Rapporto sulla popolazione

a cura di Salvatore Strozza, Alessandra De Rose
Il Mulino, 180 pp., 15 euro
 

22 Maggio 2015 alle 10:07

Rapporto sulla popolazione

L’onda lunga della crisi iniziata in America nel 2007 non ha mancato di influenzare l’atteggiamento dei media, pure italiani, costretti ad approfondire in maniera sempre più sistematica – seppure spesso non senza errori – lo scenario economico. A questa evoluzione del dibattito pubblico non ha fatto seguito purtroppo uno sforzo parallelo nella comprensione e nella divulgazione delle dinamiche demografiche che, in parte, a questa lunga crisi economica sono collegate. Questo agile volumetto promosso dall’Associazione italiana per gli studi della popolazione costituisce un buon punto di partenza per recuperare il tempo e il confronto perduti. Dati consolidati e comparati in prospettiva diacronica ci consentono di dominare meglio il frastuono delle statistiche sfornate quotidianamente. Così si scopre, a proposito di crisi, che tra il 2008 e il 2013 sono stati perduti quasi un milione di posti di lavoro in Italia, pari al 4,2 per cento degli occupati, con “un decremento percentuale quasi doppio rispetto a quello registrato nell’insieme dei 28 paesi dell’Unione europea”. O ancora: il tasso di occupazione è sceso dal 58,7 per cento al 55,6 per cento, con una riduzione di oltre 3 punti percentuali “che ha prodotto un ampliamento ulteriore dello svantaggio rispetto all’insieme dei paesi dell’Ue (da 7 si è passati a 8,5 punti percentuali in meno)”.

 

L’approccio privilegiato dagli autori esagera forse i nessi di causalità di matrice economica, eppure dati interessanti sono pure quelli raccolti sull’evoluzione della famiglia. Nell’ultimo quadriennio, il numero di matrimoni è crollato da 247 mila nel 2008 a 207 mila nel 2012. La proporzione di unioni a doppio reddito da lavoro sul totale delle giovani coppie si è ridotta nel 2012 di circa 10 punti percentuali (erano il 73,1 per cento delle coppie non coniugate e il 51,5 delle coniugate nel 2007). La ripresa della fecondità, infine, “sembra essersi arrestata. Il numero medio di figli per donna, pari a 1,42 nel 2008, è sceso a 1,39 nel 2013, quando all’anagrafe sono stati iscritti per nascita poco più di 514 mila bambini, 62 mila in meno rispetto al 2008”. Una messe di dati decisamente “parlanti” e che sarebbe bene informassero le discussioni pubbliche, oltre che le decisioni dei policy maker. E’ il caso, per esempio, del fenomeno migratorio oggi alla ribalta mediatica: se la popolazione straniera in Italia è passata da 500 mila persone all’inizio degli anni 90 ai circa 6 milioni di oggi (stimando pure i clandestini), è ancora legittimo parlare di “emergenza immigrazione”? Non è forse questo un fenomeno oramai strutturale con cui fare i conti? La risposta è nei dati.  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi