Un uomo per tutte le utopie

di Paolo Gulisano, Ancora, 168 pp., 15 euro

9 Giugno 2017 alle 09:29

Un uomo per tutte le stagioni” si intitolava il film che Fred Zinnemann dedicò a Tommaso Moro, e l’espressione gli è rimasta appiccicata. Ma è una formula infelice. All’origine sta infatti l’appellativo che all’amico aveva dato Erasmo da Rotterdam nel loro amato latino, Omnium horarum homo: un uomo per tutte le ore. Perché Tommaso non si negava mai a nessuno: clienti, amici, questuanti, a qualunque ora del giorno e della notte chiunque lo cercasse trovava la sua casa aperta. “La definizione ‘un uomo per tutte le stagioni’ ha invece finito per descrivere esattamente il contrario dell’etica di Moro: allude alla capacità di restare a galla a tutti i costi, ad attraversare varie stagioni politiche, magari attraverso la pratica opportunistica del compromesso. Esattamente il contrario di ciò che fu e visse Tommaso Moro”. In questo scorrevole libretto Paolo Gulisano, medico con la passione della rivisitazione storica, prova a restituirne un’immagine attendibile.
Nato nel cuore di Londra nel 1477 da un padre avvocato che si era duramente sudato gli studi, anche Tommaso si laureò in Legge, intraprese la carriera politica, e presto si scontrò con la durezza del potere: allorché Enrico VII chiese al Parlamento un aumento dell’appannaggio, il giovane deputato si oppose, ottenendo il voto contrario della Camera; il sovrano allora gli inflisse una multa pesantissima, fece arrestare suo padre e cominciarono a circolare voci inquietanti sulla sua incolumità. Invitato dagli amici a venire a più miti consigli, Moro rifiutò di piegarsi e si preparò a emigrare; ma per sua fortuna la situazione si risolse presto con la morte del re. Il successore, Enrico VIII, lo stimava: lo reintegrò in Parlamento e gli affidò incarichi via via più importanti, fino a nominarlo cancelliere del regno. Amico di Erasmo, stimato dagli umanisti di tutta Europa, amato dal popolo per la sua vita semplice e caritatevole, la stella di Tommaso è allo zenit. Ma, come tutti sanno, Enrico si innamora di Anna Bolena, chiede l’annullamento del matrimonio con Caterina, il Papa glielo rifiuta e lui fa approvare dal Parlamento l’Atto di supremazia che lo proclama capo della Chiesa d’Inghilterra. Anche stavolta Tommaso non si piega, e l’ira del re è implacabile: la testa del ribelle rotola sul patibolo.
Nel frattempo, Tommaso aveva scritto “Utopia”, vocabolo e libro destinati a una fortuna straordinaria. Ma anche qui, osserva Gulisano, il significato dell’opera è stato frequentemente distorto, facendone il capostipite della letteratura rivoluzionaria, una lettura che sarebbe culminata con l’erezione di una statua a Moro in una piazza della Mosca sovietica. Al contrario – è la tesi del libro – “Utopia” è ben radicata nelle tensioni e nelle contraddizioni del suo tempo. Un’epoca in cui la civiltà organica e comunitaria dei secoli medievali stava cedendo il passo a una società basata su un deciso individualismo, dove potere e ricchezza erano ormai assurti a nuovi dèi (non a caso il manifesto della nuova politica, “Il Principe” machiavelliano, compare giusto un anno dopo “Utopia”); è in questo quadro che Moro rilancia “quanto di meglio la civiltà medievale avesse proposto, rielaborandolo in una nuova versione adatta alla nuova civiltà del Rinascimento”: una società basata sull’equilibrio fra individuo e collettività e fra legge e virtù. Dove, dulcis in fundo, diverse religioni convivono pacificamente: “C’è qualcosa di commovente nel modo in cui Moro difende la libertà religiosa, il diritto di professare culti diversi, soprattutto alla luce del destino che lo aspettava”. Non a caso nel 2000 Giovanni Paolo II lo avrebbe proclamato santo patrono dei governanti e dei politici.

 

UN UOMO PER TUTTE LE UTOPIE
Paolo Gulisano
Ancora, 168 pp., 15 euro

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