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Il problema è la cassa. Le banche, il governo e il caso Mps

Aprire e non scassare, versare e non dissanguare, risanare e non uccidere. L’alta finanza è questo cocktail di chirurgia, pronto intervento, riabilitazione lenta. E come la medicina è inesorabile. Di sicuro c’è un malato, il sistema bancario italiano.

5 Luglio 2016 alle 11:15

Il problema è la cassa. Le banche, il governo e il caso Mps
Sant’Antonio Maria Zaccaria, sacerdote, fondò la Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo.

 

Titoli. Signore e signori, prima pagina del Financial Times:

 

 

Per il secondo giorno consecutivo il problema è la cassa e il titolo principale del giornale della City è dedicato alla saga delle banche italiane. Ieri il titolo era sullo strappo (virtuale, per ora) di Renzi con l’Unione europea sui soccorsi nel caveau, oggi si scodella l’infinita storia di una banca, il Monte dei Paschi, che ha bisogno di una rigenerazione del bilancio e dello spirito, cioè di un compratore che se la porti via da Siena. Questo scenario allo sportello dovrebbe bastare e avanzare per cercare di capire qual è la combinazione giusta della cassaforte. Aprire e non scassare, versare e non dissanguare, risanare e non uccidere. L’alta finanza è questo cocktail di chirurgia, pronto intervento, riabilitazione lenta. E come la medicina è inesorabile. Di sicuro c’è un malato, il sistema bancario italiano. Tanto malato da richiedere la cura dello Stato. La coppia Alesina & Giavazzi sul Corriere della Sera fa un’esplorazione sulle soluzioni possibili:

 

 

Facciamo il Tarp all’americana? No, perché altrimenti diamo una mano agli azionisti. Facciamo l’operazione di mercato, cioè svalutiamo le sofferenze per quello che valgono e non per il prezzo che sognano i banchieri? No, perché poi le banche vanno a carte quarantotto essendo a corto di capitale. Diamo ad Atlante fondi degni del suo nome in modo che acquisti le sofferenze al (sovra)prezzo di bilancio e poi giriamo i crediti deteriorati allo Stato allo stesso prezzo? No, perché siamo davvero al gioco delle tre carte si dà ancora una volta una mano agli azionisti. E che si fa? Cribbio, soluzione Zingales: intervenga lo Stato direttamente nel capitale delle banche. Si diluiscono gli azionisti e le fondazioni, ma si salva il sistema. Questo però significa che in quella terra di mezzo che a ogni critica faceva luccicare la frase “il sistema è solido” c’è qualcosa che scricchiola di brutto. La parola chiave è solvibilità. Tutto la discussione finora era su una galassia di banche solvibili. Se c’è crisi di liquidità, no problem, il forziere della Banca centrale europea è aperto a tassi negativi. E se c’è bisogno di garantire nuove emissioni, c’è il fondo da 150 miliardi dello Stato. In realtà c’è un problema di capitale, di valutazione di bilancio, di sofferenze e crediti deteriorati. Ma un intervento dello Stato presuppone rischi sistemici, cioè l’esistenza di qualche banca che sta per saltare. Domanda: chi sta per saltare? Perdinci, nessuno! rispondono dalla galassia felice. Meraviglioso. Attendiamo con pazienza e grande fiducia l’arrivo puntuale della realtà. Nel frattempo, continuiamo il nostro viaggio. Toh, anche oggi la Lex Column del FT si occupa di noi, ancora Monte dei Paschi.

 

 

Parola chiave: quantum finance. Siamo nel campo dell’econofisica, decisamente troppo anche per i creativi di Palazzo Chigi. Andiamo avanti. Il problema evidenziato è sempre lo stesso: le sofferenze iscritte in bilancio hanno un prezzo che il mercato non è disposto a pagare. Mettiamola così: i titoli di Mps oggi sono scambiati a un valore vicino al fondo dell’abisso, un salvataggio ordinato della banca li porterebbe a realizzare guadagni multipli. Quale abisso? Questo.

