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lettere al direttore

Giustizia ingiusta: un abbraccio a tutte le Simona Sparaco d'Italia

Chi ha scritto al drettore Claudio Cerasa

Al direttore - Apprezzabile come sempre Carmelo Caruso, squillante e brillante ed elegante, ora sulla Biennale e sulla libertà dell’arte (purtroppo di stato). Dubito solo che l’invocato Gogol, e anche Puskin, Esenin, Achmatova, Bulgakov e financo Majakovskij avrebbero partecipato al padiglione russo delle anime stramorte. Forse gli slavofili Paolo “Norskij” e Dostoevskij, che non è male, ma c’è un forse. Ribadisco che la modestia del conflitto aperto e non burocratico dovrebbe sostituire la rischiosa grandiosità della “lutte finale” tra i Duellanti della Nuova Egemonia Culturale. A Buttafuoco dimostrare e praticare una fin troppo corazzata indipendenza. A Giuli organizzare una occasione disarmata di dissenso il 9 maggio, a Palazzo Ducale, nei giorni in cui vinsero Churchill, Roosevelt e Peppino Stalin, che arrivò a Berlino ma non a Venezia, dove Putin suo povero emulo sta tramando una baruffa chiozzotta a legittimare una guerra spietata. Se si può stare con la libertà dell’arte, perfino di stato, e con quella dell’Ucraina e dell’Europa, perché non darlo a vedere? Stalin avrebbe commissariato e altro, i nostri avrebbero tuonato con Bernard-Henry Lévy, il figliolo di André Glucksmann, Andrée Shammah e magari Sean Penn e Volodimir Zelensky contro la nuova versione dell’arte degenerata, ohibò. Cordialissimi saluti. 
Giuliano Ferrara

Anche le virgole!

  


  
Al direttore - La Stampa ha pubblicato in prima pagina un articolo intitolato: “La giustizia ha distrutto la vita di mio padre. Nessuno ha chiesto scusa”, firmato da Simona Sparaco, scrittrice e vincitrice del Premio DeA Planeta, oltre che moglie di Massimo Gramellini. In quell’articolo si racconta la storia del padre, innocente, scomparso due mesi fa, travolto da una vicenda giudiziaria che, secondo quanto ricostruito dalla stessa Sparaco, ha significato galera preventiva ingiusta, inchiesta condotta senza adeguate verifiche, vita distrutta, azienda azzerata, lavoratori licenziati, assoluzione arrivata troppo tardi. Se c’è una cosa buona di questa campagna referendaria è che stanno uscendo allo scoperto, finalmente, storie di malagiustizia rimaste per anni sullo sfondo, spesso sommerse dall’omertà culturale e dalla mitizzazione televisiva di magistrati che non la meritavano.
Matteo Lipplis

 

L’articolo di Simona Sparaco è da brividi. Ma nel dramma di quella lettera e di quella storia ce n’è un altro che in troppi si rifiutano di guardare. Quando si parla di ingiuste detenzioni, in Italia, dietro ogni numero c’è una storia, c’è una vita segnata, c’è una famiglia distrutta. Quando si parla di ingiuste detenzioni, in Italia, dietro ogni numero c’è un magistrato che ha chiesto di mandare in galera qualcuno che in galera non doveva andarci e un giudice che ha scelto di non vedere quello che un giudice libero e competente avrebbe dovuto e potuto vedere. Dietro quei numeri, apparentemente freddi, non ci sono solo storie di libertà negate. C’è qualcosa di più. Ci sono pezzi di paese che chiedono che a nessuno capiti quello che è successo ai loro cari. Ci sono pezzi di paese che chiedono che i magistrati possano essere responsabili degli errori che commettono, come tutti. Ci sono pezzi di paese che chiedono che vi siano giudici in grado di essere più autonomi dai magistrati. Ci sono cittadini che chiedono di avere magistrati che possono far carriera sulla base del merito, non dell’appartenenza. E ci sono molti italiani che non riescono a credere a questi dati. Dati del procuratore generale della Cassazione, relazione giustizia 2025: il 78 per cento di magistrati sottoposti ad azione disciplinare sono assolti o ricevono un non luogo a procedere.  E ancora: su 6.485 errori giudiziari tra il 2018 e il 2024 hanno processato in tutto dodici magistrati. Di questi dodici, uno è stato condannato al trasferimento, nove hanno avuto la censura. Un abbraccio a tutte le  Simona Sparaco d’Italia.