cerca

Wonderland

Alberto Mario Banti, Laterza, 618 pp., 29 euro

2 Gennaio 2018 alle 17:05

Wonderland

Parlare seriamente di cultura di massa non è facile. Si corre il rischio di scivolare verso la condanna moralistica dell’apocalittico o l’accettazione acritica dell’integrato. Alberto Mario Banti, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Pisa, noto soprattutto per i suoi lavori sul “canone risorgimentale”, amplia il suo interesse per la cultura “popolare” di massa al caso americano del Novecento. Il prodotto è un poderoso saggio di oltre seicento pagine che ci fornisce le linee guida del “canone” attraverso l’analisi di generi letterari, visivi e musicali che hanno costruito l’immaginario occidentale contemporaneo.

 

Il volume è diviso in due parti. La prima, titolata Over the Rainbow, ripercorre la formazione delle narrazioni “mainstream” nel primo Dopoguerra (in particolar modo la letteratura, la radio e il cinema), spostandosi poi verso le contronarrazioni musicali (bues, hilliby e folk), che l’autore declina in termini generazionali nel secondo Dopoguerra. La seconda sezione parte dalla reazione inferta dal rock and roll alla pop music per spostarsi negli anni Sessanta e Settanta, cercando di cogliere i nessi fra generi musicali, generazioni e minoranze etniche. La parte finale si conclude con gli anni Ottanta, che segnano l’allineamento dei pianeti, cioè il mutamento delle strategie commerciali da parte delle grandi case produttrici cinematografiche e la ridefinizione degli spazi discorsivi all’interno della cultura di massa. L’obiettivo è di “assimilare” la controcultura per immunizzarne il carattere politicamente eversivo e trasformarla in una componente del “canone”.

 

Il lavoro di Banti ha il pregio di saper tenere insieme una serie di fenomeni diversi e complessi che hanno segnato la formazione della cultura di massa nel corso del Novecento. L’autore è interessato a valutare come il canone si formi dall’interazione dialettica tra le diverse anime della società. Una dialettica che non si eleva mai a sistema, ma che cerca di cogliere le forme di resistenze “negative” di volta in volta introdotte dalle controculture.

 

Abbiamo esordito sostenendo che parlare di cultura di massa non è affatto facile. Banti cita a volte i testi della premiata coppia Horkheimer-Adorno, ma, salvo alcuni riferimenti alle analisi semiotiche di Eco, non ha proposto una chiave interpretativa capace di spiegare la formazione del “canone” americano. I meccanismi performativi delle produzioni seriali sono difficili da “pesare” proprio perché bisogna saper individuare e spiegare il nesso fra la domanda e l’offerta di un particolare contesto storico. L’autore tenta di farlo coi riferimenti alle strategie di mercato delle megacorps e alle majors. Basta dunque sostenere l’integrazione dell’apocalisse?

 

WONDERLAND

Alberto Mario Banti

Laterza, 618 pp., 29 euro

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi