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La ripresa italiana si sta raffreddando, speriamo non congeli

Corriere della Sera: “La frenata di crescita e lavoro”. Eccola, la realtà, la produzione rallenta, non è ancora a zero, ma basta una flessione del settore automobilistico per appiattirla. Soluzioni? Per ora non ci sono. C’è invece un titolo che racconta il futuro industriale del Paese: “Ilva senza soldi. Riesplode il caso”. Fusione totale.

2 Dicembre 2015 alle 10:55

La ripresa italiana si sta raffreddando, speriamo non congeli

Santa Viviana, martire.

 

Titoli. La ripresa italiana si sta raffreddando, speriamo non congeli. Il dibattito sulla Siria potete seguirlo tranquillamente nel parlamento del Regno Unito, in Italia si fa durante la presentazione di un libro di Vespa. Tutto bene, dunque. Primo caffè, Corriere della Sera: “La frenata di crescita e lavoro”. Eccola, la realtà, la produzione rallenta, non è ancora a zero, ma basta una flessione del settore automobilistico per appiattirla. Soluzioni? Per ora non ci sono. C’è invece un titolo che racconta il futuro industriale del Paese: “Ilva senza soldi. Riesplode il caso”. Fusione totale. Cosa fanno a Repubblica? “Frena il pil, effetto paura sulla ripresa”. Arrivederci, cari. Facciamo un giro di titoli. La Stampa trova un titolo azzeccato: “Pensioni, la beffa degli under 40”. Leggere il catenaccio solo se fuori dalla fascia dei quarantenni: “Lavoreranno fino a 75 anni e avranno assegni ridotti di un quarto. L’Ocse: intervenite”. Allegria. Il tema cattura anche l’attenzione di Libero: “Pensioni choc per i trentenni”. Carlino-Nazione-Giorno fanno la sintesi in stereofonia: “Pensioni, il danno e la beffa”. Qualcosa di diverso? Al Giornale hanno fatto una scoperta: “Anche noi finanziamo l’Isis”. Ma il Corriere spiazza tutti a destra con un’intervista a Silvio Berlusconi ben strillata in prima pagina: “Basta prudenza Coalizione Onu per battere l’Isis”. Cose di bottega e portafoglio? C’è il Messaggero con un caffè ar vetro: “Statali licenziabili, si apre il caso”. E’ la grande mammella di Roma, il pubblico impiego. Money? (pre)visioni? Due titoli impaginati. Il primo è di MF: “La Bank of England cancella il rigore”. Catenaccio doppio: “I sette principali istituti di credito inglesi hanno superato gli stress test e la banca centrale ha di fatto dichiarato la guarigione del sistema e lo stop a nuove richieste di capitale”. Il secondo titolo è del Sole 24Ore: “Crescita in lieve frenata: a rischio l’obiettivo 0,9%”. Sono decimali, certo, ma il commento del Sole ricorda che “I decimali non contano, le riforme sì”. Elementare, Watson. Buona giornata.

 

Cameron, Corbyn, la guerra (e l’Italia). Ci sono molti motivi per invidiare la democrazia inglese e l’esempio viene dal dibattito sulla partecipazione del Regno Unito ai bombardamenti in Siria. Il Labour si è spaccato, il suo leader, Jeremy Corbyn, ha dovuto dare libertà di voto ai parlamentari, Cameron gli ha dato del “simpatizzante dei terroristi”. Ouch! Oggi si vota, domani decollano i caccia della Royal Air Force. Funziona così, il Regno Unito, e fa davvero impressione vedere che il dibattito italiano su un tema così grande si fa durante la presentazione del libro di Vespa. Per sapere, per capire, dobbiamo volare a Londra: ecco il liveblog del Guardian sul dibattito alla Camera dei Comuni.

 

Petrolio. Nello scenario della guerra c’è anche il barile. L’Opec si riunisce tra qualche giorno, il 4 dicembre, nel frattempo bisogna studiare la nuova economia del petrolio. Martin Wolf sul Financial Times disegna lo scenario.

 

Dov’è la Grecia? In Svizzera. Il governo tedesco ha dato alla Grecia la lista di 10558 evasori che avevano portato i loro depositi in Svizzera. Sono soltanto un numero piccolissimo rispetto al fenomeno dell’export di capitali all’estero. La vendita del porto del Pireo è stata rimandata di nuovo, privatizzazioni ferme, lotta all’evasione fiscale ferma. Nel frattempo l’Europa ha dato 82 miliardi alla Grecia e Tsipras fa discorsi per dire Siryza deve essere unita. Sentiremo molto presto levarsi alte le note del Sirtaki finanziario.

 

2 dicembre. Nel 1961 Fidel Castro fa un discorso in cui si dichiara marxista-leninista e alleato dell’Unione Sovietica. Era la Cuba comunista. Oggi cos’è?

 

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