In principio era la Parola

Federico Roncoroni
Mondadori Education, 112 pp., 20 euro
In principio era la Parola

Titolo ambizioso, biblico, per questo gustoso libretto scritto dal grande linguista e saggista Federico Roncoroni. Quattro storie di passione grammaticale, letteraria e libraria. Non un passatempo da spiaggia, ma neppure una antologia da tempi ginnasiali. Si comincia con la parabola su nome, articolo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiuzione e interiezione. Al lettore distratto o superficiale potrebbe venir voglia di consegnare il volumetto alla libreria del salotto, terrorizzato dal dover tuffarsi – magari ad anni di distanza – nel ripasso della grammatica che tanto fece penare e soffrire. Ma Roncoroni, con tono solenne  e quasi parafrasando la Genesi, scrive che “insieme, la Parola e i suoi discendenti, diedero corpo e forma, sostanza e vigore alle lingue degli uomini che, diverse le une dalle altre, ma tutte costituite da quei pochi suoni ricchi di illimitata forza creativa, consentono di designare e nominare tutto ciò che si vuole portare dalle tenebre alla luce”. Parola che “fece scoccare la sua scintilla vitale e tutte le cose cominciarono a esistere e a operare, e ancora esistono e operano nell’infinita varietà del tutto e nel dominio stesso del nulla, dove l’essere e il divenire sono in perenne conflitto. Senza di loro, infatti, nulla sarebbe”. La seconda storia ha al centro l’uomo che, conquistato l’uso della parola, cominciò ad abusarne al punto da volere solo il silenzio. “Libridine”, poi, è un inno alla bibliomania, fenomeno oggi sempre più per pochi intimi, visto che il refrain sul fatto che nessuno legge più e si entra in libreria solo per comprare qualche bicchiere artistico o una scatola weekend benessere, è ormai divenuto una certezza. Ma è il quarto racconto a commuovere, a far tornare il lettore con la mente agli anni delle elementari. Una sorta di madeleine proustiana. Roncoroni racconta il suo primo impatto con “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi. Aveva otto anni, e nel libro di lettura quel brano era riportato in soli quattro versi. “Mi piaceva l’idea della gallina: la gallina, che dopo essersi messa al riparo durante il temporale per non bagnarsi, come verisimilmente avranno fatto anche gli augelli, veniva fuori dal pollaio o da dove diavolo si era rifugiata e tornava ad aggirarsi per la strada becchettando qua e là per terra secondo le sue abitudini, e facendo quel suo clo clo clo sempre monotamente uguale”. Ma gli anni passano, si arriva alle medie e quei quattro versi diventano un’intera pagina del libro. Pazienza: “E’ bella tutta. La gioia di conoscere la poesia per intero soffocò quasi completamente dentro di me la perplessità che all’inizio mi aveva preso a causa dell’inatteso sviluppo cui era andato incontro il testo dei miei ricordi infantili”. Ma il “colpo” sarebbe arrivato più tardi, in quinta ginnasio, quando “scoprii che era ancora più lungo dell’ultimo che avevo letto: era lunghissimo”.

 

Brutta cosa: “Dove sono finiti, mi chiedevo, gli augelletti, la gallina, il sereno, l’artigiano con l’opra in mano, la femminetta, l’erbaiuolo, il Sol, la valle, il fiume, li poggi, le ville, i balconi, i terrazzi, le logge, il tintinnio dei sonagli, lo stridio del carro, il carro e il passeggero che se ne va lontano? Erano scomparsi e al loro posto c’erano concetti, concetti, concetti, affermazioni sentenziose, quasi degli aforismi o delle massime. Ne derivò, alla fine, l’amara constatazione che le due parti erano in funzione l’una dell’altra, e che quindi “la lirica era perfetta come era”. Con la maturità, quei quattro versi scoperti alle elementari furono compresi nella loro interezza, “anche se ormai – dice l’autore – Leopardi non mi piaceva più come mi piaceva in quegli anni là indietro, o mi piaceva più come prosatore che come poeta e come poeta mi piaceva di più per la sua maestria verbale, per la pulizia e la pregnanza del suo lessico, che per quello che diceva”.

 

IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA
Federico Roncoroni
Mondadori Education, 112 pp., 20 euro

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