Le due teste del tiranno

di Marco Malvaldi, Rizzoli, 253 pp., 18 euro

9 Ottobre 2017 alle 10:19

Marco Malvaldi tenta di raccontare un campo delle scienze fino a ora avvicinato raramente dai divulgatori: la matematica. Come rendere comprensibile a chi crede che integrali possano essere solo pane e grissini i numeri immaginari o la teoria dei giochi, il calcolo delle probabilità o il funzionamento dei codici? Malvaldi, pochi lo sanno, oltre a essere un noto giallista, è chimico e ex ricercatore dell’università di Pisa. Le premesse, quindi, ci sono tutte. E infatti tra aneddoti storici ed esempi pratici spiega bene come quelle rette e coniche tra piani cartesiani che hanno tediato gli studi superiori di ciascuno di noi siano solo una piccola parte di una materia che fa del paradosso un metodo e dell’impossibile un limite tutt’altro che invalicabile. Il tiranno del titolo siamo noi stessi, con la doppia guida del pensiero razionale e intuitivo. Il secondo è fondamentale per la sopravvivenza, oltre che per permetterci di guidare la macchina senza provocarci ogni volta un’emicrania, ma spesso ci porta a convinzioni errate che non basta la logica a smascherare, serve anche qualche nozione di matematica. L’avvocato difensore di O. J. Simpson, per esempio, nel processo che lo vedeva accusato di aver ucciso la moglie e il suo amante, disse che la probabilità che una donna picchiata venisse anche uccisa erano 1 su 2.500, dunque non c’erano prove scientifiche a carico dell’accusato. Se qualcuno tra i giurati avesse conosciuto la regola di Bayes, avrebbe fatto notare che la probabilità di essere uccisa se ti picchiano è 1 su 2.500, ma la probabilità di essere uccisa a priori è 1 su 20.000, e quando una donna picchiata dal compagno viene uccisa la probabilità che sia stato lui rasenta il 90 per cento. L’incapacità della maggior parte delle persone di gestire le probabilità condizionate permette a moltissimi cinguettii logicamente errati che saturano il discorso pubblico di sopravvivere indenni. Soprattutto il libro di Malvaldi nasce dal dispiacere dell’autore per l’idea che nella scienza esistano scoperte inutili. Tutte le più grandi scoperte all’inizio non avevano un’applicazione pratica, ma l’hanno trovata in seguito: utile andare sulla luna? Sì a prescindere, ma soprattutto alla luce del velcro e degli auricolari wireless, delle schiume viscoelastiche e del computer a circuiti integrati, tutti sviluppati per la prima volta per la missione Apollo 11. La rabbia contro il “deficiente” che non lo capisce, coniugata al desiderio di parlare a tutti, fa cadere spesso il libro in battutine dalla dubbia efficacia che con le affascinanti sorprese celate dai numeri c’entrano poco e di cui né la matematica né la divulgazione di Malvaldi necessiterebbero.

 

LE DUE TESTE DEL TIRANNO
Marco Malvaldi
Rizzoli, 253 pp., 18 euro

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