 

 

Sì, decisamente non è materia per i deboli di cuore. Che si fa? Bail-in. No, aspetta un attimo, forse… lasciate perdere le opinioni italiche sul tema, sono (quasi) sempre dettate dalla furberia, dal desiderio primitivo, irresistibile, di socializzare le perdite private e dare la sòla al contribuente. Però sul FT c’è un’opinione interessante da leggere, è di Patrick Jenkins e in sintesi dice che per evitare the Italian tragedy bisogna mollare il bail-in e inventare un salvataggio dal volto umano. Wow. Jenkins elenca cinque opzioni possibili sul tavolo dei protagonisti (Renzi o chi per lui legga attentamente, per favore) e alla fine del pezzo c’è la parola che dovrebbe far scattare qualche idea saggia: rethink. Ripensare. In fretta, visto che anche stamattina la Borsa di Milano ha aperto in rosso e Monte dei Paschi è stata subito sospesa. La cassa brucia. Soluzioni? La Stampa: “Crollano i titoli delle banche. Ecco il piano per salvare Mps”. Ok, leggiamo il Sole 24Ore per capire cosa circola nella stanza dei bottoni: “Mps, il Governo prepara lo «scudo»”. Scrive la brava collega Isabella Bufacchi: “Ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato e collegata agli stress test”. Se il paziente sta male, non è precauzionale, è una cura per evitare il collasso del sistema cardiocircolatorio. MF la mette giù così: “Bce spinge per gli aiuti di Stato”. Catenaccio: “Il membro del Consiglio di Vigilanza Angeloni: la funzione Ue di controllo sui sostegni deve essere ridefinita. Il supporto pubblico, ben controllato, è componente fondamentale del sistema bancario”. Domanda del cittadino che paga le tasse: ma i soldi lo Stato li ha o no? E di quanto sarebbe l’operazione? Quaranta miliardi non bastano, i conti del FT riferiti ai non performing loans parlano di una cifra pari a 170 miliardi, oltre tre volte il piano (c’è un piano?) del governo. Sono operazioni che impattano sul debito? Le fa Cassa depositi e prestiti? E’ una sua finalità? Stiamo camminando su un ponte che conduce, per ora, verso la terra di nessuno.

 

In questo scenario, cosa resta da fare per avere la tempesta perfetta? Diamine, il voto. Titolo su Carlino-Nazione-Giorno: “Renzi tentato dalle elezioni”. Proprio quello che ci vuole. Se c’è una cosa che i mercati stanno valutando in questo momento è l’instabilità politica. Basta leggere i report delle banche per rendersene conto. Gli americani di Citi si stanno facendo un’idea della situazione italiana e stanno stimando i costi del referendum costituzionale di ottobre. Vince il No? Tanti auguri, Italians.

 

 

Citi mette nero su bianco la possibilità di “una Renzi-exit” con conseguenze devastanti per il paese. Il calcolo è frutto del crescente euroscetticismo, dell’ascesa del Movimento 5 stelle, delle dichiarazioni politiche che sembrano roba da talk-show ma poi entrano negli uffici studi delle istituzioni finanziarie e lasciano il segno (meno). C’è gente che sposta miliardi di euro che vi guarda e vi ascolta. Fate voi, irresponsabili.

 

Dove va l’Italia? Lo dice l’Istat stamattina nella sua nota sull’andamento mensile dell’economia: “Prosegue la fase di crescita moderata dell'economia italiana sostenuta dal miglioramento dei ritmi produttivi dell'attività manifatturiera e dai primi segnali di ripresa delle costruzioni, in presenza di un recupero della redditività delle imprese e di un aumento dell'occupazione. Segnali meno favorevoli provengono dai consumi, dal clima di fiducia delle famiglie e dalle imprese dei servizi. In questo quadro, l'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana ha segnato un'ulteriore discesa, prospettando un rallentamento nel ritmo di crescita dell'attività economica nel breve termine". Rallentamento.

 

Brexiters. Sono usciti dall’Unione europea? No, figuriamoci. Forse non usciranno mai, gli inglesi. Di sicuro si sono dimessi tutti, anche Farage.

 

Juno in orbita su Giove. Abbandoniamo le cose (extra)terrestri, andiamo in orbita su Giove. Missione compiuta, Nasa.

 

5 luglio. Nel 1996 a Edimburgo, nei laboratori del Roslin Institute nasce la pecora Dolly, il primo mammifero clonato.

 

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