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Una gondola con gigantografia di Navalny, la nostra flotilla
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Solo per comunicare ai lettori del Foglio che il 9 maggio, a Venezia, lo stesso giorno dell’apertura del Padiglione russo alla Biennale, avremmo intenzione di affittare una gondola Uber con a bordo, in bella evidenza, una gigantografia di Navalny, assassinato dagli scherani di Putin. Chi volesse unirsi a questa modesta testimonianza a favore della libertà d’espressione e della libertà della cultura e dell’arte censurate darebbe più forza alla nostra piccola e pacifica flotilla. Cari saluti.
Giuliano Ferrara
Pierluigi Battista
Vengo anche io!
Al direttore - In politica può accadere anche questo: “Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono” (Dino Risi).
Michele Magno
A proposito di intelligenti. Un ripasso, per chi dice che la riforma della giustizia sia di destra, eversiva, trumpiana. La separazione delle carriere è stata considerata “ineludibile” da un pezzo di Pd (compresa l’attuale responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani) nel 2019. L’Alta corte disciplinare è stata inserita in una proposta di legge presentata in Aula da alcuni senatori del Pd nel 2021. Il sorteggio del Csm, pieno, puro, è stato evocato da alcuni importanti sostenitori del No, come Marco Travaglio: “Se vuoi sbaragliare le correnti è inutile mettersi a fare tic tic toc toc. Devi mettere una riforma costituzionale che sorteggia i membri del Csm: non ci sono alternative” (7 giugno 2021). In politica può accadere anche questo: che gli intelligenti dicano che per essere intelligenti è necessario fare l’opposto di quello che gli intelligenti di oggi dicevano ieri. Spettacolo.
Al direttore - La riforma costituzionale che siamo chiamati a confermare il 22 e il 23 marzo ha due lati opposti, che dobbiamo leggere insieme. Da un lato, è una riforma garantista, perché – se vincesse il Sì – i cittadini avrebbero un modello processuale più giusto, con la separazione delle carriere. Ma, dall’altro lato, è una riforma capace di rafforzare l’azione della magistratura nei confronti della criminalità. Cerco di spiegarmi. Devo però premettere che io voterò Sì perché voglio una magistratura, tutta, libera, autonoma e indipendente. Giudici e pm. Da siciliano, sono grato a tutti i magistrati per averci aiutato – e per farlo anche oggi – a contrastare un fenomeno terribile come la mafia. E tengo a che la magistratura sia autonoma e indipendente dalla politica. Ma ogni giudice e ogni pm deve potersi sentire libero all’interno del suo stesso ordine professionale. Cioè, affrancato dalle pressioni che le correnti esercitano su qualunque aspetto della sua carriera. Lo dico con piena consapevolezza, perché ho trascorso quattro anni e mezzo, dal 2010 al 2014, al Consiglio superiore della magistratura. Dunque, la riforma renderà finalmente operativo il processo accusatorio voluto nel 1988 da Giuliano Vassalli e completerà l’art. 111 della Costituzione, approvato nel 1999 a larghissima maggioranza. Avremo così, finalmente, un vero processo di parti, davanti a un giudice terzo e imparziale. Ma, al contempo, il pubblico ministero, restituito all’effettivo ruolo di parte, sarà necessariamente più specializzato. La sua capacità, la sua efficienza, la sua produttività saranno giudicate da un Consiglio superiore dedicato a valutare esclusivamente quanto avrà fatto. E allora andranno avanti i più bravi, i più seri: i pubblici ministeri che faranno indagini approfondite e in grado di reggere il vaglio del giudice. Non chi è appoggiato dalle correnti. Altro che ostacolare i pm e le indagini, come dice Saviano! E lo stesso vale per i giudici, che dovranno concludere i processi in tempo e scrivere sentenze motivate e fondate, in grado di non essere ribaltate nei successivi gradi di giudizio. Ma tutto questo avverrà se si comprenderà che il Csm, organo di rilevanza costituzionale, non coincide con l’Anm, che invece è il cosiddetto sindacato delle toghe. Oggi difficilmente chi non appartiene a una corrente fa una carriera degna dei propri meriti. Lo ha detto, in passato e più volte, lo stesso Gratteri. Ecco perché la riforma introduce il sorteggio per i membri del Csm. D’altra parte, il sorteggio in passato era voluto dallo stesso Gratteri e oggi dal gruppo dei Centouno. E quando nel 2022 l’Anm chiese agli iscritti di esprimere la loro opinione, ben il 41,8 per cento dei magistrati si dichiarò favorevole al sorteggio. Dopo i tentativi del passato, finalmente il Parlamento – non con il solo voto dell’attuale maggioranza, ma anche con il contributo di parte delle opposizioni – ha avuto la forza e il coraggio di far approvare la riforma costituzionale che ora siamo chiamati a promuovere o bocciare. Se vince il Sì, come auspico, l’Italia sarà come tutti i paesi occidentali. Avrà una giustizia più garantista e più giusta, ma anche più efficiente e in grado di proteggere meglio i cittadini onesti.
Benedetto Romano
Al direttore - Umberto Bossi aveva tanti difetti, tutti i difetti. Era arrogante, sboccato, bugiardo. Ma prima, più e meglio di chiunque altro seppe interpretare una fase storica e dare voce e identità a un territorio che, senza di lui, non avrebbe saputo di averne bisogno. Non seguì il consenso ma creò il consenso. Impose temi nuovi – il federalismo, pur caduto in disgrazia anche per colpa della Lega, non è meno necessario di trent’anni fa – favorì la nascita di un ceto di amministratori capaci e contribuì a ridisegnare lo scenario e gli stili della politica. La sua responsabilità più grave è aver partecipato al “Porcellum”, che avrebbe condizionato tutte le leggi elettorali successive abolendo, di fatto, la competizione politica al livello locale: la nemesi di un movimento che era stato secessionista, più ancora della sua degenerazione sovranista, è aver nazionalizzato le campagne elettorali. Bossi non era un santo e non diventerà un santino. E’ stato un grande innovatore e, nonostante qualcuno possa pensare il contrario, un generoso idealista. Pur non raggiungendo il risultato, seppe dimostrare che non era irraggiungibile. Riposi in pace.
Carlo Stagnaro
Al direttore - Ieri, in un corsivo in cui invitavo Andrea Delmastro a farsi un esorciccio, ho commesso un errore: ho attribuito a Giovanni Donzelli lo status di indagato nel caso Cospito. Non è vero. Donzelli non è mai stato indagato. Me ne scuso con lui e con i lettori. L’esorciccio, evidentemente, dovrei farmelo anch’io.
Salvatore Merlo