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lettere al direttore
L'ignavia dietro alle astensioni sul ddl contro l'antisemitismo
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Venerdì 13 marzo la Camera del lavoro di Milano ospiterà una conferenza-dibattito sulla “Democrazia in tempo di guerra. L’Italia ai tempi della censura, della repressione e del riarmo”. Relatori: Angelo d’Orsi e Elena Basile. Contributi video: Moni Ovadia e Alessandro Di Battista. A questo, quindi, si è ridotta oggi la Cgil fondata da Giuseppe Di Vittorio: a fare da megafono della propaganda del Cremlino? Nel suo gruppo dirigente c’è per caso qualcuno che dissente?
Michele Magno
Al direttore - In molti oggi, soprattutto negli ambienti di sinistra ma non solo, si dichiarano antisionisti ma non antisemiti e dicono di essere amici degli ebrei. Questi antisionisti dimenticano che senza il sionismo Israele non sarebbe mai esistita e che il sionismo non è mosso altro che dal desiderio di poter tornare alla propria patria. E questo desiderio era tanto vivo e diffuso in Europa a metà dell’Ottocento da diventare un simbolo anche per i non ebrei: durante il Risorgimento, quando l’Italia era divisa ed era pervasa da un anelito all’unione, molti trasformarono il coro degli ebrei del Nabucco nel “loro” canto perché simboleggiava il desiderio di avere una patria libera e unita. Essere antisionisti oggi non significa essere contro la politica israeliana ma non riconoscere in Israele la patria degli ebrei e condividere quindi le idee politiche e la pratica di chi vuole, come Hamas, liberare la Palestina dalla terra al mare eliminando lo stato di Israele.
Tino Giannini
A proposito. Ho letto e ho ascoltato dichiarazioni di alti dirigenti del Pd che senza senso del ridicolo hanno giustificato l’astensione, e non il voto favorevole, al ddl sull’antisemitismo utilizzando una fake news. Ovvero: il disegno di legge approvato mercoledì al Senato pone limiti al diritto di criticare le politiche israeliane. E’ un falso, ovviamente, ed è un alibi. Ma purtroppo la storia è ancora più triste. I parlamentari del Pd che non hanno votato a favore (solo sei lo hanno fatto: Graziano Delrio, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Walter Verini, Alfredo Bazoli e Pier Ferdinando Casini) sostengono che la dichiarazione che costituisce l’architrave del ddl sia “controversa”. Peccato che sia la stessa definizione Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) adottata dal Parlamento Ue (quando ai tempi votò a favore anche Elly Schlein, era il 29 maggio 2017) e fatta propria dall’Italia con il Conte 2 (quando il Pd governava con il Movimento 5 stelle). Che cosa dice la dichiarazione? “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Più che dubbi: ignavia.
Al direttore - Ho seguito, caro Cerasa, la puntata di “Porta a Porta” in cui lei era presente. Dai sondaggi illustrati da Bruno Vespa è emerso che il No nel referendum prevale nelle regioni dove è più diffusa la criminalità organizzata e quindi vi sono più indagati e imputati, forse anche più massoni. Lo hanno detto al dott. Gratteri?
Giuliano Cazzola