Peggio delle fake news ci sono i quasi-fake che confermano le nostre opinioni. La parata del KKK

Mattia Ferraresi

Dopo le elezioni americane si è diffusa la notizia di una parata in North Carolina organizzata dai suprematisti bianchi incappucciati, materiale ghiotto per i titolisti di tutto il mondo

New York. Il problema non sono le fake news scritte in uno scantinato della Macedonia e disseminate da Facebook, che da par suo monetizza. Il problema sono le notizie semi vere che confermano le nostre opinioni. Prendiamo ad esempio la manifestazione del Ku Klux Klan per festeggiare la vittoria di Donald Trump. Dopo le elezioni dell’8 novembre si è diffusa la notizia di una parata in North Carolina organizzata dai suprematisti bianchi incappucciati, materiale ghiotto per i titolisti di tutto il mondo. “Il Ku Klux Klan dice che farà una parata della vittoria in North Carolina” (Los Angeles Times), “Il KKK sta organizzando una manifestazione per la vittoria” (Vice), “Pronta una parata a favore di Trump, la organizzerà il Ku Klux Klan” (La Stampa). Se n’è scritto talmente tanto che il Washington Post ha annunciato: “La gente non ha mai cercato su Google il KKK come ora”.

Il fatto è che gli articoli sul tema erano basati su una frase scritta sul sito di un gruppo del Klan. Questo annunciava soltanto una “victory klavalkade klan parade” per il 3 dicembre in North Carolina. Nessun luogo specifico, nessun orario, nessun dettaglio. Il gruppo che ha lanciato l’iniziativa si chiama Loyal White Knights e ha sede nella cittadina di Pelham. Una ricerca su Google mette in evidenza che si tratta di uno dei tanti gruppuscoli delle catacombe razziste americane, non rappresenta il Ku Klux Klan inteso come rete nazionale e anzi si tratta di una frangia che attira il disprezzo e l’odio di molti altri gruppi della galassia suprematista, che li ritengono piccoli criminali che spillano denaro ai membri. Nei forum gira voce che il capo dei Knights della Carolina, Chris Barker, sia un informatore dell’Fbi. Il 14 novembre l’annuncio della manifestazione è stato rimosso dal sito dei Loyal White Kinights, i quali nel frattempo non avevano fornito dettagli.

Quando infine è arrivato il giorno della manifestazione, qualcosa è successo: una trentina di automobili con bandiere confederate e del Klan hanno sfilato su una statale della North Carolina, con i conducenti che “gridavano ‘white power’ a nessuno in particolare” (The American Prospect) e la polizia che bloccava gli incroci per agevolare il loro passaggio. Nella cittadina di Pelham si erano assembrati più manifestanti contro il Klan e giornalisti non solo di quelli che erano sulle macchine, ma di tutti quelli che abbiano mai aderito al gruppo, che rappresenta la minoranza di una minoranza, una sotto-sottocultura. La notizia più rilevante della giornata è che uno dei leader nazionali del KKK, William Hagen, venuto dalla California, è stato arrestato insieme a Barker per aver accoltellato un loro affiliato dopo una lite infiammata dall’alcol. Non proprio la storia di una minaccia eversiva vitale per la democrazia americana. Quella della parata non era una fake news, ma il modo in cui la vicenda è stata estrapolata dal contesto, manipolata, ingigantita e rivenduta come la manifestazione definitiva di tutto il Klan risorto a nuova vita sotto il segno di Trump l’ha resa un quasi-fake. Era tutto troppo bello per non essere rilanciato dai giornali seri, quelli che si scandalizzano per le fake news.

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  • Mattia Ferraresi
  • Nato nella terra di Virgilio e cresciuto in quella di Tassoni, ora vive nel quartiere di Tony Manero. E’ il corrispondente dagli Stati Uniti. Ama, con il necessario distacco penitenziale, il Lambrusco e l’Inter. Ha scritto alcuni libri su cose americane e non, l’ultimo è “La Febbre di Trump” (Marsilio). Sposato con Monica, ha due figli, Giacomo e Agostino.