Storia del mondo, I mercati e le guerre mondiali, 1870-1945

a cura di Emily S. Rosenberg
Giulio Einaudi Editore, 1.207 pp., 110 euro
Storia del mondo, I mercati e le guerre mondiali, 1870-1945

La forma statuale sottoposta a svariate pressioni interne ed esterne, le distanze geografiche che tendono all’azzeramento, l’interconnessione continua delle economie nazionali: le tendenze globalizzanti non sono un unicum dei nostri tempi, come dimostrato sapientemente in questa collezione di saggi sulla cosiddetta “prima globalizzazione”, quella vista all’opera sul finire del XIX secolo e all’inizio del XX secolo. Lo sforzo degli specialisti qui raccolti, innanzitutto, è quello di narrare una “storia del mondo”; anche a costo di qualche forzatura, tale approccio pone “le grandi conquiste dell’Occidente” in rapporto “con i più importanti sviluppi che hanno avuto luogo nella stessa epoca in altre parti del mondo”. Così il lettore italiano realizzerà, per esempio, che perfino le nostre Guerre d’indipendenza possono essere collocate in una più ampia ondata di “guerre di ricostituzione nazionale”, come le chiama Charles S. Maier, storico di Harvard e autore di alcune riflessioni sul “Leviatano 2.0”.

 

Se idee e pratiche del primo stato moderno sono “sorte nel XVII secolo, esse incontrarono tempi difficili alla fine del XVIII, per poi ricostruirsi dopo il 1850”, scrive Maier. Dalla guerra del Sonderbund in Svizzera (1845-47) a quella tra Stati Uniti, Texas e Messico per il controllo del territorio messicano settentrionale (1846-’48), fino alla guerra nel bacino dello Yangtze tra stato secessionista Taiping e Impero cinese (1850-’64), ecco una serie di conflitti al cui centro “non vi era né un imperatore che aspirasse all’egemonia né un’ideologia radicale”; più semplicemente “furono guerre per sopravvivere in un mondo di guerre e di stati nazionali in guerra”. Non mancarono gli episodi di resistenza – tribale nella cosiddetta “periferia” del mondo o millenaristica in occidente, e Maier non dissimula la sua simpatia per tali esperienze – ma dopo le prime scosse di assestamento ecco affermarsi la “migliore macchina di governo ed espansione territoriale che il mondo avesse visto da secoli: il moderno stato-nazione”. E se focalizzarsi su questo punto fa passare in secondo piano la classica distinzione tra “epoca delle rivoluzioni” ed “epoca delle guerre mondiali”, resta il fatto che alla fine del XX secolo sembra già finito il periodo d’oro dello stato-nazione classico. Lo stato totalitario incute timore per decenni e si eclissa; poi si afferma lo stato sociale attuale col suo portato di spesa pubblica in costante crescita; infine Maier scorge con malcelato fastidio l’avanzare, a partire dagli anni 80 del Ventesimo secolo, di un Leviatano 3.0 che assomiglia a “una forma di associazione funzionale” più che a un Leviatano. Un equilibrio precario in cui spadroneggiano “la governance” e “le forze sempre più potenti dell’economia”.

 

Da segnalare poi lo scritto di Steven Topik (University of California) e Allen Wells (Bowdoin College) sulle filiere di prodotto. Un saggio che a tratti pare concedere troppo a una lettura ideologica, a costo di imbattersi in lievi contraddizioni: da una parte si sostiene che quella a cavallo tra XIX e XX secolo fu “un’epoca in cui si cominciarono ad applicare sistematicamente i princìpi del pensiero economico liberale” e ciò fu alla base di una “grande divergenza” tra ricchi e poveri nel mondo; dall’altra si spiega che “nonostante i sogni e le aspirazioni dei sostenitori più radicali del liberismo e del libero mercato, le economie di fine secolo erano tutt’altro che non regolamentate”. Al netto di questi eccessi polemici, è originale l’analisi dettagliata di certe linee nevralgiche dell’economia mondiale nella seconda Rivoluzione industriale, filiere produttive che coinvolgevano la “periferia agricola” e da cui originava “il grosso degli scambi transfrontalieri”: cereali, zucchero, caffè, cioccolato, ecc. Un approccio acuto e preferibile alla sola sommatoria di statistiche sul “centro industriale”.

 

STORIA DEL MONDO, I MERCATI E LE GUERRE MONDIALI, 1870-1945
a cura di Emily S. Rosenberg
Giulio Einaudi Editore, 1.207 pp., 110 euro

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