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lettere al direttore
Più magistrati responsabili, meno irresponsabili detenzioni
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - “Votare No è un omaggio ai 28 magistrati che sono finiti davanti ad un plotone di esecuzione: di mafia, di camorra, di terrorismo” (Pier Luigi Bersani). Mi associo all’omaggio ma non capisco il nesso logico. E’ come se chi scrive dicesse: “Votare Sì è un omaggio ai 32.262 innocenti finiti, tra il 1° gennaio 1992 e il 31 ottobre 2025, davanti a un plotone di esecuzione che li ha incarcerati ingiustamente [con l’erario che ha dovuto sborsare oltre un miliardo di euro in risarcimenti]. E non ci vuole molta fantasia per immaginare quale tragedia possa essere quella di venire a torto accusati, arrestati, privati del patrimonio e della reputazione, condannati, e poi, magari anni dopo, finalmente assolti. E, soprattutto, per immaginare quanto sull’origine di queste tragedie pesi in modo determinante la mancanza di un efficace, severo e davvero indipendente vaglio di legittimità dell’accusa, delle indagini preliminari, delle misure cautelari e dei rinvii a giudizio, da parte dei giudici a ciò deputati. Insomma, ognuno ha i suoi morti, feriti gravi e moribondi da vantare. Esibirli col solo scopo di vellicare la pancia degli elettori è un gioco che non vale la candela: rischia di lasciare un cumulo di macerie nella vita politica e civile del paese dopo il referendum, chiunque sarà il vincitore.
Michele Magno
Non metterei insieme i due concetti. La prima frase di Pier Luigi Bersani è senza alcun senso, a meno che Bersani non pensi che tutti coloro che vogliono votare Sì, magistrati compresi, siano dalla parte di chi ha ucciso nel passato i magistrati. La seconda affermazione, invece, un suo senso ce l’ha. La presenza di un numero così incredibile di ingiuste detenzioni ha qualcosa a che vedere con l’irresponsabilità di cui godono i magistrati che commettono errori. Inserire degli argini, attraverso l’Alta corte di giustizia, può aiutare a responsabilizzare. E aiutare a responsabilizzare può aiutare ad avere più magistrati responsabili e meno detenzioni irresponsabili.
Al direttore - Vogliamo chiamarlo un patto di consultazione, per darci un tono? Un tavolo no, troppo falegname. Magari in Sala Verde a Palazzo Chigi. Figurarsi. E dove mi siedo, e le foto, e chi dichiara all’uscita. Oddio, Calenda stava già lì. Italia viva non si è capito. Il Pd ha messo il silenzioso. Conte che torna a Palazzo Chigi non da premier? E quando mai. Risultato, dopo una settimana di psicodramma: uno scambio di messaggini tra premier e governo con i leader dell’opposizione. Per ottenere quello che in qualunque democrazia sarebbe il minimo sindacale. Che di fronte ai grandi temi internazionali e alla furia della guerra, la politica, o meglio le istituzioni, esecutivo, Parlamento, partiti, si ritrovano e si tengono informati, magari addirittura riescono a parlarsi senza tirarsi le sedie. Troppo chiedere? Da una settimana abbiamo chiesto potesse esserci, nella irriducibile differenza delle posizioni, uno spazio di confronto. Necessario. Doveroso. Che non è intelligenza col nemico, fuoco amico, una crostata gusto inciucio. Ma un perimetro comune da costruire e proteggere. Lo avevano accennato quei reprobi dei riformisti, gentaccia che chiede che il Pd faccia il Pd. E che si ricorda che senza Verdini non ci sarebbero le unioni civili. Ma vuoi mettere la purezza? Subito si era alzata la contraerea. Nel partito, prima. Te pareva. E poi di Conte che si era inventato una risoluzione comune che mettesse tutti d’accordo, da Che Guevara a Madre Teresa. Dimenticandosi, però, di quel trascurabile inciampo dell’Ucraina, ma guarda un po’. Magari finiva che la firmava anche Vannacci, in fondo si allargava il campo. Meloni è arrivata, però, in Aula senza avere fatto i compiti. I tentativi di dialogo c’erano stati, ma evidentemente erano rimasti nelle intenzioni. E, tra Senato e Camera, sembravano appassiti nel giro di qualche ora. E invece. Saranno le difficoltà obiettive della destra, oppure il bon ton, oltre il referendum. Nasce la diplomazia whatsapp. Visto mai. Cordiali saluti.
Filippo Sensi, senatore del Pd