il segretario della Lega continua a proporre inasprimenti delle pene e nuovi e sempre più stringenti decreti sicurezza. Singolare che nei radar del ministro Salvini continui a non entrare l'unica emergenza che il nostro paese non riesce a superare: quella della sicurezza stradale. E sì che anche di sicurezza stradale dovrebbe occuparsi il ministero che guida.
Un problema non è solo italiano, sia chiaro. Secondo il Gruppo di esperti sulla mobilità urbana che ha redatto lo studio (che tiene conto dell’incidentalità stradale dal 2019 agli ultimi dati ufficiali disponibili) sul quale si basa la "Relazione intermedia sull'attuazione del quadro strategico dell'Ue sulla sicurezza stradale", infatti, i numeri delle stragi sulle strade europee sono da guerra civile: "Ogni anno le strade dell'Ue mietono quasi 20.000 vittime, un bilancio devastante che non è soltanto un dato statistico ma anche una realtà che distrugge famiglie, arreca lutti nelle comunità e spreca per sempre un potenziale umano incommensurabile. Fino a cinque volte di più, ossia 100.000 persone, sono quanti subiscono lesioni sulle strade che trasformano radicalmente le loro vite".
Eppure un modo per migliorare la sicurezza delle nostre strade, dove muoiono oltre tremila persone l’anno, esiste. Per il Gruppo di esperti sulla mobilità urbana "l'introduzione di un limite di velocità di 30 km/h nelle aree urbane" è la "misura con il maggiore impatto" per migliorare la sicurezza sulle strade, "seguita dallo sviluppo di prescrizioni qualitative per le infrastrutture stradali a servizio" degli “utenti vulnerabili della strada", "quali attraversamenti pedonali sicuri e percorsi pedonali e ciclabili".
Un’indicazione che stride con quanto ha più volte ripetuto Matteo Salvini. "Mettere il limite di velocità o l'autovelox dove c'è un ospedale, un asilo, una casa di riposo, sì, mettere il limite a 30 km/h su stradoni a due o anche a tre corsie, no, non puoi andare a 30 km/h", ha detto più volte, l'ultima il 22 gennaio di quest'anno. Un modo per creare confusione nell'opinione pubblica. Città 30 e Zone 30 infatti non toccano i limiti di velocità nelle strade a scorrimento veloce – insomma, per usare le parole del segretario leghista, di "stradoni a due o anche a tre corsie" –, ma regolano la velocità massima nelle strade interne ai quartieri residenziali, quelle dove la gente vive e si sposta prevalentemente a piedi. I limiti delle strade a scorrimento veloce vengono abbassati a 50 o tenuti a 70 km/h quando ci sono le condizioni per farlo. Il titolare del dicastero dei Trasporti si è poi più volte scagliato contro gli autovelox, colpevoli, a suo avviso, di essere solo un modo per far fare cassa ai comuni.
Dalle parole è passato ai fatti. Le modifiche al Codice della strada volute da Matteo Salvini, ed entrate in vigore nel dicembre del 2024, hanno soprattutto puntato all'aumento delle pene per chi viene trovato alla guida con un tasso alcolemico più elevato del consentito o "dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope" e, allo stesso tempo, reso più complesso l'iter burocratico per i comuni che vogliono puntare sull'abbassamento della velocità per incrementare la sicurezza stradale. Ha inoltre complicato le norme per l'installazione degli autovelox e reso impossibile punire chi guida con lo smartphone in mano (la distrazione è con la velocità eccessiva la maggior causa di incidenti stradali) grazie alle telecamere cittadine.
Poco importa se uno dei più efficaci metodi per ridurre le morti in strada, assieme all'aumento della cultura della sicurezza stradale, sia proprio quello di "garantire ai servizi di polizia risorse sufficienti per gestire e presidiare i controlli su strada e devono sostenere i sistemi automatizzati di rilevamento delle infrazioni e applicazione delle norme basati sugli autovelox"