Foto ANSA
Lettere al direttore
“Se non vuoi essere indagato, vota No”: arriveremo anche a questo?
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - “Il procuratore di Napoli invita infine a esaminare le posizioni espresse sui social in merito al referendum e alle sue dichiarazioni: – Vediamo le persone che scrivono chi sono, persone perbene, pregiudicati, parenti di pregiudicati. C’è di tutto, ma vediamo i numeri. E vediamo più avanti se serve altro” (la Gazzetta del Sud di ieri). Caro Cerasa, mi devo preoccupare?
Michele Magno
Prossimo passaggio quasi inevitabile: se non vuoi essere indagato, vota No.
Al direttore - Nel dibattito sulla riforma Nordio, i sostenitori del No affermano che la separazione delle carriere rappresenterebbe il “primo passo” verso la dipendenza del pubblico ministero dal potere esecutivo. E’ un argomento di traiettoria: non sostiene che il pubblico ministero venga posto oggi agli ordini del governo, ma che si modifichi l’assetto in modo da rendere possibile, domani, un suo assoggettamento. E’ un allarme che richiama la storica tensione tra politica e magistratura. Ma, alla luce del testo approvato, non trova riscontro. La riforma non attribuisce al governo poteri di direzione sull’azione penale né introduce vincoli gerarchici esterni; al contrario, inserisce espressamente in Costituzione l’appartenenza del pubblico ministero alla magistratura quale ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Nel testo originario, l’art. 104 proclamava l’autonomia e l’indipendenza della magistratura senza dichiarare espressamente che la carriera requirente ne facesse parte. L’inclusione del pubblico ministero nell’ordine giudiziario era una conclusione solida, fondata sull’impianto del Titolo IV e sulla prassi, ma non era espressamente formulata nella norma che sancisce l’indipendenza. Ne consegue che una legge ordinaria volta a collocare il pubblico ministero sotto l’esecutivo si porrebbe, ove la riforma fosse approvata, in contrasto con una disposizione costituzionale esplicita. Si può essere contrari alla separazione delle carriere per molte ragioni. Ma sostenere che essa apra la strada alla subordinazione del pubblico ministero significa ignorare il dato decisivo: quando un principio è espressamente inserito in Costituzione, il suo superamento diventa ancora più difficile. Non si indebolisce un argine scrivendolo nella pietra.
Rodrigo Merlo
Perfetto. Un altro tassello per comporre un mosaico interessante. Chi accusa la riforma Nordio di essere fascista non si ricorda che la riforma permette di superare il fascistissimo Codice Rocco. Chi accusa la riforma Nordio di essere di estrema destra non si ricorda, come ricorda oggi il ministro sul Foglio, che buona parte di questa riforma è l’attuazione di un codice, il Vassalli, scritto da un partigiano. Chi accusa la riforma Nordio di essere un veicolo di aggressione al pubblico ministero dimentica di ricordare che un pm tutelato per legge e uno tutelato per Costituzione fanno una bella differenza. Grazie.
Al direttore - Possono iniziare a coincidere l’Europa possibile e l’Europa dei sogni? Così lei si interroga nell’editoriale del 13 febbraio propendendo per una condivisibile risposta positiva. Agevolerebbe questo avvicinamento se venisse finalmente affrontata l’applicazione del principio di sussidiarietà in base al quale ciò che può essere fatto meglio a livello inferiore non va accentrato, un principio che è presente già nei trattati di Roma. Non si tratta di ritagliarsi aree di autonomie nazionali, ma di superare resistenze e dubbi sui poteri centrali, e così creare i presupposti per il superamento anche del potere di veto, nonché per l’introduzione di una flessibilità che non si intenda come deregolamentazione.
Angelo De Mattia