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Lettere
Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Leggo con un senso di impotenza l’elenco delle sigle che promuovono la manifestazione di oggi per l’Iran. Non trovo quella del mio partito, il Partito Democratico. E’ un’assenza che pesa. Per mesi, a Milano, ho sfilato con le ragazze di “Donna, Vita, Libertà”. Non era una piazza rituale, ma profondamente politica: perché in Iran il patriarcato non è categoria retorica, ma principio di stato, inciso nel controllo dei corpi, nella limitazione della libertà femminile. Oggi quel regime mostra un’incrinatura, proprio per questo la presenza sarebbe necessaria. Non sappiamo quanto durerà questa caduta, né è avvenuta come avremmo voluto. Ma oggi dovremmo manifestare accanto a un popolo che non può mai permettersi di farlo. Non esserci non è prudenza: è una scelta che interroga la nostra coerenza e chiama in causa tutta la tradizione progressista.
Chiara Ponzini, membro del coordinamento del circolo Aniasi, Milano Centro
Grazie Chiara. Tutto vero. Essere antifascisti oggi significa augurarsi che vi sia un Iran libero. Essere a favore dell’emancipazione delle donne significa augurarsi che vi sia un Iran libero. Essere a favore dei diritti significa augurarsi che vi sia un Iran libero. E augurarsi che vi sia un Iran libero significa anche scendere in piazza per sperare che chi oggi sta cercando di promuovere la libertà in Iran faccia il suo lavoro. Donna, vita, libertà da una parte. Ipocrisia, imbarazzo e complicità dall’altra.
Al direttore - Il sempre ironico e divertente Andrea Marcenaro nella sua Andrea’s Version di ieri deve aver ricevuto un’inesatta informazione su quanto avvenuto a “L’aria che tira”, condotto da David Parenzo. Non mi son mai sognata di dire che “chi sta con Israele e con gli Stati Uniti sta dalla parte dei nazisti”. Chi mi conosce sa che ho sempre sostenuto le ragioni del popolo israeliano e condannato i tagliagole di Hamas. La verità dei fatti è che ho risposto a una provocazione di Daniele Capezzone che mi definiva del tutto a sproposito “comunista” in quanto a favore del popolo iraniano, replicando che lui allora era “filofascista”: pan per focaccia, insomma. Lunga vita a Israele e Donne, vita e libertà.
Mirella Serri
Risponde Andrea Marcenaro. C’è chi distingue benissimo il vero dal falso e pubblica il falso. E questo è il Falso quotidiano. Poi ci sono imbecilli che non hanno capito il vero e pubblicano il falso. E’ il caso di quanti, in ginocchio sui ceci come me, porgono le loro scuse alla cara e calunniata professoressa Serri.
Al direttore - A un certo punto del suo pregevole articolo “I pacifismi nudi di fronte all’Iran”, Giuliano Ferrara si chiede – in relazione alle “oscillazioni [di Usa e occidente, n.d.s.] sulla questione delle truppe di combattimento diretto...” da impiegare inevitabilmente sul territorio iraniano, per riuscire ad annientare un regime nato da una “rivoluzione” – se a Washington abbiano capito che solo una “controrivoluzione” può riuscire in tale intento. Temo che a Washington – e, aggiungo, in non poche capitali europee – si sia dimenticata una lezione che accomuna autori diversi come Burke, De Maistre, Plinio Corrêa de Oliveira e, in un registro più filosofico, Augusto Del Noce: l’idea che un processo rivoluzionario, qualunque ne sia l’essenza ideologica, non si arresta mediante una rivoluzione di segno opposto, ma solo attraverso una controrivoluzione, cioè un principio d’ordine qualitativamente diverso.
Alberto Bianchi
Caro Direttore il tuo editoriale di oggi (ieri per chi legge, ndr) solleva un punto importante. Per giorni ho atteso la reazione dei gruppi femministi sulla caduta del regime iraniano, ieri si è mossa finalmente Donna vita e libertà. Però in direzione ostinata e contraria, come diceva quello là. Possibile che chi mette i valori democratici a fondamento della propria ideologia non consideri tra questi l’integrità fisica, e la vita stessa delle persone? Lo trovo molto preoccupante.
Giorgia Montanari