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Lo storytelling

È l’Eldorado della comunicazione contemporanea. Buono per ogni tipo di dissertazione.

20 Giugno 2014 alle 09:32

Lo storytelling

È l’ultimo Eldorado  della comunicazione contemporanea. Si può infilarlo a colpo sicuro in una dissertazione sulla filosofia sufi come in un seminario sulle nuove frontiere della genetica. Quindi, come avremmo potuto non dirvi che concetti spacciare come vostri se si parla di storytelling?

 

- È la grande pippa culturale del momento. Deplorare.

 

- Ormai lo mettono anche nelle patatine. Convenirne.

 

- Infilare il concetto di narrazione in qualunque ambito, persino nella dichiarazione dei redditi, fa capire che siete attenti alle suggestioni della contemporaneità. Se qualcuno chiede spiegazioni liquidarlo affermando che tutto è narrazione, replica che lascia immaginare uno sterminato bagaglio culturale.

 

- Se richiesti di citare alcuni esempi di storytelling di successo parlare sempre di Barack Obama. I più arditi possono spingersi fino a Oscar Farinetti o a Steve Jobs. Non andare oltre né addentrarsi in spiegazioni particolareggiate.

 

- Ricordare che il primo ad attingere a pieni mani al concetto di narrazione nel panorama politico italiano è stato Nichi Vendola. Valutare se citare estratti di “Nichi ma che stai a di’?”

 

- Non sapere esattamente che cosa sia, nondimeno fare largo uso della definizione.

 

- Dire di avere scoperto solo recentemente che quando da bambino vi raccontavano le fiabe vi stavano facendo dello storytelling a tradimento.

 

- Al solo sentirlo nominare dire di coprirsi di bolle. Chic.

 

- Esserci rimasti molto male quando, scoperto che vostro figlio di otto anni andava malissimo a scuola, mentre a voi raccontava meraviglie, lui vi ha spiegato che stava applicando delle tecniche di marketing narrativo alla propria carriera scolastica. Deprecare la sciagurata triade Impresa-Inglese-Internet.

 

- Irritarsi quando certi editorialisti richiesti, tentando di spiegare quel che accade al Congresso americano, rispondono con una narrazione. Proclamare apertis verbis che si vorrebbero semplicemente delle notizie, altrimenti si sarebbe andati al cinema. Posizione che denuncia l’intellettuale caustico e fuori dal coro.

 

- Rimpiangere i tempi ingenui in cui per vendere dei computer non cominciavano da un vecchio garage in California.

 

- Ricordare che anche quando il vostro pollivendolo vendeva le uova dicendo di averle tolte personalmente alla gallina quella stessa mattina faceva dello storytelling, ma non la metteva mica giù così dura.

 

- Irridere apertamente i siti web che pretendono di fornire la ricetta per raccontare bene una storia. Sostenere che altrimenti saremmo tutti Balzac. (Vedi seguente)

 

- Dire che i bestsellers americani potranno avere tutti i difetti del mondo, ma dal punto di vista della costruzione del plot sono inappuntabili. Commento che rivela l’intellettuale 2.0 uscito dalla torre d’avorio per immergersi nella contemporaneità. (Vedi seguente)

 

- Distinguere tra gli storyteller (es. Wilbur Smith) e i romanzieri (es. Ian Mc Ewan). Meno si spiega la differenza, maggiore è l’effetto sull’audience.

 

- Tra un uovo senza storia e un uovo con una storia quale comprereste? Domanda da sfoderare durante una cena per fare colpo sull’altro sesso.

 

- Occuparsi di storytelling sta rapidamente sostituendo il “curare un blog” nella nebulosa del fancazzismo contemporaneo. Convenirne.

 

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