cerca

Il caffè

Una delle bandiere del made in Italy, ma anche una visione del mondo; un'abitudine salutare o nociva ad anni alterni, secondo le ultime ricerche; per molti l'irrinunciabile inizio di ogni giornata. Nella puntata di oggi tutte le frasi riscaldate da non mancare di dire quando si parla del caffè.

9 Novembre 2012 alle 00:00

- Non svegliarsi finché non lo si è bevuto, non dormire più dopo averlo bevuto.  

- Non ci sono due italiani che lo prendono uguale. Convenirne. Valutare se elencare tutte le possibili varianti (lungo, ristretto, macchiato caldo, macchiato freddo, corretto grappa ecc.). 

- All’estero fa schifo. Obiettare che oggi, però, non è più come una volta: sostenere di avere bevuto un ottimo espresso in una remota località esotica. L’effetto è inversamente proporzionale al numero di persone che ci sono state. 

- I napoletani lo prendono sempre seduti. I milanesi lo buttano giù al volo. A Bologna il bicchierino d’acqua è obbligatorio. Continuare ad libitum. 

- Se qualcuno lo prende amaro guardarlo con espressione schifata e chiedere “Ma come fai?” 

- Nei film americani il beverone fatto con il filtro di carta dal detective sta a significare una dolente condizione esistenziale unita a un’inflessibile tempra morale. 

- Magnificarne le proprietà lassative a digiuno. Essere parsimoniosi nei particolari.  

- Citare la scena del caffè di Eduardo sul balcone che parla con il professore. Specificamente dissertare sulla funzione del coppitello di carta sul becco della caffettiera. 

- La diffusione delle macchinette espresso domestiche ha tolto ogni poesia all’atto di farsi il caffè. Dolersene. 

- George Clooney ha rotto le balle. 

- Stigmatizzare i nomi irritanti che una nota multinazionale ha dato alle sue capsule con le differenti qualità di caffè. Variante equosolidale: rifiutarsi di acquistare prodotti di una multinazionale filonazi. 

- Il mondo si divide in filomoka e filonapoletana. 

- Sostenere la superiorità del caffè fatto con la moka rispetto all’espresso. Vale anche il contrario. 

- Se qualcuno si complimenta per il vostro caffè, dire di avere avuto una fidanzata napoletana. 

- Rievocare l’omino coi baffi che aveva le lettere al posto della bocca. Solo per ultraquarantenni. 

- Ricordare che la moka è un capolavoro del design italiano che in ottant’anni non ha subito nemmeno un restyling. Commento che qualifica il sagace osservatore della contemporaneità. 

- Un cafferino? Aborrire. Contestualmente inveire contro tutti i diminutivi: attimino, cognachino, aiutino. 

- Stupirsi di come da anni una nota marca di caffè faccia pubblicità ai propri prodotti ambientando gli spot nel’aldilà. Di seguito far partire una pippa sulla rimozione del concetto di morte nella società occidentale. 

- Al bar, dopo che un gruppo di persone ha ordinato quindici caffè diversi chiedersi sempre come i baristi riescano a ricordare le ordinazioni. 

- Se qualcuno mette più di due cucchiaini di zucchero non mancare di dire la battuta: “Ti piace amaro, eh?” 

- Stigmatizzare le nuove forme assunte dallo zucchero nei negozi di design squinzio (pepite, piramidi, dodecaedri, paperelle, blender). Liquidarli come gadget per i target nevrotici. 

- Osservare come a Vienna chiedere “un caffè” equivalga a chiedere “della pasta” a Napoli. Personalmente preferire l’Einspänner e, talvolta, il Großer Brauner. Non spiegare che cosa siano lascia immaginare uno stile di vita cosmopolita e la lettura dell’opera omnia di Joseph Roth. 

- Notare con piglio sociologico che il caffè è sempre stato fonte di ispirazione per importanti esponenti della canzone italiana. Citazioni:                                                                                         

- “Ma cos’hai messo nel caffè che ho bevuto su da te” (Riccardo del Turco): consigliata, amarcord.                                                

-“Il caffè della Peppina” (Marina D’Amici e Simonetta Gruppioni): consigliata, pop classico.                                                                 

- “…e in via Petroni si svegliano, preparano libri e caffè e io danzo con Snoopy e con Linus un tango argentino col caschè” (Francesco Guccini): praticabile, ma solo se il contesto politico lo consente.                                                                                              

- "’na tazzulella e cafè” (Pino Daniele);  ”ah che bell’ ’o cafè” (Fabrizio De André); “la mattina c’è chi mi prepara il caffè” (Lucio Battisti): evitare, mainstream.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi