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Gratterismo? No, grazie. Solidarietà al Foglio dopo le parole del pm
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Come avvocato e presidente del Consiglio nazionale forense desidero esprimere la mia vicinanza al Foglio e alla giornalista Ginevra Leganza per l’attacco, inaccettabile, ricevuto dal procuratore della Repubblica di Napoli, dott. Gratteri. Colpisce che un magistrato, alla guida della procura più grande d’Europa, scelga di aggredire verbalmente una giornalista e un quotidiano con toni e atteggiamenti che non si addicono a un esponente delle istituzioni dello stato. Il lavoro di informazione che il suo giornale svolge evidentemente provoca nervosismo in alcuni sostenitori del No al referendum. Ma il nervosismo non può trasformarsi in allusioni o attacchi nei confronti della stampa. Se il procuratore Gratteri vuole partecipare al dibattito pubblico, lo faccia nel merito delle questioni, come ci si aspetta da chi ricopre un ruolo così rilevante, e non con argomenti che appartengono più alla polemica politica che al confronto tra operatori del diritto. Spiace constatare, inoltre, come il recente richiamo del presidente della Repubblica ad abbassare i toni del confronto pubblico sia rimasto inascoltato. Proprio per questo desidero ringraziarvi per il lavoro che continuate a svolgere e ribadire il nostro pieno sostegno.
Francesco Greco
Le rispondo, gentile Greco, con due dichiarazioni di ieri che hanno colto il punto. “E’ inaccettabile che chi esercita una funzione così delicata utilizzi toni e immagini che paventano ritorsioni nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro. In una democrazia liberale la libertà di stampa non può essere oggetto di minacce, tanto meno da parte di chi rappresenta lo stato e dovrebbe per primo garantire equilibrio, misura e rispetto delle istituzioni” (Camere penali). “In Italia c’è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l’articolo 21 della Costituzione” (Fnsi). “Oggi, per molto meno, a parti invertite se un giornalista avesse scritto le stesse cose di un procuratore della Repubblica, il Consiglio superiore della magistratura avrebbe aperto una pratica a tutela” (Enrico Costa). Gratterismo? No, grazie.
Al direttore - “La repressione nei confronti delle ragazze e dei ragazzi iraniani è orribile, ma l’Iran non costituiva una seria minaccia rispetto alla potenza nucleare e tecnologica di Israele”, afferma Massimo D’Alema intervistato da Repubblica. Prendendo per buona la convinzione dell’ex premier, anche se buona non è (affermare che l’Iran non costituisca una minaccia è lunare), nemmeno la Serbia, negli anni Novanta, costituiva un pericolo oltreconfine, ma l’Italia, guidata proprio da D’Alema, intervenne militarmente per fermare il massacro in Kosovo. Qual è, da questo punto di vista, la differenza? D’Alema però non demorde e dichiara che la guerra all’Iran “è illegale”. Beh, lo era anche la sua in Kosovo, giusta ma illegale. D’Alema se ne faccia una ragione. Che poi lui, come confessa, la notte prima di ordinare l’intervento non sia riuscito a chiudere occhio, mentre Trump avrà dormito pesantemente, magari dice molto delle due personalità, ma praticamente nulla sulle rispettive scelte.
Luca Rocca
Al direttore - Non credo scherzasse il procuratore di Napoli a proposito di “rete” e conti post referendari da regolare. E’ da prendere anzi molto sul serio. Direi sia la conferma (ennesima) che si vive in un paese dove certa magistratura fa paura.
Valter Vecellio
Al direttore - Durante una campagna elettorale l’aria è piena di discorsi. E viceversa. Come quelli di Nicola Gratteri.
Michele Magno